13.09.2010
in
Ticino Management - keywords: inchiesta, fondazioni
Fondazioni, finalità diverse
Il mondo delle fondazioni, descritto in questo e nei prossimi articoli, comprende due realtà profondamente diverse tra loro: quella delle fondazioni di pubblica utilità e quella delle fondazioni di famiglia. In questo primo articolo spicca un dato: il Ticino è il sesto cantone svizzero per numero di fondazioni di pubblica utilità, fatto significativo in un paese, la Svizzera, che in questo ambito specifico presenta uno dei più alti patrimoni pro capite a livello mondiale. Nell’articolo successivo si approfondiscono le questioni relative alle fondazioni di famiglia. Seguono poi alcuni esempi concreti di fondazioni di pubblica utilità operanti in Ticino.
In Svizzera 12mila fondazioni di pubblica utilità detengono un patrimonio globale stimato in circa 30 miliardi di franchi ed erogano ogni anno circa 2 miliardi di franchi. Si tratta, come è facile immaginare, di un record assoluto, soprattutto in proporzione alle dimensioni della Confederazione.
Merito della generosità della grande borghesia elvetica, alla quale si aggiunge la presenza di molte famiglie e istituzioni estere che ritengono la Confederazione la sede ideale per gestire istituti di lungo, lunghissimo termine come le fondazioni. Anche in Ticino, e questo è forse meno noto, le fondazioni di pubblica utilità rappresentano una realtà significativa. Lo ha rilevato uno studio condotto recentemente dall’Università della Svizzera italiana, dal quale si evince che in Ticino le fondazioni di pubblica utilità sono 644 (512 sotto vigilanza cantonale, 132 sotto vigilanza federale) e muovono oltre un miliardo di franchi svizzeri. «L’elevato numero di fondazioni di pubblica utilità domiciliate in Ticino è a mio avviso legato, tra gli altri fattori - come per esempio l’esistenza di una piazza finanziaria importante - alla forte presenza di residenti stranieri», sostiene Paco Fidanza, responsabile dell’autorità cantonale di vigilanza sulle fondazioni e Lpp, «non a caso lo studio dell’Usi ha dimostrato la forte concentrazione di fondazioni nell’area di Lugano, ma pure un numero elevato nei comuni di Ascona e Collina d’Oro, tradizionalmente luoghi scelti come residenza da facoltosi cittadini stranieri».
Le fondazioni di pubblica utilità (o classiche) sono costituite da un capitale devoluto irrevocabilmente, destinato ai più variati scopi: per esempio all’assistenza a persone bisognose, alla promozione di attività culturali, alla salvaguardia di un determinato patrimonio artistico, oppure al finanziamento di scuole, ospedali, case per anziani.
Per acquisire una personalità giuridica le fondazioni di pubblica utilità devono essere iscritte al Registro di commercio, a differenza di quanto accade con le fondazioni ecclesiastiche e con quelle di famiglia, che nascono con una semplice sottoscrizione dell’atto costitutivo. Inoltre tutte le fondazioni di pubblica utilità - anche in questo caso a differenza delle altre tipologie indicate in precedenza - sono sottoposte alla vigilanza dell’ente pubblico al quale appartengono per la loro natura e la loro attività (Comune, Cantone, Confederazione).
In Ticino due uffici del Cantone si occupano delle fondazioni di pubblica utilità: la già citata Autorità di vigilanza sulle fondazioni e Lpp, che fa capo alla Divisione della giustizia, e il Servizio giuridico della Divisione delle contribuzioni. La prima - oltre a valutare l’ammissibilità della creazione di una fondazione e ad esaminarne i conti e il rapporto di revisione - richiede alle fondazioni un resoconto sull’attività svolta durante l’esercizio, il cosiddetto ‘rapporto morale’, che deve permettere di verificare la congruità tra il fine della fondazione e le azioni svolte. Il Servizio giuridico della Divisione delle contribuzioni si occupa invece degli aspetti fiscali: l’esenzione completa dalle imposte è infatti condizionata al rispetto di alcune precise condizioni (i mezzi a disposizione devono essere irrevocabilmente destinati a scopi di pubblica utilità, i membri del Consiglio di fondazione non devono essere stipendiati e in caso di scioglimento il patrimonio residuo deve essere destinato ad un’altra fondazione o ad un ente analogo con scopo simile e domiciliato in Svizzera).

«Le modifiche normative recenti più incisive, che riguardano questa materia, hanno portato all’introduzione di un organo di revisione obbligatorio per tutte le fondazioni. Questa misura ha però subìto un’importante modifica in occasione dell’entrata in vigore, il 1° settembre 2007, della Legge sulla sorveglianza dei revisori», spiega Fidanza, «in effetti se in precedenza la revisione contabile di una fondazione poteva essere effettuata da chiunque avesse delle conoscenze sufficienti di contabilità (fatte salve le fondazioni con una cifra d’affari importante), a partire dai conti 2008 le fondazioni, alle quali non è stato concesso l’esonero dall’obbligo di designare un ufficio di revisione, devono ricorrere ad un revisore abilitato dall’Autorità di sorveglianza dei revisori».
Le fondazioni beneficiano di privilegi fiscali sostanzialmente poiché si ritiene che le loro attività di pubblica utilità generino un valore aggiunto per la società, sia per il sostegno e la promozione di importanti attività sia per i posti di lavoro creati. Ma come si comporta l’autorità di fronte alle fondazioni inattive, ossia quelle che non destinano alcun mezzo agli scopi della loro fondazione (si stima siano circa 3mila delle 12mila fondazioni di pubblica utilità in Svizzera)? «Non disponiamo di una statistica delle fondazioni inattive in Ticino, anche perché è nell’interesse di ogni autorità di vigilanza fare in modo che le fondazioni perseguano lo scopo per il quale sono state create», risponde Fidanza, «esistono tuttavia dei mezzi a disposizione delle autorità (di vigilanza e fiscale) per forzare le fondazioni ad assumere un ruolo maggiormente attivo; in particolare si potrebbe immaginare la revoca o il mancato rinnovo dell’esenzione fiscale, così come la revoca dei Consigli di fondazione. Da parte nostra cerchiamo in occasioni simili di arrivare a delle soluzioni senza passare per interventi incisivi come un’eventuale revoca dei membri, trovando le soluzioni più idonee e comunque permesse dalle normative in vigore (modifica dello scopo, scioglimento, fusione con altre fondazioni)».
Identikit delle fondazioni con sede in Ticino. Solo i cantoni di Zurigo, Berna, Vaud, Ginevra e Basilea città hanno più fondazioni del Ticino. Il settore delle fondazioni nel Cantone, come detto in precedenza, è stato ‘fotografato’ da uno studio portato a termine da un project team all’interno del master in management della Facoltà di economia dell’Usi, presentato alla fine di giugno, dal titolo ‘Interagire con le fondazioni - Studio sulle fondazioni di pubblica utilità e donatrici nel canton Ticino’.

Tutte le fondazioni registrate hanno ricevuto un questionario e 155 di loro lo hanno compilato. Dopodichè, con la supervisione scientifica di Gianluca Colombo, professore ordinario di economia aziendale e direttore dell’Institute of management dell’Usi, e di Elisa Bortoluzzi Dubach, docente universitario ed esperta di relazioni pubbliche, sponsorizzazioni in ambito internazionale e del mondo delle fondazioni, è iniziata l’analisi terminata nel maggio 2010 anche grazie al patrocinio e alla collaborazione di Banque Cramer & Cie.
Le fondazioni sono state distinte in operative (quelle che realizzano direttamente servizi di pubblica utilità gestendo una o più strutture - case di cura, case di riposo, scuole, biblioteche, musei, teatri, ecc. - finalizzate al raggiungimento dello scopo statutario), in donatrici (quelle che erogano sussidi e contributi ad altri soggetti - tipicamente persone o altre istituzioni non profit - realizzando quindi indirettamente lo scopo statutario), e miste, che svolgono entrambe le funzioni. Le fondazioni cantonali donatrici costituiscono la netta maggioranza del campione, e questo corrisponde a una precisa scelta perché l’obiettivo era quello di approfondire soprattutto la loro attività.
La vitalità del settore è dimostrata dalla costante crescita del numero di fondazioni registrata nel corso dell’ultimo decennio: dalle 410 del 2000 si è passati alle 524 del 2009. Il dato del 2009 è particolarmente interessante perché nonostante la crisi economica sono sorte 17 nuove fondazioni sottoposte alla vigilanza del Cantone, mentre si sono registrate solo 3 cancellazioni. Il Luganese è la regione con la maggior concentrazione di fondazioni (il 55%), seguito dal Locarnese (21%), dal Bellinzonese (15%), dal Mendrisiotto (8%) e dalla Leventina (1%). Dall’analisi è emerso che le fondazioni operano soprattutto in Ticino: questo indica un’attività ‘a raggio corto’, a livello locale, solitamente attorno all’area in cui le fondazioni hanno la propria sede, e questo indipendentemente dalla sostanza patrimoniale posseduta.

Vi sono poi alcune fondazioni che operano a livello nazionale, mentre quelle attive all’estero sono in genere fondazioni sottoposte alla vigilanza federale.
I principali settori di intervento sono quelli dell’assistenza sociale e dell’istruzione (15%), seguiti dalla cultura e dall’arte (13%) e dal settore socio-sanitario (11%).
All’interno del gruppo ‘settore socio-sanitario’ rientrano la quasi totalità delle fondazioni operative, nel gruppo ‘assistenza sociale’ operano sia fondazioni donatrici sia fondazioni operative, mentre nel gruppo ‘cultura e arte’ operano nella quasi totalità fondazioni donatrici.
Per quanto riguarda la sostanza patrimoniale, il 60% delle fondazioni sotto vigilanza cantonale appartengono alla fascia che va fino a 500mila franchi: sono quindi di piccola dimensione. La fascia di patrimonio compresa tra 0,5 e 1 milione di franchi comprende il 12% delle fondazioni, quella da 1 milione a 5 milioni il 20% e quella oltre i 5 milioni l’8%. Se si includono anche le fondazioni sotto vigilanza federale le proporzioni mutano: la prima fascia annovera il 41% delle fondazioni, la seconda il 17%, la terza il 27%, la quarta il 15%. L’analisi ha poi ipotizzato una logica dipendenza tra la sostanza patrimoniale e le uscite complessive delle fondazioni donatrici. A tal fine è stata adottata un’analisi incrociata tra le due variabili ed è emerso che:
-
per la maggior parte delle fondazioni donatrici con sostanza patrimoniale tra 0 e 500mila franchi e tra 500mila e 1 milione di franchi le uscite variano tra 0 e 50mila franchi;
-
il 37% di quelle con sostanza patrimoniale da 1 milione a 5 milioni di franchi ha uscite che ammontano tra 100mila e 200mila franchi;
-
per l’80% di quelle con sostanza patrimoniale rilevante, le uscite corrispondono a più di 200mila franchi.
In pratica le somme stanziate ogni anno rappresentano in media alcuni punti percentuali della sostanza, generalmente una quota vicina al reddito degli investimenti patrimoniali (finanziari o immobiliari) e ciò vale sia per le fondazioni con il patrimonio più rilevante sia per quelle con un patrimonio meno consistente (compreso tra 0 e 500mila franchi).
Ci sono poi fondazioni che aumentano il loro patrimonio ogni anno raccogliendo somme da persone fisiche per il 38% (si può supporre che sia per esempio il fondatore stesso che fa la donazione) e per il 33% da altre fonti, soprattutto pubbliche, fra cui anche la Confederazione.
Con una successiva analisi si è scoperto che il 64% del campione non fa nessuna attività di raccolta fondi (‘fundraising’), mentre il restante 36% lo fa o ricorrendo a competenze e/o strutture interne, o ricorrendo a competenze e/o strutture sia interne che esterne o tramite intermediari specializzati esterni.
Gli strumenti di comunicazione usati dalle fondazioni di pubblica utilità ticinesi, come emerge dal campione esaminato, sono principalmente il sito internet (29,6%), i comunicati stampa (21,5%), le brochure (20,7%) e altro, ad esempio contatti personali diretti (25,9%). Da evidenziare il fatto che il 28,9% delle fondazioni ticinesi considerate non utilizza mezzi di comunicazione istituzionalizzata: probabilmente questo è dovuto al fatto che da un lato le fondazioni donatrici temono un incremento delle richieste di contributo, e dall’altro, che, essendovi un’importante fetta di mercato composta da fondazioni con patrimonio ridotto, esse non hanno i capitali sufficienti per attuare un programma di comunicazione estesa.
di Marzio Molinari, Simona Manzione, Elena Steiger e Chiara Angius