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02.02.2012 in Ticino Management - keywords: editoriali

Microfoni (troppo) aperti

Ormai non si salva più nessuno: attori, scrittori, sportivi, intellettuali, fisici o meteorologi... a tutti vengono chiesti chiarimenti sui destini dell’economia e tutti improvvisano pareri sulle complessità della finanza, a rischio anche di essere ingenerosi con gli addetti ai lavori.

Ognuno evoca i numeri che fanno più comodo o sensazione: per esempio, è di 15mila miliardi di dollari il debito pubblico americano o di 57mila miliardi considerando anche quello privato? È chiaro che l’economia globale allacciata definitivamente in rete non sfugge più alle regole e che la politica fatica a mettere ordine.

La finanza è vulnerabile a ogni speculazione proveniente da qualunque parte del globo. I governi del mondo occidentale con debiti pubblici fuori controllo sanno di aver ‘lasciato fare’ anche troppo e di essere colpevoli, e per questo si ‘autolicenziano’ lasciando il posto ai tecnici per riguadagnare in credibilità. In Europa la Germania, che dà lavoro all’indotto di tutta l’Europa grazie all’export tecnologico, dove eccelle, e che fornisce il turismo essenziale per tutta l’area del Mediterraneo e non solo, riceve costantemente botte da orbi. Si chiede alle sue banche di cancellare crediti sovrani e ai cittadini di ipotecarsi per generazioni al fine di meglio comperare i debiti degli altri e in cambio non ci si impegna nemmeno seriamente a estendere a tutti i Paesi la seria fiscalità germanica.

Provasse un non tedesco ad immedesimarsi in quel che pensa un operaio dei villaggi attorno a Stoccarda, chiamato a pagare per tutti gli scontrini fiscali che non ha visto nelle sue vacanze in Italia o per tutti i pensionati cinquantenni o statali doppiolavoristi che ha incontrato nei bar spagnoli, portoghesi o greci! La storia dirà che, grazie all’atteggiamento della Germania, fiscalmente l’Europa ha scoperchiato le inefficienze gestionali e passata la sbornia liberista sarà indiscutibilmente più equa anche con la ‘Soziale Marktwirtschaft’. Per fortuna il mondo ha sempre cinque continenti e l’Asia, dopo i boom del decennio scorso, si consolida anche per darsi regole, come le tasse punitive sull’immobiliare che effettivamente stanno calmierando il settore, tasse con le quali finanzia la spesa per le infrastrutture.

È curioso che ormai tutti vendono alla Cina, ma si vorrebbe punire chi importa dalla stessa. Rallegriamoci quindi che l’economia reale abbia iniziato il 2012 bene, stando alle grandi fiere internazionali. Anche il 2012 si chiuderà con un dato complessivamente positivo. Forse per gli investitori sarebbe più generoso guardare alle opportunità che l’economia reale offre. Le 5 stelle dell’It (Google, Microsoft, Ibm, General Electric, Intel) americano e mondiale chiuderanno il 2011 con un giro d’affari complessivo di 420 miliardi di dollari e 75 di utili netti, tutto meglio del 2010. Per il 2011 vedono solo positivo, e considerando che sono l’anima e il software dell’economia mondiale, le prospettive sono buone.

Valerio De Giorgi



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