Inglese e lingue nazionali, UNA FALSA IMPASSE

Con il 2017 Ticino Management Donna diventa maggiorenne: una maggiore età raggiunta con la grazia richiesta ad un magazine femminile, ma anche con impegno e dedizione, nella convinzione di svolgere un ruolo nel composito mondo della carta stampata, oggi in difficoltà, ma sempre vivo e, mi si permetta, anche vegeto, per lo meno dal punto di vista della capacità propositiva. E così anche questo numero si presenta ricco di approfondimenti per le nostre lettrici e i nostri lettori, con ben due inchieste principali: la cover story dedicata alla diffusione della lingua inglese e un secondo focus sulla musica e sulle sue nuove leve. Nella cover story apprendiamo che l’inglese oggi ha superato ogni previsione fatta nel secolo scorso: non solo è lingua ufficiale – o perlomeno è riconosciuta tra le lingue ufficiali – in 75 Paesi con una popolazione complessiva di oltre due miliardi di persone, ma – quello che più conta – è oggi il primo mezzo di comunicazione a livello internazionale nell’ambito degli affari, nel mondo della ricerca scientifica, artistica e culturale e, in modo particolare, in quello delle nuove tecnologie. Insomma, il suo predominio è destinato a continuare. Uno strumento di comunicazione così imprescindibile che la difesa ad oltranza di altri idiomi passa sempre più in secondo piano. L’utilità di poter comunicare in inglese infatti ha rapidamente fatto superare ogni retaggio di orgoglio nazionale o di tradizione, come hanno dimostrato i Cantoni della Svizzera tedesca che sono tranquillamente passati sopra ogni principio di solidarietà linguistico-culturale e hanno abbandonato senza rimorsi lo studio degli idiomi nazionali come prima lingua insegnata nelle classi scolastiche più basse. Inutile la levata di scudi delle minoranze linguistiche elvetiche. Ormai i giochi sono fatti. Mettiamoci il cuore in pace: l’inglese resterà e diventerà sempre di più la lingua franca dei settori sopra elencati, anzi rafforzerà il suo ruolo di indispensabile mezzo di comunicazione in tutto il mondo e in tutti i campi. Ma, mentre in passato la sua conoscenza era un indicatore d’élite, dimostrazione di un certo livello di cultura e di apertura al mondo, adesso sta diventando una competenza di base, un’abilità che viene richiesta a tutti i livelli e che non porta più neppure un gran valore aggiunto a chi la padroneggia. Esattamente come l’alfabetizzazione, che un tempo era prerogativa di pochi, mentre negli ultimi due secoli la capacità di leggere e scrivere è diventata diffusa e indispensabile per chiunque a qualsiasi livello voglia svolgere un ruolo nella società attuale. Non sapere l’inglese significa ormai chiudersi verso l’esterno, un po’ come non sapere usare un computer. La buona notizia quindi è che questo predominio culturale andrà ad esaurirsi, almeno nella sua valenza di aut-aut, per lasciare il dovuto spazio identitario e culturale alle lingue nazionali. Benvenuto, quindi, l’inglese come lingua-ponte (e quindi fonte di maggiore comprensione reciproca mondiale), ma, nello stesso tempo, lunga vita alle lingue nazionali, che, però necessitano di un importante sostegno politico da parte dell’ente pubblico e del mondo culturale, in un momento di passaggio delicato come quello attuale, in cui il rischio di marginalizzazione di alcune realtà linguistiche è alto, come mostra la progressiva scomparsa di molti idiomi nel mondo. L’altro approfondimento, quello dedicato alla musica, ci presenta il vivace ritratto di una realtà nello stesso tempo locale e internazionale in profondo e positivo mutamento: il Canton Ticino negli ultimi vent’anni, con il rafforzamento e la nascita di vecchie e nuove istituzioni dedicate alla musica, ha sviluppato un humus formativo e culturale favorevole a fare emergere giovani musicisti, sempre più apprezzati non solo a livello locale. Di questa realtà abbiamo voluto dar conto con interviste e testimonianze inedite. Buona lettura!