06.12.2009
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Ticino Management - keywords: editoriali
Il futuro è a Est
Su un fatto sono tutti d'accordo: è un anno che non si dimenticherà facilmente.
L’autunno ‘08, i salvataggi pubblici dei bilanci delle banche e di altre istituzioni, le economie reali del mondo occidentale bloccate completamente per alcune settimane... tutte cose mai viste da questa generazione.
Dopo un primo trimestre di paura e uno in cui si procedeva a tastoni, gli indici sono partiti in quarta — abbiamo già ampiamente descritto il perché — mentre tutto ciò che non è finanziario in Europa ed America ha reagito solo poco. Da qui sono nate due categorie di persone: gli ottimisti e i pessimisti.
I primi, che credono al naturale decorso dei cicli, un po’ di anni buoni e un po’ di anni di magra, i secondi dritti a guardare, o peggio ad aspettare la fine del mondo, il 21/12/2012 (il film è nelle sale). Non c’è più l’America, o almeno quella che dal piano Marshall in poi si occupava dell’Europa perché l’amava culturalmente, perché temeva che una crisi l’avrebbe lasciata nelle braccia del comunismo e che soprattutto vedeva in Europa ‘big business’.
Ora gli Usa sono acciaccati, al punto da doversi puntellare da tutte le parti, e per rimettersi in piedi hanno definitivamente chiesto l’aiuto alla Cina. In più l’Europa gli gira sempre più le spalle, anche politicamente: perciò l’America non può e non vuole comperare l’esubero produttivo europeo. Gli ottimisti come noi guardano dalla parte dove sorge il sole e vedono nascere qualcosa di nuovo dall’Oriente. L’Asia potrebbe rappresentare, per l’Europa, quello che è stata l’America per 50 anni.
Diamo per scontato che il manifatturiero diventerà assoluto territorio asiatico (anche se Tremonti non la pensa così), ma per il resto nell’Europa tutto si potrà rafforzare, anche se con un importante taglio di forza lavoro. Un significativo esempio può venire dall’interesse delle autorità cinesi per le università svizzere: grazie al 20esimo posto del Politecnico di Zurigo nelle classifiche mondiali delle università, 100mila studenti cinesi hanno manifestato l’intenzione di iscriversi agli atenei svizzeri, il che ci fa capire che cosa ci potrebbe riservare il futuro.
Nella stessa direzione - ed è un’ipotesi fatta da giornalisti indiani alla nostra redazione - degli 1,2 miliardi di abitanti dell’India, il 10% è potenzialmente in grado di fare vacanze in Europa. Pensiamo a 120 milioni di turisti che, in viaggio da Londra alla Sicilia, passando per le Alpi svizzere, potrebbero far schizzare il Pil in ogni contesto delle nostre economie, come trasporti, alimentari, alberghi, prodotti regionali di ogni sorta, lusso compreso. E non abbiamo parlato della Cina. Mentre noi ne parliamo, Naguib Sawiris, egiziano proprietario di Wind, sta investendo un miliardo di franchi per trasformare Andermatt in una nuova Zermatt o Davos. Risiede in un legame più stretto con le nuove ricchezze l’unica e logica possibilità perché l’Europa s’agganci alla nuova ripresa.
Valerio De Giorgi