05.12.2010
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Ticino Management - keywords: editoriali
È il vincitore dell'anno... ma
Il 2010 si può già considerare per l’economia e la politica un "signor anno" per il materiale di studio che ha fornito.
A scompigliare le carte è stata Internet, non c’è dubbio, in particolare l’esplosione nell’uso dei ‘social network’ nel sociale, nell’economia, nella politica.
Un bel salto verso il villaggio comune, dove ormai ben più di 2,5 miliardi di individui con Internet e il doppio con la telefonia mobile sono ben ‘connessi’ a informazioni e interattività di ogni tipo.
Con quali risultati? Incontestabilmente questo ha tolto a televisione, radio e stampa l’esclusività dell’informazione e vi ha aggiunto il gadget dell’interattività.
A noi, che valutiamo l’impatto sull’economia reale, visto che l’industria della finanza è già da tempo ancorata, una lettura supplementare si impone.
Internet continua a essere un gran cantiere aperto che ha accentuato la creazione di opportunità professionali in tutti i passaggi della filiera e ha reso possibile la nascita di un pulviscolo di Pmi che competono non solo nelle nicchie ma anche, stravolgendoli, nei mercati che grandi gruppi industriali pensavano comodamente acquisiti.
Le ‘reti sociali’ che concedono molta più attenzione al cliente aggiungono trasparenza, ma sono sicuramente anche più onerose perché in ‘fondo al filo’ qualcuno deve esserci.
Come nel settore del commercio e dell’offerta turistica (20% del Pil mondiale) dove anche le società quotate in borsa lottano per mantenere i margini. Nel turismo Internet è vetrina, è ufficio informazioni, è ‘sportello di vendita’, è canale di pagamento e perfino nel post vendita strumento di assistenza o di dialogo. Internet nel turismo ha reso possibile una sorta di ‘asta continua’ (al ribasso) fra vettori e catene alberghiere per accaparrarsi il cliente.
Si dice che in Francia 4 milioni di persone abbiano fatto acquisti on line ridisegnando la logistica e favorendo elusioni fiscali per così dire retail (molti francesi acquistano in Portogallo auto prodotte nell’Esagono perchè l’Iva le rende più convenienti).
Sembra un dibattito generazionale, ma non lo è: tutti sanno che alla fine le quote di mercato non subiscono variazioni profonde, se non, come sempre, per la maggior qualità o quantità dei prodotti o del management. Lo conferma il settore dell’auto, che adotta le tecniche di marketing d’avanguardia: eppure ci sono pochi sbalzi, sia sull’insieme delle vendite, sia sulle quote di mercato.
La rivoluzione che il web ha dato in anticipo sulle previsioni nel 2010 ci affascinerà ulteriormente nell’anno a venire, ma è giusto gestire meglio il lavoro dei tecnici che, se troppo creativi, come è avvenuto nella finanza, possono dimenticare di spiegarci i limiti dell’uso.
Valerio De Giorgi