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03.12.2011 in Ticino Management - keywords: editoriali

Buon anno

Non diteci che l’economia è noiosa e per pochi addetti! Tutti in Europa, in modo particolare da quando è emersa la questione greca, hanno sentito di tutto, a proposito e a sproposito.

Si è confermata la mediocrità dei politici incapaci di risolvere i problemi in casa. I convenienti diktat della Bce da anni erano un buon alibi, ma quando è suonata la prima campana del tempo scaduto la politica non ha saputo far altro altro che dire ai cittadini di tirare la cinghia. Se serve un capro espiatorio, ecco la Germania, colpevole di aver messo le cose a posto nella sua economia e di voler sapere bene perché sta garantendo i debiti di tutti.

La Germania, la democrazia più compiuta del mondo (se pensiamo al sociale o al welfare e facciamo il paragone con Usa e Regno Unito, nel caso ci siano davvero dubbi), è continuamente criticata quando ricorda che gli attuali Paesi aderenti all’euro fecero carte false (nel vero senso della parola) per farne parte, ponendo fine all’incubo degli interessi sui debiti accumulati e dell’inflazione a due cifre.

Tutti pur di entrare indossarono il cilicio degli accordi di Maastricht e giurarono fedeltà alle regole scritte su carta intestata della Banca centrale europea, ma dettate dalla Bundesbank. “Da domani”, dicono tutti i Paesi in difficoltà, “inizieremo a spendere meno, a finanziare lo sviluppo, a ridurre gli sprechi, a tassare i denari dove ci sono. Da domani”. Ma non appena si spengono le telecamere si aizzano i giornalisti e gli opinion leader per invitare la Bce a “fare come la Fed”, cioè ad acquistare all’emissione e a interessi ‘politici’ i titoli del debito pubblico che il mercato non comprerebbe. Oppure si torna a ventilare l’idea degli Eurobond, nuova versione del “testa vinco io, croce perdi tu”, dove a rischiare e a perdere è la Bundesrepublik.

Io credo che l’economia globale, avendo dato la possibilità di far crescere quasi due miliardi di persone in benessere e competitività economica ancora impensabili dieci anni fa, suggerirà le forme attraverso le quali i Paesi ormai emersi, Asia in primis, porteranno all’Europa l’ossigeno necessario. A patto che la politica faccia i suoi compiti.  

Aggiustata la finanza (i bilanci delle banche per capirci), si tratta di ridurre il peso fiscale sui dei salari di tre quarti dell’Europa, ridare potere di acquisto alle famiglie e rilanciare la vera economia, che con la crescita aumenterà il Pil più velocemente di quanto non si possa pensare di ridurre il debito. Si potranno ridurre alcuni sprechi, ma la coesione sociale, l’impegno a non lasciare nessuno troppo indietro costano. Tagli che non siano di facciata al welfare sono quasi impraticabili, ma non esiste un welfare sostenibile se non è innestato su una economia che cresce grazie ai consumi interni. 

Il giro d’orizzonte con il quale apriamo il 2012, raccogliendo previsioni di 18 esperti di 12 banche, conferma che le economie nel mondo nella loro globalità sono cresciute nel 2011 e non si fermeranno nel 2012. Ma l’Europa deve finire di giocare col fuoco!

Valerio De Giorgi


 



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