15.04.2011
in
Ticino Management - keywords: editoriali
Non c'è mai pace
Il primo inventario di stagione conferma che Brasile ed Eurasia (dalla Corea del sud a Mosca) attraversano un’espansione economica mai registrata prima. Lo si è visto a Baselworld dove, grazie a loro, è ‘andata di lusso’.
L’Europa, gli Stati Uniti e l’Australia qualche risultato positivo riescono a raggiungerlo.
Per quanto riguarda l’economia del Giappone (fermo restando che prima dovremmo parlare della catastrofe in vite umane e superstiti e di quella nucleare, con un seguito tutto da capire), la loro compassata voce fa pensare che non dovrebbero esserci ricadute al di là dei tre mesi. Un po’ di scetticismo è logico, visto che stiamo parlando della seconda economia del mondo, con ricadute produttive un po’ su tutto quello che è high tech, e che in Asia è il partner principale di quasi tutti i Paesi.
L’Africa del Maghreb e il Medio Oriente destano più preoccupazione, non solo per l’Europa: sono Paesi ricchi di petrolio, gas e liquidità in una transizione verso la democrazia che andava affrontata in anticipo e con molta più serietà. In questo senso le scelte compiute, dall’Onu agli Usa all’Ue, sono piuttosto deprimenti. Se qualcosa in questo processo dovesse andare storto ne risentiranno non solo le aziende e gli Stati consumatori di petrolio, ma anche le economie (dall’esclusivo alle armi!). L’inflazione europea è al 2,6%, un dato che si stenta a guardare con preoccupazione: gli interessi sono compressi per non danneggiare la ripresa e ovviamente chi può specula con i soldi quasi gratis.
La vera inflazione riguarda le materie prime costose, che riducono i margini alle aziende le quali non possono aumentare i prezzi, visto che il potere di acquisto dei salari è al palo da tempo. L’Europa delle imprese ristruttura in continuazione per contenere i prezzi e stare sul mercato, quando invece potrebbe spendere in ricerca e innovazione (non sempre è colpa dei cinesi).
In Svizzera il franco forte limita i costi delle materie prime, dell’indotto importato e degli interessi passivi, ma i guai iniziano quando si vende all’estero. Per giocare ad armi pari bisogna limare i prezzi e spesso i margini sono al limite: si salvano i prodotti di estrema qualità e tecnologia o di necessità, l’industria dei farmaci, mentre anche il turismo cerca nuove idee.
L’analisi economica dimostra continuamente di avere assai poco di scientifico. Pensiamo alla finanza, che come Borsa premia le aziende che fanno utili e, come banca, stringe i cordoni dei finanziamenti per progettare, fabbricare, fare marketing, ecc… insomma, non c’è mai pace!
Valerio De Giorgi