14.07.2010
in
Ticino Management - keywords: editoriali
I cambi non cambiano
È un film già visto quello delle svalutazioni. Un film in bianco e nero perché i registi erano Pompidou o Craxi e gli attori il franco francese, il marco tedesco e la lira.
La Svizzera si difese portando a zero l’inflazione (e i crediti delle banche). Solo grazie alla pace sociale e a una settimana di lavoro più lunga degli altri Paesi si riuscì a venirne fuori dignitosamente.
I nostri vicini sfruttarono, chi più e chi meno, le svalutazioni competitive per avvantaggiarsi l’uno sull’altro e verso il dollaro mantenendo in vita un settore manifatturiero a basso valore aggiunto che sarebbe stato poi distrutto dalla concorrenza asiatica ed est europea. Ne soffrirono il commercio, il settore agricolo-alimentare, il turismo di media fascia e quel manifatturiero che già sopravviveva grazie ai 200mila frontalieri.
Ora, in Europa, si ripropone la stessa ricetta con l’euro debole sul dollaro e sullo yuan cinese. Si cerca di bloccare così quel che resta del settore manifatturiero che se ne va, e di ridurre la concorrenza del made in China.
È un problema per la Svizzera: Johann N. Schneider-Amman, vicepresidente di economiesuisse, aveva messo le cose in chiaro dicendo che il cambio a 1,50 è l’ideale, a 1,40 brucia l’utile mentre a 1,30 non ci saranno più possibilità per gli investimenti.
È un film già visto, e anche questa volta i politici dell’Ue si dimenticano di dire che la moneta ha già perso il 10% di valore e questo potrebbe aumentare l’inflazione (causata dall’import più caro, energia in primis).
Sarebbe onesto raccontarla tutta perché una moneta che si svaluta non attira certo gli investitori. Occorrerà dare loro di più: aumenteranno gli interessi sui debiti pubblici, ma anche sui debiti ipotecari per i cittadini o i crediti aziendali. Sembra solo essere una questione di tempo.
Chiari gli svantaggi della strategia, poco chiari i vantaggi. I Cinesi hanno solo voluto dare un contentino ai signori del G20, la rivalutazione promessa è di qualche spicciolo e le conseguenze per il momento sembrano irrilevanti.
Qual è la strada allora? Basta guardare la Germania. Il 4 a zero nei confronti dell’Argentina (mentre scriviamo non sappiamo come andranno le semifinali e un’eventuale finale) nasce da lontano. In economia il quattro a zero nei confronti degli altri Paesi europei nasce dalla scelta di puntare sulla forza delle idee e non sulla debolezza della valuta, sul valore aggiunto e non sul dipendente mal pagato. Prodotti sempre competitivi anche perché spesso unici hanno permesso all’industria dell’auto di esportare il 44% nel primo semestre, con un aumento del 23% nelle auto ‘premium’: Bmw, Audi, Mercedes, Porsche. Vendute ovunque, in primo luogo in Cina, dove l’auto tedesca era presente da tempo. L’export ha concorso a sanare il calo del 29% di vendite di auto interne causato dalla caduta delle sovvenzioni.
La Germania è il vero esempio per l’Europa 2010 ed oltre, Svizzera compresa. Il manifatturiero di alto valore aggiunto, le tecnologie e i prodotti classici, con marchi e design mai neanche avvicinati dalla concorrenza, non temono crisi, anzi, tutto il mondo emergente ne fa incetta.
Valerio De Giorgi