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16.09.2011 in Ticino Management - keywords: editoriali

N'Euro e dintorni

Dopo il ‘tropical storm’ meteorologico di luglio, che ha ‘mandato in vacca’ l’estate da Rimini a Glasgow, il non annunciato ‘uragano’ di valute e borse d’agosto ha tenuto chi ha risparmi e chi li gestisce ampiamente sulle spine.

A dire il vero qualcuno aveva provveduto ad avvertire un po’ tutti che i conti devono esser più precisi, ma per il dollaro e l’euro, per le banche e le società quotate non sospettate, è stata veramente dura. Come sempre in questi casi anche l’economia reale, che proprio non c’entra nulla, subisce le pazzie delle borse, pur continuando a crescere, come per esempio in Asia.

In momenti come questi si perdono anche le proporzioni: la capitalizzazione di Apple a un certo punto era a ridosso del totale del valore delle prime dieci banche europee. Sembra che non abbiamo imparato nulla dalla bolla del 2000, se tutto si scatena per un tablet o qualche accessorio in più, che fa ‘incavolare’ soprattutto i genitori che dovranno pagarli ai loro figli. Tant’è, non invidiamo i professori di economia: hanno vita più facile i docenti d’accademia e arte astratta.

Con il franco forte molte aziende elvetiche hanno almeno approfittato della situazione per fare acquisti all’estero di aziende simili o concorrenti. Come si dice, non tutto il male... Quanto alle mosse della Banca nazionale, potevano esser anticipate di sei mesi, anche se per noi la vendita troppo frettolosa dell’oro resta l’evento più nero della storia dell’istituto: si sa che i cantoni ‘premevano’ per chiederne il saldo, ma non è però una scusante per la perdita di decine di miliardi di franchi.

Nell’area euro si sono moltiplicati i suggerimenti per trovare soluzioni al debito, alcune ‘ricche di fantasia’. Tutto è però infarcito d’opportunismo politico, le miriadi di proposte sono solo a convenienza nazionale e manca una politica di rilancio economico con strategie tese a favorire gli investimenti privati, perché c’è un mare di soldi in giro che cercano opportunità solide, al punto che se queste non vengono trovate sono a rischio le proiezioni pensionistiche, Svizzera compresa. Sempre nell’area euro anche la politica dei salari non è sulla bocca di nessuno (compresa un’urgente detassazione dei redditi più bassi). Basti per esempio ricordare che la Francia riapre gli asili nido a settembre con 60mila assistenti delle maestre che percepiscono stipendi fissati da Nizza a Brest a 811 euro al mese... Insomma, nemmeno la Francia pare più una locomotiva economica…

Il fatto è che la visione dell’economia globale si è sempre più raccorciata e chi elabora le strategie economiche è tenuto in ostaggio dalla percentuale del debito pubblico, e ogni altro intervento nell’ambito dell’economia della nazione produce proprio il contrario dello sperato e ritarda o annulla la crescita. Ad agosto si è anche evidenziato che il rapporto di fiducia reciproca tra le banche del ‘dopo Lehman’ non si è più riaggiornato: anche qui c’è forse da ricreare fiducia partendo da regole veramente uguali per tutti. Sta di fatto che l’Europa che ci circonda è pilotata dalla Germania e si ostina a voler mantenere l’euro: cosa che sicuramente è giusta, ma se si vuole che proprio tutte le nazioni se lo possano permettere, l’ultima cosa da fare è incolpare Angela Merkel, perché la Cancelliera non può costringere i suoi 88 milioni di concittadini a firmare una cambiale in bianco per gli altri 200 milioni di europei della Eurozona, che non rispettano le regole del gioco.

Valerio De Giorgi



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