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08.02.2010 in Ticino Management - keywords: editoriali

Il decennio "fait la une"

Oggi i dati che contano per un’azienda non riguardano l’anno e nemmeno il trimestre, ma piuttosto il mese. E in molte aziende il ‘numero uno’ vuole i dati del giorno prima o del giorno stesso. Dove il ‘tempo reale’ impera è il decennio che fa notizia, ‘fait la une’ come dicono i francesi, e come hanno imparato molti quotidiani ‘bruciati’ e resi obsoleti prima ancora della stampa dalle notizie apparse sui loro stessi siti web.

Cosa abbiamo imparato dal decennio trascorso e quali opportunità offrirà quello che ora nasce? Ovviamente ognuno ha le sue opinioni. A mio parere il decennio ha bocciato l’idea che vi possano essere guadagni illimitati, soprattutto da attività come la finanza che non hanno solide fondamenta. 
Il decennio ha invece promosso l’economia reale che ha mostrato la capacità di rinascere trainando lo sviluppo industriale di nuovi Paesi e continenti e stimolando le sue vecchie culle a investire sulle attività a maggiore valore aggiunto, come la ricerca e lo sviluppo. E ha favorito la presa di coscienza sui problemi ambientali e sulle energie alternative. 
Ora, ma con molta più pacatezza rispetto all’inizio del secolo, si parla sempre più spesso di prospettive economiche per il decennio. È un bel progresso, che potrà anche dare più respiro alla politica: l’economia forse ha capito che ‘tutto e subito’ è una contraddizione in termini. 
Bruciamo dunque tutti i manuali di management che insegnano la mentalità vincente, per sbaragliare tutti e subito. Pianifichiamo con umiltà, possibilmente in gruppo, perché chi sa meglio ascoltare avrà più carte da giocare, e soprattutto orientiamoci sul medio e anche sul lungo periodo. 
Fa piacere notare che gli analisti e i gestori, anche se continuano a seguire passo passo i dati di breve termine, si occupano sempre più della coerenza fra l’azienda e le tendenze di medio e di lungo termine. 
In politica è più difficile pianificare davvero. I sondaggi in tempo reale e le elezioni anche locali ed europee, per chi ce le ha, assumono un ‘significato politico’. 
Il calendario elettorale offre una chance al Paese più ‘malato di sondaggi’ dell’Europa continentale, la vicina Repubblica. In Italia dopo le elezioni regionali di aprile ci sarà uno spazio di ben tre anni senza consultazioni elettorali di alcun tipo. È la prima volta che accade in trent’anni, uno spazio ‘siderale’ che potrebbe permettere riforme epocali e forse impopolari che potrebbero coincidere con una ripresa graduale dell’economia. 
Ma ci vorranno comunque dieci anni, e non solo all’Italia, per rimettere a posto i bilanci. Appuntamento d’obbligo anche per Gran Bretagna, Spagna e Grecia.
Gli Usa, si sa, fanno eccezione: finora i loro conti li hanno lasciati aperti o li hanno fatti pagare ad altri. Bisogna vedere se i 3 miliardi di asiatici entrati nello scorso decennio sulla scena mondiale saranno ancora disponibili. E in tutto questo bisognerà trovare un ruolo anche alla Svizzera.
 
 
Valerio De Giorgi



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