Due giorni tra i 60 e (l’articolo) 50

Per fortuna Theresa May prima di consegnare la lettera che richiede l’uscita del Regno Unito a norma dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona ha atteso che finissero a Roma i festeggiamenti per i 60 anni della nascita della Cee, giustamente rinvigoriti anche dagli insuccessi dei populisti europei, i quali, sostenendo l’uscita dall’euro, si sono sottratti i voti di chi rimane nel dubbio che la moneta unica sia la cosa migliore fatta insieme almeno da 18 dei Paesi dell’Unione. È un’unione faticosa: 20mila leggi e 100mila norme per tenere insieme tutti i 27 membri e anche questo ha dato spunti agli inglesi per staccarsi. Anche la Svizzera, per esportare nell’Europa che la circonda, fatica nel ginepraio normativo (e protettivo), creato forse per ostacolare l’ardore dell’export asiatico. C’è voglia di protezionismo in Europa e non solo tra i populisti. Occorre combattere la concorrenza dei salari e delle condizioni di lavoro prevalenti in Asia, si dice. Ma non è tutta la verità: nel 2015 l’azienda che ha registrato più brevetti è l’europea Philips, ma al secondo posto troviamo la cinese Huawei e al terzo e quarto le coreane Samsung e LG. La spesa delle famiglie e delle aziende del resto si orienta grazie alla digitalizzazione sempre più verso beni e servizi facilmente trasferibili da un capo all’altro del pianeta, ponendo altre basi all’importazione dall’Asia. Si lamenta lo sleale ‘gioco di squadra’ fra grandi aziende e Governi che favorirebbe l’export. In realtà nell’eurozona il 48% dell’economia passa dalle mani dello Stato, nell’Unione il 47%. Quindi attenzione a definire l’Europa una zona ‘liberista’. Anzi, forse siamo indietro anche in termini di imprenditorialità. Sul tema dei dazi gli Usa stanno aggiungendo altra confusione. Dopo l’incontro tra Donald Trump e la cancelliera tedesca sembra esserci meno impeto, anche se qualche ragione vera gli Usa ce l’hanno, visto che, per esempio, sull’import di automobili estere negli Usa ‘grava’ un costo doganale medio del 3,5%, mentre le auto americane pagano il 10% in Francia, Italia e Germania o, peggio, il 35% in Cina, fino al 60% in India. E la Svizzera? Le barriere doganali sono del 6,7% per la maggior parte dei prodotti, ma arrivano al 36,1% per i prodotti agricoli. Chi è senza peccato… Per fortuna c’è anche il bello, come le collezioni delle grandi manifatture elvetiche o dei gioiellieri venuti dal mondo intero, presentate a Baselworld: tradizione, arte, design, tecnologie, materiali, pietre preziose e tanta passione! Questo appuntamento unico – che in questo numero, come sempre, presentiamo – ci ha dato la dimostrazione che il mondo ama il bello e che a tali collezioni non sa resistere. Senza scordare la rilevanza di un comparto, quello orologiero, che ha raddoppiato in un decennio il valore del suo export, toccando quota 19,4 miliardi di franchi. Ma in questa edizione c’è anche un importante supplemento sul mondo dell’arredo presente al Salone del Mobile di Milano, dove la grande tradizione del moderno italiano, che ha il cuore in Brianza, si propone ad architetti di tutto il mondo con creazioni e qualità che possono sedurre arabi, asiatici, americani, così come esigentissimi europei.

Valerio De Giorgi