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13.09.2010 in Ticino Management - keywords: cultura, firenze

La Firenze dei ticinesi

È soprattutto nella decorazione a stucco barocca che gli artisti ticinesi hanno lasciato il loro segno nei palazzi e nelle chiese di Firenze. Un volume di Arte&Storia dedicato alla presenza elvetica nella città dei Medici riassume i mille fili che legano nella cultura e nell’economia la Confederazione alla città d’arte per eccellenza.

Città d’arte per eccellenza, Firenze è la culla del Rinascimento. Non tutti sanno però che Firenze è anche città barocca e... per merito anche dei ticinesi. Lo è fin da quando il granduca di Toscana Ferdinando II chiamò nel 1641 da Roma a Firenze Pietro da Cortona, l’inventore del Barocco, per decorare le sale di Palazzo Pitti. Stupendi affreschi barocchi contornati da poderosi stucchi sono i primi capolavori di questo stile nella città medicea. Alcuni stuccatori al seguito di Cortona, nativi del lago di Lugano, fecero da apripista ad altri artisti ticinesi che nel corso del Sei e Settecento monopolizzeranno la decorazione nelle chiese più importanti e nei palazzi nobiliari fiorentini con stucchi tardobarocchi e neoclassici. Soprattutto quando, sotto la guida del Granduca Cosimo III, amante del Barocco romano come il padre, si vollero introdurre a Firenze i fasti della città papale.

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A Palazzo Pitti e agli Uffizi, ad esempio, lavoreranno stuccatori come Giovan Battista Ciceri di Ronco sopra Ascona, Giovan Battista Corbellini di Lugano, i Rusca di Arosio e soprattutto gli Albertolli di Bedano, che il Granduca Pietro Leopoldo aveva fatto venire da Parma nel 1770 perché a quel tempo nessuno stuccatore fiorentino era in grado di eseguire le opere richieste dalla corte. La magnifica Sala della Niobe, alla Galleria degli Uffizi, è appunto opera dei fratelli Giocondo e Grato Albertolli, così come la grande Sala degli stucchi di Palazzo Pitti, ma anche gran parte della decorazione della villa del Poggio Imperiale eseguita dai due artisti di Bedano nel 1771.

La vicenda degli artisti ticinesi a Firenze è parte importante del volume che la nostra casa editrice ha in programma per il mese di ottobre e che sarà presentato a Firenze, nel prestigioso Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il 18 ottobre alla presenza del Sindaco di Firenze e dell’Ambasciatore di Svizzera a Roma Bernardino Regazzoni.

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‘Svizzeri a Firenze’, un volume di 400 pagine della collana Arte&Storia, porta la prefazione della Presidente della Confederazione Doris Leuthard e del Sindaco di Firenze Matteo Renzi e racconta le vicende storiche, economiche e artistiche del nostro Paese nella città dei Medici dal Cinquecento alla seconda guerra mondiale. Nutrita la presenza soprattutto dei ticinesi a partire proprio dal Cinquecento, con i lavoratori del Lago Maggiore e delle Valli come facchini nella dogana di Firenze, fino all’Ottocento con l’emigrazione di artigiani del Locarnese, attivi soprattutto nei settori della “affilatura dei ferri taglienti”, del commercio della paglia, dei merletti e del ricamo artistico o nei trasporti, specie negli anni difficili della Seconda guerra mondiale; una famiglia su tutte, quella dei Bianda di Losone, che tramanda la sua attività fino ad oggi conservando in via della Vigna Nuova il negozio che dall’ottocentesco ‘Bianda arrotino’ è diventato oggi ‘A. Bianda coltelleria’. Altri nomi si scoprono sorprendentemente in questa carrellata di storia ticinese a Firenze. Così come importanti novità vengono presentate nel settore dell’arte ticinese, che a partire dalla pittura quadraturista della famiglia Ciseri di Ronco dalla metà del Seicento continua, attraverso personalità fino ad oggi pressoché sconosciute, come il pittore Carlo Antonio Molineri, sempre di Ronco, o di Taddeo Mazzi di Palagnedra, fino al grande Antonio Ciseri, una delle personalità più importanti della pittura ottocentesca nel capoluogo toscano.

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Sostenuto da Pro Helvetia, dal Dipartimento della cultura del Canton Ticino e da alcuni comuni ticinesi, primo fra tutti il comune di Ronco sopra Ascona, che con i comuni di Vico Morcote e Lugano condividono l’iniziativa, ‘Svizzeri a Firenze’ fa il punto per la prima volta sulla presenza degli artisti ticinesi nel capoluogo toscano e porta in primo piano il ruolo svolto dai nostri artisti, soprattutto nella decorazione barocca, in chiese importanti come, ad esempio, la Santissima Annunziata, la chiesa di Ognissanti, di Santa Maria del Carmine e di San Frediano al Cestello, oltre che alla chiesa di Monte Senario, ma anche in palazzi nobiliari come palazzo Medici Riccardi, palazzo Altoviti, palazzo Marucelli Fenzi, palazzo Rinuccini, per citarne solo alcuni, che vedono la presenza di stuccatori come i Ciceri, i Passardi di Torricella, i Portugalli di Mugena, i Rusca di Arosio. Sponsor di questa pubblicazione sono la Fondazione Portugalli di Mugena e Gravesano e la Fondazione Rusca di Gravesano, che vogliono dar risalto in questo modo  agli artisti provenienti dai loro comuni, fra i più attivi nella Firenze barocca e rococò. Significativo è il sostegno dato a questo volume da Gucci Group, la multinazionale del lusso che, nata a Firenze, ha trasferito parte del suo quartier generale in Ticino e vuole in questo modo dare il suo contributo per la valorizzazione della presenza culturale ticinese in Italia. 

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Il volume di Arte&Storia non presenta solo la storia dei ticinesi a Firenze, ma dell’intera Svizzera che, come si leggerà nei saggi di numerosi specialisti di università elvetiche e italiane, ha contribuito a scrivere una parte di storia politica, economico-finanziaria e culturale della grande Firenze. Basterà citare solo la presenza in campo culturale del ginevrino Gian Pietro Vieusseux o, fra i commercianti, della famiglia grigionese Gilli, proprietaria del famoso caffè pasticceria fiorentino, o ancora dei numerosi imprenditori del settore della paglia e della tessitura, che hanno fatto una parte di storia dell’imprenditoria fiorentina dell’Ottocento.

 

Giorgio Mollisi



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