Non è un miraggio

Un recente convegno organizzato per ‘celebrare’ i vent’anni della Legge Federale sulla Parità dei Sessi si è intitolato significativamente “Il miraggio”, a segnare l’illusione che bastasse una legge per mettere fine alle numerose sacche discriminatorie ancora esistenti nel nostro Paese a tutti i livelli, ma soprattutto nel mondo del lavoro. Un anniversario con poco da festeggiare, insomma, soprattutto se si aggiunge che quest’anno in molte, anche in Svizzera, si illudevano di poter vedere la prima donna eletta presidente degli Stati Uniti e si sono invece risvegliate lo scorso 9 novembre con lo shock dell’elezione del presidente più sessista della recente storia americana. E la cosa più scioccante è che il suo elettorato è stato piuttosto popolato… da donne. Se il 54% di esse ha appoggiato Clinton, un buon 42% si è schierato con Trump. Certo Hillary è andata molto bene tra le rappresentanti delle ‘minoranze’: il 98% delle elettrici afroamericane e il 68% delle latine si è schierato dalla sua parte. Ma non è bastato. Le rivelazioni sul sessismo e le molestie di Donald Trump non hanno impedito a molte elettrici in prevalenza bianche di eleggerlo presidente. Ai comizi le abbiamo viste in prima fila: signore di periferia repubblicane, appartenenti a movimenti cristiani evangelici o madri di famiglia. Ma, non dimentichiamolo, hanno fatto la differenza anche donne che non andavano ai comizi, non indossavano magliette o cappelli del fan club, e che comunque hanno votato per lui, magari senza neppure ammetterlo pubblicamente. Inutile far notare che le elettrici di istruzione elevata hanno optato in massa per Hillary, resta il fatto che un esercito di donne è passato sopra gli apprezzamenti volgari e il sessismo esplicito e ha scelto in massa di accordargli fiducia, magari ispirandosi al comportamento della figlia Ivanka e della moglie Melania, che si sono dette ‘turbate’ ma, ciononostante, lo hanno ‘perdonato’. C’è però un altro gruppo che ha sostenuto Hillary in queste elezioni: le giovani. Nella fascia tra i 18 e i 29 anni d’età, Hillary ha vinto con il 63% dei voti contro il 31% di Trump. E proprio a loro, a chi rappresenta la società del futuro, si è rivolta in modo particole la candidata sconfitta nel suo discorso all’indomani delle elezioni, per ringraziarle, ma anche per incoraggiarle a portare avanti la sua battaglia e rompere uno degli ultimi soffitti di vetro ancora apparentemente incrollabili. Un discorso che non ha lasciato indifferente neppure una opinion leader come Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, la quale, sul social network che dirige, ha scritto che si deve essere comunque orgogliose di questo risultato, aggiungendo che occorre incoraggiare sempre più donne a candidarsi, in ogni partito e a ogni livello di governo, finché la rappresentanza femminile non corrisponderà alla metà che esse rappresentano nella popolazione. Sulle giovani possiamo e dobbiamo puntare anche nel nostro Paese, perché, benché la Legge Federale sulla Parità dei sessi non abbia dato in vent’anni i risultati sperati, proprio loro, dopo essersi tanto impegnate sul fronte scolastico, oggi sono sempre meno disposte ad essere discriminate sul posto di lavoro, nella busta paga o nella ripartizione degli impegni familiari. E se è importante che il Parlamento produca una revisione della Legge che la renda più efficace, penso che ormai il tempo delle discriminazioni di genere appartenga al passato e che la nostra società stia producendo un esercito di giovani donne che non intendono più accettare compromessi penalizzanti pur di veder riconosciuto il proprio ruolo. E perciò possiamo sperare che anche la Casa Bianca abbia presto una nuova influente inquilina che non sia una semplice first lady!

Elisabetta Calegari

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