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23.07.2009 in Ticino Management - keywords: energie rinnovabili, investimenti

Dissoltesi le nubi, tornerà il bel tempo: situazione attuale

Torniamo alla situazione attuale, che vede l’Europa - indipendentemente dalla variazione del ciclo economico - perdere quote di mercato in una tecnologia nella quale ha creduto per prima e che ha studiato a lungo. Ora l’Europa, gli Usa e la Cina si dividono ex equo il ruolo di principale produttore di sistemi e componenti per le energie rinnovabili, sia per quanto riguarda l’eolico che il solare.
«Le società asiatiche del settore sono quelle con il maggiore potenziale: già oggi producono due terzi delle celle solari e stanno acquistando quote di mercato inducendo una forte pressione sui prezzi. I produttori cinesi sono particolarmente concorrenziali nelle forniture per centrali medie e grandi, gli europei presidiano meglio il mercato dei piccoli impianti, quelli che si montano sui tetti delle case», nota Matthias Fawer, «parallelamente il settore è entrato in una fase di consolidamento strutturale.
2009722_eolico_tm_0908_img_7.jpg Nell’energia eolica già oggi l’80% degli impianti è prodotto dalle prime dieci aziende, e qualcosa del genere potrebbe avvenire nel fotovoltaico e nel solare a concentrazione. La crisi ha messo in ginocchio diverse aziende, soprattutto piccole, ma anche i leader come Vestas, Gamesa ed Energy conversion devices hanno dovuto licenziare lavoratori». 
Nell’energia eolica i 28 GW installati sono divisi abbastanza equamente fra Usa, Europa e Asia. Il 99% degli impianti sono stati costruiti on shore, ma il futuro a medio e lungo termine è nell’off shore: impianti costruiti al largo delle coste, possibilmente su fondali non troppo bassi sia per far fronte alle preoccupazioni ambientali, sia per il rapido esaurimento delle location migliori. E.on sta costruendo sull’estuario del Tamigi il cosiddetto London Array, un insieme di pale eoliche off shore che rappresenta la più grande installazione in questo campo. Il mercato delle turbine è valutato in 37 miliardi di euro: la danese Vestas è market leader con il 20%, ma ha perso cinque punti di vantaggio sulla GE - Wind che ha raggiunto il 19%. Si attende la concorrenza cinese che per ora punta a sostituire le importazioni, ma che un domani potrebbe divenire un significativo esportatore. Il settore ha subito un duro colpo con il fallimento di Lehman Brothers che rappresentava, fra le altre cose, una delle fonti di finanziamento principali per il settore. Nel 2009 la crescita dovrebbe essere del 10%, mentre nei cinque anni seguenti dovrebbe salire al 16% grazie alla domanda di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Cina ed Europa orientale.
Con questo trend di crescita la capacità eolica installata potrebbe passare dagli attuali 122 GW a 1000 GW nel 2020, equivalenti alla capacità di 300 centrali nucleari. 
2009722_eolico_tm_0908_img_9.jpg Molto più veloce il ritmo di crescita del settore fotovoltaico, aumentato al ritmo del 50% annuo. Il fatturato del settore era valutato in 30 miliardi di euro. Nel 2008 l’aumento è stato molto maggiore (+125%), sia per la messa in opera di interessanti piani di incentivazione da parte dei governi (Germania, Italia e Spagna ritirano la corrente prodotta a prezzi superiori a quelli medi di mercato), sia per la grande disponibilità di credito, sia per il prezzo segnato dagli idrocarburi. La Spagna in particolare ha rappresentato da sola il 40% della domanda nel 2008, seguita dalla Germania (28%), mentre Usa, Italia, Corea e Giappone hanno più o meno il 5-7% della nuova capacità installata. La vicina repubblica ha segnato il massimo incremento triplicando la capacità. Il mercato che ‘tira’ di più al momento è la Germania, soprattutto per la domanda domestica, ma ci si attende una buona performance da parte del mercato americano sul fronte delle centrali medie e grandi. Nel 2009 il tasso di crescita dovrebbe essere pari a zero, ma già nel 2010 si tornerà a una crescita media annua del 50%. Lo sviluppo più interessante è la riduzione nei costi, scesi del 20-30% sia per le condizioni di mercato (eccesso di stock) sia per razionalizzazioni produttive, e ci si attendono netti cali anche nella tecnologia a concentrazione solare. La Cina sta sviluppando una industria locale nell’eolico e - con la collaborazione occidentale - potrebbe fare altrettanto nel fotovoltaico. Questa è una buona notizia per il settore in generale (minori costi significa un migliore rendimento degli investimenti in energia alternativa) ma non per i produttori medi e medio-piccoli. 

E veniamo alla borsa. La capitalizzazione di mercato delle 160 società quotate presenti nel settore è crollata da un massimo di 240 miliardi nella prima metà del 2008 a 100 miliardi di dollari meno di un anno dopo. 
«Essendo scese più della media, molte aziende del settore rinnovabili sono cresciute ben oltre le medie segnando in alcuni casi, in marzo e aprile, aumenti del 100 e 150%», ricorda Grissini. 2009722_eolico_tm_0908_img_6.jpg
L’andamento non è uguale per tutti: nel 2008 la tedesca Solar World ha aumentato le vendite, mentre Solon le ha ridotte di tre quarti. In questa fase le aziende partite con una grande focalizzazione sulla tecnologia iniziano a curare con più attenzione il marketing e le vendite, e i risultati divergenti si spiegano soprattutto in questo modo. L’industria si trova insomma in una situazione analoga a quella dei personal computer a metà degli anni ‘80. La domanda di nuove turbine e pannelli è diminuita in modo netto nel I trimestre ma si sta riprendendo: potrebbe essere un buon momento per entrare nel settore. «Le prospettive per il settore, non solo a lungo, ma anche a medio e breve-medio termine, appaiono brillanti», conclude Grissini, «se il prezzo del petrolio è calato rispetto ai picchi dello scorso biennio, il costo delle energie alternative si è ridotto in modo netto». 

 



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