14.04.2011
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Ticino Management - keywords: cultura, orologi
La culla dell'orologeria
Le città di La Chaux-de-Fonds e Le Locle fanno parte del patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco, un prestigioso riconoscimento che valorizza l’unicità di due centri urbani costruiti intorno a una tradizione divenuta industria.
Le città di La Chaux-de-Fonds e Le Locle rappresentano un elemento importante della storia dell’umanità e per questo sono state iscritte nel 2009 nel patrimonio mondiale protetto dall’Unesco. La decisione dimostra un nuovo approccio nello stabilire il valore storico e culturale di un sito, poiché non sono solo quelli antichi, medievali o rinascimentali a meritare un tale onore. Le città ‘gemelle’ di La Chaux-de-Fonds e Le Locle sono un magnifico, unico esempio di urbanismo creato intorno alla tradizione divenuta industria mondiale dell’orologeria, a dimostrazione della profonda influenza che quest’industria ha esercitato nella loro evoluzione.
La Chaux-de-Fonds
Nel Canton Neuchâtel, a soli venti minuti dall’omonima capitale, immersa in un paesaggio idilliaco caratterizzato da colline e boschetti, si estende la città di La Chaux-de-Fonds. La sua razionale struttura a scacchiera sembra non inserirsi nella suggestiva campagna neocastellana, che d’autunno si tinge di rosso e oro presentando al visitatore uno spettacolo che lascia senza fiato. In realtà, La Chaux-de-Fonds deve interamente il suo volto all’industria orologiera e riflette la grande precisione e le notevoli capacità dei suoi abitanti.
L’industria orologiera della regione ha le sue radici fin nel XVII secolo e, nelle epoche successive, conobbe una forte espansione. Nel 1794 La Chaux-de-Fonds fu distrutta da un incendio devastante e fu deciso di ricostruirla ex novo considerando l’importanza dell’industria orologiera nel tessuto urbano. La struttura cittadina fu completamente rivista, seguendo un nuovo concetto, che volle la città funzionale e adatta a soddisfare le esigenze industriali.
Il progetto fu dell’ingegnere Charles-Henri Junod (1795-1843), che concepì la nuova città a pianta ortogonale, con le case perfettamente allineate e gli ampi viali per facilitare il trasporto, lo sgombero dalla neve e, soprattutto, l’afflusso ottimale della luce solare, fondamentale per l’esercizio del mestiere dell’orologiaio. Una città, dunque, ideata e ricostruita tutta in una volta, non seguendo un’evoluzione nei secoli.
Anche le case furono costruite secondo le esigenze della produzione orologiera, anche perché in molti casi gli atelier degli orologiai si trovavano all’ultimo piano delle loro abitazioni. La tipica casa chaux-de-fonnière, solitamente a schiera, possiede da quattro a cinque piani ed è sormontata da un tetto molto spiovente costellato da finestrelle contigue, indispensabili agli orologiai per illuminare i loro atelier, sfruttando così al massimo la luce solare.
Le case generalmente erano prive di decorazioni e di segni esterni di ricchezza, anche se molte combinavano un certo classicismo alla sobrietà, aggiungendo discrete cornici e frontoni. Alla fine del XIX secolo arrivò la moda dell’Art Nouveau, che abbellirà le case con un tocco di fantasia all’interno e all’esterno, apportando elementi decorativi quali finti marmi, ampie vetrate colorate, opere in ferro battuto e lampadari. Nei quartieri alti, le case manifestano una evidente ricchezza, derivante dalla prosperità del settore orologiero, e una certa varietà architettonica, portata dai viaggi degli industriali e dei commercianti.
Oggi gli abitanti di La Chaux-de-Fonds riscoprono un rinnovato orgoglio per la loro città, spesso in passato bollata come poco attraente e scarsamente interessante. In realtà così non è, anzi l’iscrizione nell’elenco dell’Unesco dimostra come questa città, insieme a Le Locle, sia piena di fascino e tutta da scoprire. Il turismo della regione è in netta ripresa ed ora è in grado di offrire molteplici attività sia culturali, soprattutto legate all’industria orologiera, ma non solo, sia naturalistiche, poiché i paesaggi neocastellani e giurassiani sono a dir poco spettacolari.
A La Chaux-de-Fonds è nato Charles-Edouard Jeanneret-Gris, in arte Le Corbusier (1887-1965), architetto, urbanista e designer, maestro del Movimento Moderno. Nella città neocastellana si possono ammirare alcune sue opere, quali il cinema La Scala, Villa Fallet, Villa Jaquemet, Villa Jeanneret-Perret, Villa Schwob (costruita nel 1916-1917 per Anatole Schwob, orologiaio) e Villa Stotzer.
Se molti conoscono La Chaux-de-Fonds come luogo di nascita di Le Corbusier, pochi sanno che nella città neocastellana è nato anche Louis Chevrolet. Emigrato negli Stati Uniti nel 1900, lavorò per le fabbriche De Dion-Bouton e Fiat; in seguito, nel 1911, dopo una carriera come pilota, fondò la Chevrolet Motor Car Company of Michigan.
Anche Frédéric-Louis Sauser, meglio noto come Blaise Cendrars (1887-1961), è nato a La Chaux-de-Fonds. Lo scrittore e poeta influenzerà fortemente le avanguardie artistiche e letterarie d’inizio XX secolo. Tra i personaggi illustri legati all’orologeria, si possono ricordare in particolare Pierre Jaquet-Droz (1721-1790) e Abraham-Louis Breguet (1747-1823). Quest’ultimo è stato un grande inventore, che ha influenzato notevolmente il mondo dell’orologeria. Per citare una delle innumerevoli invenzioni e miglioramenti apportati al funzionamento dell’orologio, si può senz’altro ricordare il tourbillon, complicazione estremamente sofisticata, volta all’annullamento degli errori dovuti alla gravità.
L’Art Nouveau, movimento artistico che fiorì alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo, conobbe una notevole fortuna in quel di La Chaux-de-Fonds. Passeggiando tra le vie della città si possono contemplare numerose opere, come, per esempio, le vetrate, i balconi e i cancelli decorati in Art Sapin, ossia con motivi naturali tipici della flora neocastellana e giurassiana, come i pini e le genziane.Il modo migliore per scoprire La Chaux-de-Fonds è passeggiare attraverso le vie, magari con una visita guidata, promossa dall’Ufficio del turismo. In questa maniera si potranno ammirare le grandi opere legate all’industria orologiera, conoscendo le interessanti storie che si celano dietro le facciate. Per esempio, alla ruelle Montbrillant 1-3 si può ammirare la fabbrica fondata da Léon Breitling, specialista dei cronografi, chiusa sui lati da due magnifiche ville, a testimoniare l’intreccio tra la vita privata e quella dedicata all’industria orologiera.
In via dei Tilleuls 2, Constant Girard e Marie Perregaux, fondatori della Girard-Perregaux, che si sposarono nel 1854, costruirono una fabbrica nel 1904. L’edificio, imponente, è caratterizzato dalla presenza di numerose finestre e la facciata presenta tutte le caratteristiche tipiche dell’architettura industriale orologiera.
Un altro edificio significativo è la vecchia fabbrica del grande marchio Favre & Perret, costruita tra il 1890 e il 1900, costituita da un corpo principale, la fabbrica vera e propria, e da due ville borghesi molto raffinate.
Come ultimo esempio non si può non ricordare la Tavannes Watch Co, fondata da Henri-Frédéric Sandoz nel 1891, che impiantò il settore commerciale in uno stabile in via Numa-Droz 134-138. L’edificio è un magnifico esempio di Art Nouveau.
L’azienda diventò rapidamente una delle più importanti della regione, e nel 1913 contava 1.000 operai e poteva vantare una produzione di 2.500 orologi al giorno. Oggi la manifattura è occupata dall’azienda Girard-Perregaux.
Le Locle
Non lontano dal confine franco-svizzero, a mille metri d’altitudine, si trova Le Locle, storicamente il primo comune delle montagne neocastellane, cittadina circondata dalle caratteristiche colline verdeggianti e da piccoli paesi prevalentemente agricoli.
Nella seconda metà del XVII, a seguito del trattato di Münster, che restaurò un periodo di pace, fiorirono numerose attività, quali, per esempio, la fabbricazione di orologi per i campanili e per gli interni e lo sfruttamento delle ricchezze minerarie.
La prosperità economica fu anche merito delle donne di Le Locle che, grazie alla loro maestria nella produzione di merletti, portarono la città a essere la più importante località della regione montana. Il primo atelier orologiero risale al 1705, quando Daniel Jean Richard (1665-1741), originario di La Sagne, iniziò la produzione di orologi da polso, dando così origine allo straordinario sviluppo della regione nei secoli successivi.
Come La Chaux-de-Fonds, anche Le Locle è stata vittima di un devastante incendio, che ne ha cambiato per sempre il volto.
Il tragico evento accaduto nel 1833 distrusse quindici abitazioni del centro urbano. Da qui la ricostruzione del centro, seguendo le esigenze dell’industria orologiera, sempre secondo i progetti di Charles-Henri Junod, influenzato dalle teorie igieniste del movimento Sonnenbau in Germania. Gli edifici, costruiti seguendo una pianta ortogonale, permettono sia un migliore orientamento degli stessi verso il sole sia la formazione di complessi indipendenti gli uni dagli altri, migliorando la manutenzione cittadina e abbattendo il rischio d’incendi. Dall’inizio del XIX secolo le grandi fabbriche perfezionarono l’arte del produrre orologi e si svilupparono anche delle industrie accessorie. Questa produzione era fortemente legata al progresso della scienza e della tecnica, ciò che permise ai loclois di affrontare il XX secolo con serenità, sicuri del loro grande patrimonio e delle loro capacità tecniche e creative.
Anche a Le Locle si può ammirare un’opera di Le Corbusier, Villa Favre-Jacot, costruita nel 1912 per Favre-Jacot, il fondatore del marchio orologiero Zenith.
Passeggiando per le vie di Le Locle si incontrano numerosi edifici d’importanza storica e architettonica, come, per esempio, la costruzione in via Crêt-Vaillant 28, uno degli edifici più belli di tutto l’arco giurassiano, edificata per il celebre orologiaio Jacques-Frédéric Houriet. A partire dall’inizio del XX secolo, grazie alla prosperità derivata dal fiorire dell’industria orologiera, molti padroni costruiscono le loro ville lontano dalle fabbriche. A Le Locle molte di queste ville si trovano in via Tourelles, come per esempio Vulcain, al numero civico 4, e Montblanc al numero 10. Si tratta di splendide ville borghesi, decorate in stile dell’Art Nouveau.
Un turismo in crescita
Due città, quelle neocastellane, che ora, grazie all’iscrizione nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco e al rilancio del settore orologiero, sono state finalmente e giustamente valorizzate, sia dal punto di vista turistico sia da quello orologiero.
Il turismo conosce un nuovo slancio ed è in grado di offrire molteplici attività culturali e legate al magnifico paesaggio circostante.
Inoltre, le Journées de la Métropole Horlogère, con la loro offerta di temi di grande attualità e spessore, hanno rilanciato il settore orologiero della regione, rendendola nuovamente attrattiva per i professionisti e gli appassionati di tutto il mondo.
Michelle Cappelletti