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13.10.2011 in Ticino Management - keywords: cultura, arte, gallerie

Crescere... contemporaneamente

Lo Studio Dabbeni di Lugano è, oramai da trent’anni, punto d’incontro per artisti e collezionisti di arte contemporanea.

A chi non è mai capitato, almeno una volta, di percorrere Corso Pestalozzi a Lugano e di vedersi catturare lo sguardo dalle vetrate del civico 1, sede dell’ormai ‘storico’ Studio d’Arte Dabbeni?

Molti sono gli aspetti che affascinano e incuriosiscono il passante, ma ancor di più sono gli spunti di una riflessione quasi contemplativa che animano il visitatore non appena ne varchi la soglia. Una volta entrati in galleria, si respira subito un clima internazionale, eclettico, in puro stile contemporaneo. E se fino a qualche anno fa addentrarsi fra le sale di un luogo come questo poteva quasi incutere un certo ‘timore’ – dettato dal cliché che vedeva le gallerie d’arte come luoghi accessibili soltanto a esperti e collezionisti –, ora è possibile riscoprire il piacere del vedere e del sentire anche solo per il tempo di una visita a una delle tante mostre in programmazione. È il caso dell’esposizione, aperta fino al 30 ottobre, dedicata a Luca Frei, ticinese di nascita ma svedese d’adozione. L’evento, il terzo che lo Studio Dabbeni ha dedicato all’artista, illustra un’arte in continua evoluzione attraverso numerosi dipinti, installazioni, fotografie, testimoniando al contempo una delle peculiarità più caratterizzanti della galleria: quella di lavorare a stretto contatto con i ‘propri’ artisti, di vederli crescere e di crescere con loro. «Il nostro compito e la nostra passione», spiega Tiziano Dabbeni, co-titolare dello Studio con il padre Felice, la madre Angela e il fratello Stefano, «sono quelli di costruire un rapporto solido, proficuo, di fiducia e di amicizia con artisti contemporanei di alto livello; di poterli seguire e guidare nella propria carriera e di collaborare con loro, con le istituzioni museali e con i collezionisti.

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Molti potrebbero credere che il nostro lavoro cominci e finisca con la selezione degli artisti, delle opere e con l’organizzazione delle esposizioni», continua il gallerista, «ma non è così. La parte più difficile, e di certo anche la più emozionante, si svolge nel ‘retroscena’, con lo studio delle opere e degli spazi, il dialogo e la creazione di una sinergia tra gli artisti, i collaboratori, le istituzioni, i curatori… ». Questa particolare filosofia di lavoro, che per la famiglia Dabbeni fa rima con passione, i fratelli Tiziano e Stefano l’hanno ‘ereditata’ dai genitori Felice e Angela. Felice Dabbeni, disegnatore di moda di origine mantovana, inizia a lavorare a Milano, e partecipa – da sempre animato dall’interesse per l’arte – ai ferventi cenacoli artistici del Secondo dopoguerra. Entra in contatto con il ‘neonato’ Mac (Movimento d’Arte Concreta), che promuove l’astrattismo in contrapposizione al realismo politicamente impegnato e agli influssi dell’irrazionale informale. Le sue frequentazioni, in questo periodo, sono determinanti per delineare il suo percorso professionale: tra queste figurano nomi del calibro di Dorfles, Munari, Veronesi, Fontana, Soldati e dell’artista e architetto Monnet, il fondatore del Movimento. «La forza dell’astrattismo era a quel tempo e continua a essere oggi, quella di costituire un linguaggio internazionale», spiega Tiziano Dabbeni, che continua: «nel dopoguerra, il desiderio di rottura con il passato e di tendenza all’innovazione era particolarmente forte, così mio padre decise di dar vita a qualcosa di totalmente nuovo per il Ticino, anche grazie ai rapporti con gli esponenti del movimento artistico milanese». Lo Studio Dabbeni apre così le porte al pubblico nel 1978, pur esistendo come galleria privata già dal 1960.

I figli di Felice crescono in stretto contatto con la realtà artistica ticinese, italiana e internazionale, e intraprendono percorsi formativi diversi: Stefano si dedica al cinema, mentre Tiziano segue un percorso di studi artistici e filosofici. Fatti, questi, che hanno permesso allo Studio di crescere e aprirsi a una molteplicità di prospettive, delle quali l’arte è sempre il filo conduttore. Oltre a organizzare numerose mostre e ad arricchire una collezione-archivio che comprende artisti contemporanei di fama internazionale – da Fontana a Sottsass –, l’attività della galleria si muove su molteplici binari, come quello dell’editoria: «Da diversi anni», spiega Tiziano Dabbeni, «siamo anche editori della rivista ‘temporale’, dedicata al mondo e all’attualità dell’arte. L’idea è nata dall’esigenza e dal desiderio di creare qualcosa di diverso da un semplice catalogo, che fosse in grado di raggiungere un pubblico sempre più vasto: una rivista d’arte contemporanea che ci ha permesso di allargare i nostri contatti, instaurando un dialogo con i direttori dei musei, le biblioteche, i critici d’arte e così via». L’impegno nel creare e nel proporre contenuti artistici di ampio respiro si riflette anche nel sito internet, concepito per essere complementare e non semplicemente una copia della proposta editoriale della galleria. Una passione a 360 gradi, che nel corso degli anni ha ‘fatto i conti’ con i cambiamenti del mercato, del mondo del collezionismo e del pubblico dell’arte. «Fino agli anni Ottanta», rileva il gallerista, «il mondo del collezionismo era, soprattutto in Ticino, piuttosto di nicchia. In seguito – con la fioritura della piazza finanziaria e con i primi, sempre più consistenti, investimenti in opere d’arte da parte di banche e privati –, anche il nostro cantone si è aperto al mercato dell’arte contemporanea, seppur con un certo ritardo». A livello internazionale, invece, i cambiamenti più sostanziali hanno interessato la figura del collezionista. «Se fino a 10/15 anni fa», nota Dabbeni, «esistevano quasi esclusivamente attori altamente specializzati su un versante artistico piuttosto che un altro, le cui collezioni nascevano per essere conservate, oggi si assiste alla nascita di figure ‘onnivore’, internazionali, con enormi mezzi a disposizione e delle vere e proprie schiere di consulenti a deciderne le linee d’investimento. L’arte, da un piano preminentemente estetico-culturale, è slittata nel campo della finanza, dell’investimento, della speculazione». 

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Le collezioni che nascono da questo tipo d’interesse, raramente sono fatte per durare nel tempo, complici le performance registrate dalle case d’asta e le cifre da ‘capogiro’ che vengono investite anche per le opere di artisti più o meno giovani, diventati già dei veri e propri status  symbol. 

«Il nostro rapporto con questo tipo di realtà, che ovviamente non può essere ignorata, è ambivalente: in certi casi siamo osservatori e, in altri, attori. È innegabile che alcuni nostri artisti siano diventati ormai interessanti anche per il grande mercato». Ma la peculiarità dello Studio Dabbeni, rimane senza dubbio quella di saper creare un rapporto privilegiato tra artista e collezionista: accade spesso che un semplice appassionato inizi a ‘costruire’ la propria collezione a partire dall’interesse per una mostra. «Ci sono collezionisti che seguono costantemente la galleria», nota Tiziano Dabbeni, «con i quali è interessante condividere un percorso di crescita e fiducia, che non si limiti unicamente a un discorso di tipo economico, ma evolva nel gusto e nella consapevolezza delle proprie scelte dettate, prima di tutto, dalla passione».

Ed è sempre all’insegna della passione che si svolge l’attività di Tiziano Dabbeni – parallela a quella di gallerista – all’interno della Società Ticinese di Belle Arti, organizzando conferenze e visite guidate nell’interesse per quel discorso culturale che vede il Ticino sempre più attivo all’interno del panorama internazionale.



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