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12.05.2010 in Ticino Management - keywords: editoriali

Oro nero, oro emergente, oro svenduto

Al momento di andare in stampa dalle falle di una piattaforma d’estrazione petrolifera nel Golfo del Messico fuoriuscivano cinquemila barili di petrolio al giorno, in grado di devastare per decine di anni l’ecosistema marino, in particolare di fronte alla costa della Louisiana.

 Se l’assurda corsa al greggio porta simili conseguenze ben vengano le auto elettriche o ibride, anche se nel 2020 si stima che costeranno ancora dai 10 ai 15mila franchi in più rispetto alle loro omologhe ‘tradizionali’. Il settore petrolifero sembra perfettamente ‘oliato’ nei suoi processi tecnologici, dall’estrazione alla distribuzione, ma l’errore è sempre dietro l’angolo e le conseguenze possono essere gravissime. 

La corsa all’abbattimento dell’anidride carbonica è lasciata alle scelte degli Stati: vi è chi fa tanto e bene, come la Germania o il Giappone, e chi non si pone neanche il problema, e sono i tre quarti del pianeta. Resta il fatto che come mostrano diverse aziende tedesche e giapponesi i segnali importanti della ‘nuova ripresa’ vengano soprattutto dal settore fotovoltaico.

La nuova ripresa non incontra particolari difficoltà nel dispiegarsi, perché in fondo, con una massa monetaria raddoppiata dal 2009, ci sono soldi per tutti. Anche per greci, portoghesi e spagnoli: li restituiranno? Sì, se saranno capaci di rimettere in riga i conti pubblici, con ‘manovre’ che nel caso della Grecia prevedono pure premi mensili agli impiegati pubblici che arrivano puntuali al lavoro (tralasciamo ogni commento…). 

La crescita questa volta parte dalle economie emergenti, che troveranno l’Europa e gli Stati Uniti non del tutto ristabiliti sia per i giganteschi debiti pubblici che per le monete vacillanti. Gli specialisti (Ubs) non escludono che proprio le monete dei paesi emergenti si consolidino nei confronti di dollaro ed euro. 
Noi vediamo il bicchiere mezzo pieno, poiché se finalmente l’economia mondiale si riequilibra a favore dei paesi emergenti il potenziale tecnologico di Europa, Giappone e Usa potrà finalmente trovare sbocchi e creare progresso anche in quei paesi, sempre e solo saccheggiati. Se questa recessione ha avuto un tale merito sarà stata la più utile della storia. 

Ci ha incuriosito invece una storia di tutt’altra portata: tutti abbiamo visto, anche se non capito, con che fretta la nostra Banca Nazionale ha deciso di vendere parte dell’oro in suo possesso a partire dal 2000. Si è trattato perlomeno di 1300 tonnellate su 2400 che sono uscite dai forzieri (anche se magari sono ancora in custodia). L’operazione ha portato nelle casse circa 21 miliardi di franchi, poi distribuiti tra Confederazione e cantoni, mentre oggi potremmo vendere le 1300 tonnellate a 70 miliardi di franchi. Per questi 50 miliardi persi non abbiamo visto nessuno ammettere eventuali errori di valutazione. Sono ancora tutti ai loro posti? 

Valerio De Giorgi



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