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14.04.2010
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Ticino Management - keywords: editoriali
Materie prime, un primo segnale
Dopo le débâcle finanziarie e le ripercussioni su economia mondiale e private banking, la nostra redazione ha fatto ‘il primo giro’ nelle banche per vedere ‘se si è ripreso a lavorare’.
Certo, il contesto è diverso e le banche sono più attente: come ha detto il dr. Van, Cio di Julius Baer, su Finanz und Wirtschaft, “abbiamo sottovalutato i rischi e allo stesso tempo abbiamo sopravvalutato le nostre possibilità di muoverci con rischi sempre più ‘tignosi’ ”. Ma le banche centrali hanno lavorato bene, grazie agli interessi a zero, anche gli investitori hanno ripreso coraggio e l’industria della finanza ha ricominciato a girare. Con una differenza positiva: una forte, nuova sensibilità verso l’economia reale, considerata oggi come l’attore indispensabile. Questo vale per le commodity, asset class principe degli ultimi sei mesi, alla quale è dedicata una lunga inchiesta che ingloba, eccezionalmente, anche il nostro Osservatorio, e per altri articoli di Ticino Management.
Le materie prime oggi sono entrate anche nei portafogli dei medi e dei piccoli investitori, grazie al buono stato dei fondamentali, a un pizzico di speculazione che non deve mai mancare, e soprattutto al lavoro dell’industria della finanza mondiale ed elvetica, che ha saputo creare diverse famiglie di prodotti che permettono, in maniere diverse e ciascuna con le sue specificità, di inserire una o più commodity in tutti i portafogli. Ma diventa un segnale indubitabile di economia globale in ripresa anche il fatto che al Salone dell’orologeria di Basilea le maison svizzere abbiano annunciato incrementi di vendite in Asia persino del 35%. Dell’Asia parleremo sempre più spesso: i tempi per una ripresa più compiuta partono inevitabilmente dal ‘continente giallo’, dove anche i cosiddetti ‘mercati emergenti’ sono definitivamente entrati nella categoria degli affidabili.
Si calcola che il 44% (stima di PricewaterhouseCoopers) delle nuove quotazioni borsistiche saranno asiatiche: l’Europa dovrà definitivamente attrezzarsi per entrare in sintonia con un mercato molto complesso per carenza di infrastrutture, differenze linguistiche e culturali. Ma l’Europa ha anche un grande atout: per la nostra storia ricca di arte e di cultura rappresentiamo per l’Asia il vero faro dell’economia occidentale. Una prova su tutte: il 96% dei marchi del lusso sono europei, ed è proprio l’Asia che li sta togliendo da una situazione di grave difficoltà, non solo con gli acquisti ‘in patria’, ma anche come indotto dei flussi di turisti ‘gialli’ che sempre di più gratificano il continente europeo.
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