14.10.2010
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Ticino Management - keywords: cultura, arte, storia, svizzera, firenze
La Firenze svizzera
Sarà presentato l’8 novembre a Palazzo Vecchio, nella stupenda cornice del Salone dei Cinquecento, il volume di Arte&Storia ‘Svizzeri a Firenze’, alla presenza dell’Ambasciatore di Svizzera a Roma e del Sindaco di Firenze.
“Tutto incominciò nel 1500”. Potrebbe essere l’inizio di una bella favola, ma così non è. Si tratta invece della storia degli Svizzeri (e dei Ticinesi in particolare) in una delle più importanti città d’Italia, Firenze. Una storia raccontata in un volume di Arte&Storia che sarà presentato a Firenze l’8 novembre, alle ore 17.30, a Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento, alla presenza dell’Ambasciatore di Svizzera a Roma Bernardino Regazzoni e del Sindaco di Firenze Matteo Renzi. Una storia che cronologicamente interseca saggi di economia, politica, finanza, industria, commercio e storia dell’arte a partire dal Cinquecento e fino alla Seconda guerra mondiale. Il libro fa parte della collana di Arte&Storia che ha avuto inizio con gli Svizzeri a Genova, poi a Napoli, a Milano, a Roma, a Venezia, a Bergamo e che oggi approda a Firenze.

Tutto incominciò nel 1500, si diceva, quando dal Ticino, in modo particolare dalla zona di Brissago, dalle Centovalli e dalle Terre di Pedemonte, partirono per Firenze numerosi lavoratori che occuperanno il posto di ‘facchini’, ovvero di trasportatori di merci per la dogana di Firenze. Lavoro sicuro, ma duro: un vero monopolio nel settore del trasporto delle merci da parte dei ticinesi durato più di tre secoli. Dal Ticino giungeranno a Firenze anche arrotini e lavoratori della paglia, ma non sono solo i Ticinesi, però, che scelgono come meta la città dei Medici, ma anche i Grigionesi, che aprono i primi caffè e le prime pasticcerie nel Settecento, come il notissimo Caffè Gilli, ancor oggi in attività, o i Mosca e i Mengiardi, che da Sent giungono a Firenze nella seconda metà dell’Ottocento per aprire i primi hotel a conduzione confederata. Da Berna giungerà poi una famiglia, quella dei Kraft, che monopolizzerà il settore alberghiero con la conduzione di famosi hotel e che è presente ancor oggi con ben tre alberghi in città.

Sarà però il canton Argovia a inviare a Firenze, dalla cittadina di Wohlen, artigiani e industriali per la lavorazione della paglia, che daranno impulso a nuovi sistemi di lavorazione per i famosi ‘cappelli di paglia di Firenze’, tanto che questa lavorazione sarà chiamata ‘alla svizzera’. Dagli industriali ai finanzieri il passo è molto breve, perché molti svizzeri come, ad esempio, Jean Pierre Gonin di Ginevra, Adolfo Dufresne o Davy Schmuts di Friburgo, titolare della omonima società bancaria, fondarono banche e finanziarie. È il caso appunto dello Schmuts, che nel 1851 fondò la Banca di Mutuo Credito, o di Carlo Steinhauslin, fondatore nel 1886 della ‘Banca C. Steinhauslin & C.’, o di Rodolfo Arnoldo Bürgisser, fondatore nel 1904 del Piccolo Credito Toscano, una banca cooperativa, da cui sarebbe nata la Banca Toscana. Gli Svizzeri di Firenze, mantenendo la loro fede religiosa protestante, si integrarono così bene nella realtà economico-finanziaria e politica della città tanto che Firenze deve proprio a uno svizzero la salvezza di Ponte Vecchio e di parte dei suoi antichi quartieri dalla distruzione tedesca durante la Seconda guerra mondiale. Fu proprio Carlo Steinhauslin, il Console svizzero che si adoperò con i comandi militari tedeschi perché nell’agosto del 1944, durante la loro ritirata, fossero salvati dalla distruzione alcuni tesori della città, tra cui anche il più famoso ponte di Firenze.

Una storia affascinante, che Arte&Storia racconta in ben 34 saggi di specialisti, in un volume di oltre 450 pagine e con la prefazione di personalità del mondo politico e culturale svizzero e italiano, come la Presidente della Confederazione Doris Leuthard, del Sindaco di Firenze Matteo Renzi o della Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, Cristina Acidini. Un volume che ha anche un grande merito: quello di fare il punto, per la prima volta, sull’importanza degli artisti ticinesi a Firenze a partire dal 1600 e fino al 1800, e quello di far emergere, con eccezionali scoperte, capolavori nell’arte dello stucco tardo barocco, rococò e neoclassico in una città che, oltre alle migliori opere del rinascimento europeo, vanta anche monumenti come, ad esempio, la Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti, Palazzo Medici Riccardi o la Basilica della Santissima Annunziata, la chiesa di Santa Maria del Carmine o quella di Ognissanti, decorati proprio dagli artisti ticinesi negli stili poco usi nella città medicea. Un giusto orgoglio che alcuni comuni ticinesi (da cui provengono questi artisti) come Lugano, Ronco sopra Ascona, Alto Malcantone, Bedano, Centovalli, Torricella e Vico Morcote vogliono manifestare sostenendo con il loro aiuto questa pubblicazione, che è sponsorizzata dal Canton Ticino, da Pro Helvetia e da Gucci Group, la multinazionale del lusso, nata a Firenze e oggi in Ticino con il suo quartier generale, oltre che da associazioni, fondazioni pubbliche e da privati.
Un volume che dà lustro alla Svizzera e al Ticino e che rinsalda i vincoli di amicizia fra la Confederazione e una delle più belle città d’Italia.
di Giorgio Mollisi