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10.02.2009 in Ticino Management - keywords: editoriali, speciale fondi

Speciale fondi 2009: L'editoriale

Le tante lezioni del 2008

Quando Ticino Management in dicembre ha messo in cantiere questo prodotto qualcuno, anche fra i miei collaboratori, si è chiesto: “Ma è davvero il caso di dedicare un numero speciale ai fondi di investimento proprio in questo momento?”. Rileggendolo prima di andare in stampa mi chiedo, invece, come sarebbe stato possibile, per l’unico mensile di informazione finanziaria della piazza ticinese, non dedicare ampio spazio ai fondi. I 18 mesi alle nostre spalle sono infatti incredibilmente ricchi di insegnamenti, per gli investitori, per l’industria dei fondi, per quella del wealth management e per le autorità di regolamentazione. Vediamo di farne solo un elenco di estrema sintesi, accettando il rischio di dimenticarne molti. 

1) Il fondo d’investimento, in... fondo è solo uno strumento. Il valore aggiunto, la differenza la fa la capacità di creare con questi strumenti, ed eventualmente altri, un portafoglio in grado di raggiungere gli obiettivi dell’investitore. Insomma, nel bene e nel male la gestione di portafoglio si è dimostrata nel 2007-2008 un elemento centrale. Dico nel bene e nel male perché la prova di quanto detto viene anche dai danni che gestioni poco attente hanno creato nei portafogli dei loro clienti. Il fai da te non funziona: occorre sempre un bravo consulente per progettare una asset allocation e soprattutto per cambiarla al momento giusto. E in Svizzera noi possiamo offrire questo servizio; non sempre lo abbiamo fatto, è vero, ma siamo in grado di farlo a ogni livello, non solo per i clienti facoltosi. In altri paesi, anche vicini, questa capacità non è ancora estesa.

2) L’alta correlazione fra mercati e fra settori ha ridotto la differenza di performance fra fondi ‘di nicchia’ e fondi più generali. Nel 2006-2007 abbiamo visto una profusione di fondi dedicati a Paesi strani (a un certo punto esistevano in Europa una dozzina di fondi dedicati al Vietnam) o a settori estremamente specifici (ricordo un derivato dedicato alle aziende che estraevano petrolio dalle sabbie bituminose del Canada). Alla prova dei fatti si è visto che, se viene a mancare la disponibilità al rischio, fondi ‘clever’ e ‘plain vanilla’ rendono lo stesso. I primi costano solo di più. 

3) Sono state premiate invece le gamme di fondi in grado di presentare prodotti (e know how) su classi di asset non azionarie, penso alle convertibili, ai corporate bond per esempio. Anche qui un punto a favore per la Svizzera, dove questo avviene spesso.

4) Gli hedge fund hanno mostrato insieme la loro forza (poter andare contro il mercato se questo è il caso, passare da una classe all’altra di asset) e la loro debolezza (l’effetto leva, la necessità di un contesto bancario liquido e affidabile). Secondo me è significativo il fatto che quasi tutti i riscatti chiesti agli hedge provenissero da investitori ‘dell’ultima ora’ e meno preparati. Chi ha investito nel settore da diversi anni è rimasto (a meno di non avere problemi di liquidità) e con tutta probabilità si avvantaggerà di questa scelta nei mesi a venire. 

5) Gli hedge fund hanno però valorizzato anche i loro concorrenti, fondi ‘classici’ ed Etf. Come? Facendo vedere (Madoff insegna) quanto è importante la trasparenza, punto di forza dei fondi classici, e quanto conta una ‘catena corta’. I fund of fund che si limitavano ad acquistare quote di hedge per sentito dire, senza offrire valore aggiunto, hanno pagato la loro sostanziale inutilità. La regola è: se vendi qualcosa devi sapere cosa c’è dentro e possibilmente devi averla fatta tu. Vale per il panettiere sotto casa, per il concessionario di auto, vale per la finanza. 

Leggo con piacere che le società che gestiscono fondi si stanno posizionando per una ripresa non dell’economia, ma degli acquisti, soprattutto nel campo azionario. Scorrendo queste pagine è interessante capire come e soprattutto in che modo le molte lezioni del 2008 iniziano a essere colte dagli operatori. La mia convinzione è che la Svizzera ne trarrà più vantaggio di altri, e prima. 

Valerio De Giorgi



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