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18.06.2009 in Ticino Management - keywords: 20 anni, politica

Lugano cresce e sa sognare : progetti

Entusiasmo sembra essere una delle parole chiave di Giudici, quell’entusiasmo che sta mettendo nell’amministrare la sua città pari a quello di un sindaco al primo mandato, e che vuole infondere agli operatori economici malgrado il periodo difficile che stiamo attraversando.

«Dobbiamo vendere il positivo», non smette di ripetere Giudici, che a proposito della vicenda legata alla crisi finanziaria critica una certa debolezza del Consiglio federale nei confronti dell’Ocse e della Unione europea: «non possiamo subire gli eventi, ma dobbiamo prevenirli e proporre delle soluzioni in anticipo», afferma Giudici, «non possiamo aspettare che non ci siano più spazi di intervento e poi sottostare ai dictat dei paesi europei». Giudici è convinto che, malgrado il momento difficile, la nostra piazza bancaria saprà riconvertirsi e sfruttare il know how acquisito in molti anni di esperienza. Per ora Lugano sta cercando di aprire anche nuovi scenari per potenziare lo sviluppo economico, come quello che potrà svilupparsi nel ramo della biotecnologia e delle life sciences. In tal senso la città di Lugano ha partecipato nel mese di marzo, grazie a un protocollo di collaborazione firmato con la Città di Milano nel 2007, al Forum Bio-Europe Spring Milano 2009, che visto la partecipazione di oltre 1500 attori del mondo dell’industria e della ricerca biotech mondiale. In quell’occasione Lugano ha presentato questo settore emergente del nostro territorio al Forum, contribuendo ad inserire le nostre aziende nel circuito internazionale. Una iniziativa che si affianca a molte altre per la promozione dello sviluppo tecnologico del territorio, come quella che è nata a Bioggio e che la città di Lugano sta sostenendo, quella del Tecnopolo. «È un’altra casa dello sviluppo», interviene Giudici, «nel senso che questa società si prefigge di sviluppare la ricerca nel campo delle nuove tecnologie e di creare nuove start up».

La Nuova Lugano del futuro continuerà la sua espansione in modo ‘virtuale’, «diventando centro aggregante di altri territori limitrofi senza conglobarli amministrativamente, ma coinvolgendoli nella programmazione generale delle infrastrutture», spiega Giudici. Il concetto è innovativo ma semplice. Perché un Comune deve per forza costruire tutti i suoi servizi e le sue infrastrutture all’interno dei propri confini territoriali? Perché non distribuire con razionalità, su un territorio molto più vasto, quelle strutture comuni? «Ecco allora che da un po’ di tempo sto cercando con qualche collega sindaco di Comuni limitrofi, come ad esempio il sindaco Giovanni Bruschetti di Massagno, di posizionare alcune strutture là dove un giorno la città si espanderà. Stiamo cercando di pianificare una logica delle infrastrutture di qualità in un perimetro che non è più il Comune, ma il territorio, e questo territorio sarà la città di domani». 

La realizzazione pratica non è facile, perché si tratta di rinunciare a una risorsa per metterla a disposizione anche dei cittadini di altri Comuni. «La città del domani va oltre i confini della città stessa e investe un territorio molto più ampio ma omogeneo. Sono nuovi modelli di territorio che dobbiamo incominciare a studiare», sottolinea Giudici, che ha in mente di seguire sul piano amministrativo uno sviluppo che è nella mente di tutti. Molti residenti, pur sentendosi cittadini di un Comune piuttosto che dell’altro, sentono di vivere in una città che va dal Monte Ceneri a Chiasso. «La programmazione delle risorse deve seguire questo modo di ‘usare’ il territorio, proprio per collocare le infrastrutture in modo da mitigare il pendolarismo e ridurre la mobilità. E questo significa evitare doppioni così come pensare a opere che servono un bacino di utenza più ampio del singolo Comune. È un nuovo modello di sviluppo a cui dobbiamo tendere se vogliamo essere competitivi con le altre città che ci stanno attorno». Giudici guarda lontano, è un sindaco che riesce a sognare pur senza tralasciare i problemi concreti e contingenti. Quelli di cui si parla ogni giorno sui giornali e quelli che gli vengono sottoposti negli innumerevoli contatti personali. Non è solo questione di voti o di prestigio personale. In una fase storica in cui la politica così come è stata immaginata oltre cento anni fa viene messa in dubbio da liberismi e populismi, l’amministratore ha il compito di testimoniare l’importanza della dimensione pubblica, della partecipazione e dell’amministrazione. «Devi far sentire alla gente che le sei vicino. Far sapere loro che c’è una realtà che è in grado di aiutarli. E in fondo anche, perché no, dare speranza». 

 




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