Le votazioni

L’abbiamo già detto a gennaio: Emmanuel Macron presidente dei francesi. Dopo le assurde primarie – dove i socialisti e centristi hanno scelto le persone sbagliate – il popolo ha dapprima selezionato chi le primarie non le aveva corse (Macron e Le Pen). Domenica 7 gli slogan di Marine Le Pen non sono arrivati in cima perché l’ipotesi di uscita dall’euro e rottura con l’Europa spaventava anche i suoi sostenitori: avrebbe significato infatti tagliare i ponti soprattutto con la Germania, ossigeno indispensabile per l’economia francese, dall’agricoltura al turismo, agli aeroplani. Ora Macron dovrà mettere in sesto la Francia. Non è poco; in compenso, all’Europa pensa già la BCE, drogandola con emissione di liquidità a interesse zero che finanzia tutto il sociale promesso (non solo dagli Stati del sud). E ci pensa la Germania: il grand seigneur della finanza tedesca e mondiale, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, al G20 di Washington ha spiegato agli astanti (americani e Madame Lagarde compresi) che fare le riforme non significa stravolgere i principi di un’economia di libero mercato né le finanze pubbliche, né creare montagne di debiti nascosti che ricadranno sulle spalle delle prossime generazioni. E non significa nemmeno illudere gli elettori che le barriere doganali creino lavoro, quando le sole aziende tedesche hanno creato negli Usa oltre 800mila posti di lavoro (per non parlare delle ricadute sull’export). Con questi ministri, non crediamo che Angela Merkel avrà difficoltà a superare le prossime elezioni autunnali. A proposito di urne: ecco l’ennesima votazione sull’energia. Obiettivo: essere primi della classe entro il 2050 anche in tema di sostenibilità ambientale. Riprendiamo qualche titolo della stampa svizzera tedesca e francese: “La svolta energetica ha il suo prezzo”; “Ci saranno problemi di energia in inverno”; “35.000 progetti aspettano sovvenzioni”; “La debolezza delle nostre produzioni di energia”; “Strategia 2050 senza chiari obiettivi” (per il paesaggio); “Energia eolica, grazie no”; “Produzione estiva del solare ipersovvenzionata: sarà inutile” o “Giusti sulla strada dell’economia di Stato”. Un po’ sullo sfondo, il costo dello smantellamento delle centrali nucleari (decine di miliardi, forse più) che ricadrebbe sugli azionisti delle centrali stesse. Chi sono? Ahimè, per gran parte i Cantoni, cioè noi. C’è da chiedersi come mai, in tutti questi anni di produzione, non si sia mai proposto di accantonare un fondo per questi smantellamenti che prima o poi si sarebbero dovuti fare. La Svizzera non è perfetta.

Valerio De Giorgi