21.06.2011
in
Ticino Management Donna - keywords: editoriali
Berlino docet
Dopo un breve periodo di inversione di tendenza, anche le metropoli europee hanno ricominciato a crescere.
Se nei paesi emergenti e in quelli più poveri la popolazione urbana aumenta a un ritmo tre volte superiore rispetto ai paesi sviluppati, anche nel mondo occidentale le città - grandi e piccole - sono in costante crescita. C’è però una grande differenza tra quanto accade nei paesi poveri e in quelli ricchi. In questi ultimi (ivi compresi quelli emergenti) l’urbanizzazione è frutto dello sviluppo: le città promettono molte comodità e possibilità di vita più interessanti per molti, ma soprattutto, oggi come in passato, offrono migliori posti di lavoro, come dimostra il recentissimo sudio della McKinsey dal quale è emerso che oggi Il 60% dei proventi economici mondiali è conseguito in 600 centri urbani.
Le metropoli moderne sono attualmente in forte competizione tra di loro contendendosi primati di vivibilità e attrattiva da diversi punti di vista.
E se sono numerose le città europee che nell’ultimo decennio sono riuscite ad innalzare molto il proprio charme, non c’è dubbio che Berlino sia in testa a tutte le classifiche. Dalla caduta del Muro ad oggi la capitale tedesca non solo è riuscita a ricollocarsi tra le metropoli trainanti riqualificando e valorizzando il proprio patrimonio storico, artistico e culturale passato, ma ha anche saputo trasformarsi in una fucina di modernità dal punto di vista architettonico-urbanistico, dell’arte e anche della scienza. Ma Berlino, a cui abbiamo dedicato in questo numero due ampi servizi, non è attraente solo per il visitatore: è anche una città tutta la vivere, per chi lavora, per chi studia, per chi vuole crescere la propria famiglia e anche per chi vuole diverstirsi. Ed è pure una città per tutte le tasche, giacché, nonostante il vorticoso sviluppo e le grandi operazioni immobiliari, il costo della vita non ha raggiunto i livelli di guardia di molte altre metropoli europee.
Ma come è riuscito questo miracolo in poco più di vent’anni? Certo è servito stare sotto i riflettori nel momento della ricostruzione, come è stato d’aiuto il fatto che una parte della città sia stata inserita nel 1999 nel patrimonio culturale dell’Umanità dell’Unesco, ma occorre osservare come la rinascita di questa città sia stata occasione di civili dibattiti e sia diventata per i suoi amministratori e per tutti i cittadini uno stimolo per puntare su uno sviluppo basato su scelte intelligenti e innovative e sovente molto coraggiose, che hanno permesso di sviluppare un fascino suggestivo, legato alla complessità della cultura e della storia appena passata e a un presente e un futuro in pieno sviluppo.
Un obiettivo che tutte le città europee, grandi o piccole che siano, oggi cercano di perseguire, perché il rischio della globalizzazione urbana è proprio l’omologazione su modelli metropolitani uguali e senz’anima.
Anche in Svizzera l’urbanizzazione conquista sempre nuovo spazio e alcuni ritengono che stia diventando un’unica grande metropoli: ma, pur senza sposare questa tesi estrema, non si può negare che l’area del Canton Ticino, insieme alle regioni italiane trasfrontaliere, somigli sempre di più ad una sola città. Per questo bisogna che lo spazio urbano sia di qualità. Che salvaguardi e valorizzi il proprio passato guardando con coraggio e determinazione al futuro. Molti giochi sono stati fatti ma molti altri sono ancora da giocare per permettere a quest’area di cogliere il treno delle nuove opportunità che oggi si profilano. Con gli atout di cui questa regione dispone, mutatis mutandis, diventare una piccola Berlino del sud Europa potrebbe essere difficile ma non impossibile. Bisogna che ci credano tutti!
Elisabetta Calegari