18.06.2009
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Ticino Management - keywords: 20 anni, finanza
Addio alla geografia
Franco Müller (nella foto), nato a Zurigo ma cresciuto in Ticino, continua a essere un ‘apripista’.
Studi alle commerciali di Bellinzona, all’Insead e alla London School of Economics, Müller ha alle spalle una carriera che comprende, citando solo alcuni incarichi, la direzione del Banco di Lugano appena acquisito da Ubs, la direzione della regione Ticino e del private banking mercato sud Europa per conto di Ubs e la creazione e la nascita della Banca di Gestione Patrimoniale di Lugano. Dal 2006 Müller, con l’entrata in vigore della nuova struttura integrata del Credit Suisse, è responsabile del private banking dell’area di mercato Italia e Monaco. A lui fanno quindi capo il responsabile del Market Group Italia in Ticino, l’amministratore delegato di Credit Suisse Italy e il responsabile del Credit Suisse nel Principato di Monaco.
Con questa struttura ‘per mercato’, Credit Suisse non ‘vede’ differenze fra mercato italiano e piazza ticinese, fra off-shore e on-shore?
Vede le differenze ma le supera, identificando e offrendo al cliente italiano le opportunità di ciascuna. Per essere presenti con efficacia nei mercati on-shore una banca oggi deve staccarsi dalle strutture organizzative basate sulla geografia e lavorare in un ottica di clientela/mercato. Dal 2006 il Credit Suisse si è dato una struttura integrata, ponendo sotto la stessa conduzione le attività che riguardano la clientela italiana, si trovino esse in Italia, in Svizzera o a Monaco. Questa struttura permette di operare in modo più efficente ed efficace sul mercato, concentrando le conoscenze e le risorse interne, per sfruttare appieno le sinergie a livello di Gruppo. Prodotti e servizi adattati alla clientela italiana possono essere così offerti ovunque, in maniera completa ed omogenea. Innovazioni sviluppate possono essere riprodotte efficacemente per tutto il mercato. All’interno di una simile struttura i consulenti possono fare esperienze anche all’estero, favorendo lo scambio di conoscenze sul mercato e sui servizi, rafforzando la collaborazione interna e la posizione di mercato della banca. Diventa anche più facile allargare i servizi alla clientela di puro private banking ad altri servizi del Gruppo, asset management ed investment banking, in maniera omogenea ed ottimale rendendo concreta la strategia integrata del Credit Suisse, che anche nell’ultimo anno si è rivelata vincente.
Ma che ne è del private banking svizzero in questa struttura?
È proprio la sua evoluzione: si tratta di dare un servizio completo, innovativo e di qualità, che sfrutta ovunque la lunga tradizione della banca svizzera nel private banking, l’esperienza e la conoscenza dei mercati. Servizio reso disponibile al cliente che sceglie dove vuole porre il suo punto di contatto con la banca. Nel caso della piazza finanziaria svizzera e con essa quella di Lugano, sono convinto che manterrà la sua importanza anche in futuro, perché la clientela continuerà ad apprezzare i nostri tradizionali punti di forza quali stabilità politica e sicurezza, oltre a tradizione, esperienza, conoscenza, qualità del servizio. Il cliente trova in una struttura simile tutto quello di cui ha potenzialmente bisogno, adattato alla sua specifica situazione. Possiamo offrire soluzioni sia di private banking puro che di bisogni finanziari coprenti tutta l’attività lavorativa ed imprenditoriale del cliente, sia a livello locale che internazionale, il che porta automaticamente ad un allargamento del potenziale sulla clientela di un determinato mercato.
Guardando a questi ultimi venti anni di storia del private banking svizzero si può dire che le banche svizzere hanno scoperto tardi il private banking on-shore?
Non direi. La presenza del Credit Suisse in Italia ha la stessa età di Ticino Management: 20 anni. Infatti, dal 1989 siamo nel private banking in Italia. Già più di dieci anni fa la banca aveva riconosciuto il trend di sviluppo locale dei bisogni di private banking e la tendenza ad una sempre maggiore importanza delle attività on-shore in generale. Il Credit Suisse in Italia ha 600 collaboratori con filiali a Milano, Roma, Bologna, Parma e Verona e agenzie in una trentina di città. Il private banking è un elemento importante nell’offerta di Credit Suisse in Italia, oltre all’asset management e all’investment banking.
Che difficoltà hanno trovato le banche svizzere in Italia?
Non penso che si siano trovate difficoltà particolari in Italia, non superiori a quelle che si riscontrano ogni volta che si entra su un nuovo mercato estero. È importante, direi in particolare nel private banking, avere un impegno di lungo periodo perché, se si vuole raggiungere una posizione significativa nel mercato e non ci si accontenta di una presenza di mera nicchia, gli investimenti necessari sono rilevanti e protratti nel tempo. Ora che ci penso: una difficoltà iniziale negli anni novanta e all’inizio di questo decennio stava forse nel trovare sul mercato del lavoro personale specializzato nel nostro settore. A quei tempi le banche italiane non conoscevano ancora il nostro modello di private banking, dovevamo quindi fare ampio ricorso alla nostra formazione interna. Nel frattempo il mercato italiano ha fatto passi da gigante e questa non è più una difficoltà.
Quali sono le prospettive dell’on-shore banking svizzero in Italia?
Vediamo prima i risultati acquisiti: nel private banking il Credit Suisse è la seconda banca estera in Italia in termini di patrimoni gestiti. Siamo l’ottava realtà italiana nel private banking italiano, includendo le grandi banche italiane. Stiamo parlando di un Paese che per il valore totale dei patrimoni della clientela è tra i primi in Europa, le opportunità di crescita sono quindi rilevanti. Noi possiamo offrire, come detto, il savoir-faire svizzero così come soluzioni sia di private banking puro che per i bisogni finanziari relativi a tutta l’attività lavorativa ed imprenditoriale del cliente, sia locale che internazionale. Quanto alle prospettive, il mercato italiano è molto importante per Credit Suisse: la nostra aspirazione è di essere riconosciuti come la prima banca a cui pensa un cliente italiano in termini di private banking.