11.06.2011
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Ticino Management - keywords: editoriali
Il signor Franco
Mentre la finanza internazionale cala su Singapore per cogliere le ricchezze che il continente giallo riversa a piene mani, Europa e Stati Uniti fanno le alchimie dei conti pubblici tenendo un po’ tutti in ansia.
Ma, a bocce ferme, si può quasi interpretare che bisogna pur dare qualche argomento a investitori o speculatori perché questo primo semestre è un po’ piatto e gli utili degli indici troppo disciplinati non soddisfano né gli operatori, né i clienti.
In questo primo semestre le materie prime non rimbalzano se non verso il basso e le monete principali sono evidentemente fiacche, tranne il signor Franco, che invece rimette di nuovo la Svizzera a fare i conti con un fenomeno visto e rivisto.
Con tutto quello che è successo da Bretton Woods (quando il dollaro seguiva la quotazione dell’oro) fino all’altro ieri, per chi vuole ripararsi da qualcosa il franco è l’isolotto preferito, benché paghi pochi interessi o niente.
Abbiamo sempre pensato che lo speculatore (investitore) avesse anche qualche interesse per l’economia reale, dove non mancano le occasioni per fare investimenti produttivi. Invece la valuta elvetica è una commodity come il rame, il grano o il petrolio.
L’inizio degli anni ‘90 fu caratterizzato da una forte rivalutazione del franco. Vi ricordate il 1992, quando per mille lire spendevamo 64 centesimi, un decimo del valore di vent’anni prima? Ebbene, da lì iniziò un limbo economico che durò fino alla fine del decennio: l’aumento del Prodotto interno lordo per abitante svizzero fu del 2,5% in dieci anni. E solo nel 1998 si salì sopra lo zero.
Con l’introduzione dell’euro invece la Svizzera ha migliorato il Pil pro capite dell’8%. Con le economie non si scherza: il valore delle monete sicuramente segue i debitori più prodighi, ma gli speculatori come si vede possono rovinare i giochi, ed è fuori di dubbio che la pagammo molto cara.
Alla fine del secolo scorso ci fu anche una bolla immobiliare. Oggi si può tenere una ‘bolla’ limitata a città o regioni precise della Svizzera.
Grazie a internet oggi le famiglie potrebbero fare ‘trading’ con i loro consumi acquistando beni e servizi in tutto il mondo al miglior prezzo, spendendo bene il loro super franco ma svantaggiando tutta la rete commerciale e produttiva del territorio.
Insomma, se guardiamo l’economia a 360°, un franco forte porta sicuramente dei benefici, dall’acquisto di energia fino al benessere individuale del cittadino, partendo dalle vacanze meno care. Per l’economia reale invece i problemi di redditività non sono facilmente risolvibili. Se parliamo di gestione dei patrimoni, ad esempio, se questi sono calcolati in franchi il loro valore diminuisce e con essi le commissioni.
Potremmo continuare per decine di pagine, ma a noi preme sollecitare la politica a guardare questa volta con molta attenzione a questo fenomeno. C’è il rischio che una sopravvalutazione strutturale del franco disincentivi a fare impresa, perché questa ‘tassa occulta’ può azzerare anche il miglior progetto. In questo senso non vedo ancora, da parte delle autorità, pubbliche e private, azioni specifiche.
Valerio De Giorgi