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15.10.2009
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Ticino Management - keywords: editoriali
Eppur si muove
La crescita dei titoli finanziari è stata vicina al 100 in sei mesi e c’è chi prevede un ulteriore 20%. In particolare i titoli bancari si sono ripresi grazie all’aiuto ‘celeste’ (vale a dire delle banche centrali e dei governi) e al recupero del mercato dei capitali interbancario.
C’è da chiedersi oggi come mai pochi avessero previsto questa ripresa. Dopotutto i presupposti erano chiari. Diverso il discorso, almeno in Europa, per l’economia reale. Siamo sempre alle solite: salari dei settori produttivi mantenuti bassi per arginare la concorrenza con i Paesi asiatici schiacciano i consumi. Ai lavoratori è stato chiesto più volte di fare la loro parte (e non chiedere aumenti) ma i governi non fanno nulla per ridurre gli oneri fiscali e contributivi che gravano sia sui dipendenti, sia sulle imprese. Rimane negli annali del ridicolo il fatto che poco più di un anno fa, in Francia e in Italia si sia prevista la defiscalizzazione delle ore di straordinario. Come se vi fosse la prospettiva di farne.
Si può sperare che l’aiuto venga dalle esportazioni di beni e servizi o da quella forma di esportazione che è il turismo? Ci vuole altro: l’occupazione in Europa toccherà presto il 10% della forza lavoro. Quei governi che hanno appoggiato la finanza ora devono assolutamente chinarsi sull’economia reale e fare il loro dovere. Nel nostro Continente sorprende che i Paesi dell’est, invece di un previsto calo del 5%, chiuderanno il 2009 con lo stesso Pil del 2008, e per la Russia, anziché un -6,7%, si prevede un sostanziale pareggio. Non a caso la borsa moscovita ha raddoppiato le quotazioni negli ultimi mesi. Come visto, anche l’Fmi prima ci manda all’ospedale, e poi ci dice che non siamo poi così ammalati. Un altro esempio di previsioni molto poco azzeccate è dato dal commercio mondiale, che sembrava calasse del 12% nel 2009, e ora dovrebbe salire dello 0,3%: “Carramba che sorpresa”...!
La verità è che il paziente è migliore dei medici, l’economia è fatta per sorprendere gli economisti, come ogni persona a contatto con la vita economica di tutti i giorni constata quotidianamente. L’inventiva non manca e l’informatica moltiplica l’effetto di scelte intelligenti e riduce i tempi in cui questo effetto si manifesta (come illustrano diversi articoli di questo numero). E chi dovrebbe scommettere su questa economia reale se non le banche che vivono di questo? Se la finanza non riconosce questa forza dell’economia reale l’ottimista penserà a una semplice ottusità. Il pessimista teme invece che nelle pieghe dei conti vi sia ancora qualche sorpresa.
Valerio De Giorgi
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