10.02.2009
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Ticino Management - keywords: editoriali
Adam Smith? Chi lo conosce?
Gli analisti da tempo si esprimono attraverso riflessioni ben ponderate e si guardano bene dall’emettere sentenze a vita, facendo del condizionale il modo verbale più usato, come deve peraltro essere nel loro lavoro.
Con lo stesso spirito confermiamo per contro il nostro ottimismo per l’economia in Svizzera, che andrà sicuramente meglio rispetto alle previsioni molto negative del momento. Godremo delle politiche storiche di coesione sociale nostre e di quelle che i nostri vicini metteranno in atto, soprattutto dopo che i primi mesi dell’anno avranno creato il necessario consenso, a botte di statistiche sull’occupazione e l’andamento delle aziende.
Probabilmente la Cancelliera tedesca e altri prenderanno misure ‘impensabili’, ma che si scopriranno essere prive di alternative. In altre parole dovremo aspettarci interventi pubblici che almeno per i prossimi anni faranno scomparire o quasi ogni sorta di liberismo.
Si inizierà, e non c’è scelta, dal sistema bancario, dove Bundesbank e Governo metteranno almeno 600 miliardi di Euro nelle 18 banche tedesche che, chi più, chi meno, sono in default. Mossa fondamentale affinchè si riapra totalmente il credito alle aziende e ai privati, senza i quali è impensabile nemmeno l’avvio di ripresa. L’Inghilterra è già su questa strada, 300 miliardi di sterline tra garanzie e cash sono già nel sistema bancario, altrettanti potrebbero nei prossimi mesi essere messi a disposizione. In Francia, dove le nazionalizzazioni le hanno viste non più tardi di una generazione fa, si fa il possibile per tenere lo Stato fuori dal gioco. Ma non è possibile.
Vogliamo dimenticare l’Islanda? L’Ungheria? I Paesi Baltici o la Spagna? La domanda non è ‘se’ ma ‘come’: opinionisti accreditati parlano di concentrare la ‘carta straccia’ in una ‘bad bank’ unica o in tante ‘bad bank’ quante sono le banche, e rimettere sul mercato (quando ne vale la pena) gli istituti di credito puliti e dotati di nuovo capitale.
A chi apparterranno le bad bank? Facile rispondere? Agli Stati, cioè ai contribuenti. Ma le ‘good bank’? In teoria agli azionisti che le acquisteranno in enormi Opa. In questo caso avremo una sorta di azionariato popolare (come la Migros), ma è più probabile che ‘in una prima fase’ anche le good bank rimarranno in qualche modo pubbliche.
Una cosa è certa: la politica europea sarà chiamata ad agire in tempi brevi. Il solo settore auto - virtualmente fermo - rappresenta 20 milioni di posti di lavoro e investimenti fondamentali per altre decine di attività collaterali. Ora che la causa principale del crollo dei consumi, la caduta del credito ai privati e alle società, è appurata, anche ai politici più vacanzieri è chiaro che raddrizzare il sistema bancario è il più urgente dei compiti ‘salva Europa’ da eseguire fino in fondo.
Una valanga di soldi, quindi, uscirà dalle casse pubbliche tanto da condizionare il futuro non solo dei nostri nipoti ma persino dei loro figli: cerchiamo allora di non sbagliare le scelte!
Un inizio d’anno, insomma, pieno di incognite, magari per certi versi paragonabile alla ricostruzione di una città rasa al suolo. Noi svizzeri no, ma i nostri vicini sanno cosa significa questa frase. E sanno che occorre ricostruire, ma facendo in modo che il ‘nuovo’ non faccia rimpiangere le rovine.
Valerio De Giorgi