Compiti per tutti

I dati sull’aumento del Pil, in tutta l’Europa che conta, Svizzera compresa, sembrano confezionati con il bisturi talmente sono esigui. La qualità delude ancora più della quantità. Il 2016 si è chiuso con una crescita generata solo da spesa pubblica, sovvenzioni e sociale. In Europa, gli 800 miliardi di euro annuali immessi da Draghi (in teoria, il 5% del prodotto Ue) e l’eccezionale risparmio sui debiti pubblici – la Germania dal 2008 al 2016 ha risparmiato ben 240 miliardi di euro e 47 miliardi nel solo 2016 – non hanno prodotto alcun ritorno per i cittadini, almeno come risparmio fiscale. Alla fine la BCE non è riuscita a inventarsi l’inflazione (probabilmente le risolverà il problema l’aumento del prezzo del petrolio che si tira dietro quello delle materie prime), ma ha creato quello che in fondo si voleva realmente: una bella svalutazione competitiva del 17% sul dollaro e, ahimè per noi svizzeri, del 33% sul franco (a partire dal 2000). Per noi questo vuol dire solo sofferenza a tutti i livelli (esclusi importatori e finanza). Inutile aggiungere che la Banca Nazionale, e di conseguenza anche la Svizzera, scegliendo di adeguarsi e rinunciando a una sua politica, ha perso non più in teoria ma in pratica, la sovranità. Il Comune di Grächen nell’Alto Vallese riesce invece a difendere la sua autonomia: con sofferenza, tiene il cambio ‘turistico’ a 1,30 per gli ospiti, tedeschi e olandesi soprattutto, su alberghi, piste e boutique. Perché non c’è scelta, se no si chiude. Pochi giorni fa cadeva il secondo anniversario della ‘liberazione’ del franco dal cambio fisso a 1,20 e le nostre massime autorità politiche non hanno saputo dire nient’altro che “pensavamo che andasse peggio”. A dire il vero, al tempo sostenevano che non sarebbe successo niente. Secondo Claudio Borio, capo analista della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea “le banche centrali si sono cacciate in una situazione indiscutibilmente scomoda, un bel pasticcio” e le enormi masse in circolazione, oltre all’Europa, l’America e il Giappone con interessi a zero o sotto, sono fuori controllo. È forse ora che la politica riprenda il suo ruolo riducendo quello degli Istituti, così si auspica sempre negli ambienti della banca, perché siamo in una situazione come quella successiva alla Grande Depressione degli anni Trenta. In un quindicennio la massa monetaria delle grandi banche centrali citate è passata da 3500 a 14mila miliardi, e la politica sembra aver esaurito ogni competenza. Questo potrebbe essere il tema vero dei prossimi anni, ma non saranno le votazioni europee a spostare di un solo euro le assurde politiche fiscali, assolutamente sconclusionate, dell’Europa, né a portare un benessere più diffuso nella popolazione. Sarà necessario invece agganciare meglio le economie dei Paesi emergenti e dare una solida guida all’economia mondiale, perché l’America sembra non aver più voglia di dirigere il mondo come dal ’45 ad oggi.Tanto tutti lo sanno: nel 2017 chi non è disposto a lottare deve trovarsi un altro mestiere e capire se valorizzare o subire la ‘piovra digitale.

Valerio De Giorgi