31.03.2011
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Ticino Management Donna - keywords: editoriali
Donna, vota donna!
Quando arriva il momento di redigere le liste dei candidati per le elezioni cantonali, in Ticino rispunta da qualche tempo una vecchia polemica: la percentuale di donne in Parlamento è ormai la più bassa nel confronto intercantonale e, quello che è peggio, da ben due legislature non solo non va migliorando, ma sta persino lievemente peggiorando.
di Elisabetta Calegari
Allora tutti i partiti - chi più, chi meno - si sforzano di trovare candidate ‘rosa’. Quest’anno lo sforzo, almeno sulla carta, ha dato buoni frutti, visto che le candidate al Gran Consiglio sono ben 185, circa il 25% del totale.
Ma l’esperienza insegna che non basta riempire le liste con nomi femminili per convincere l’elettore a votare le donne, e infatti finora la rappresentanza femminile in Gran Consiglio non è riuscita a superare il 10%, al punto che l’Ufficio Cantonale di Statistica sta realizzando uno studio sulla partecipazione delle donne alla vita politica cantonale, che analizza le ragioni di questa situazione. Da alcune anticipazioni sui risultati di questa ricerca emergono dati interessanti, ma non nuovi: nel rapporto tra donne e politica esisterebbero ancora molti stereotipi e (auto-) rappresentazioni. Un rapporto dunque ancora oggi difficoltoso e non privo di ostacoli.
Tra questi stereotipi vi sarebbe quello - falso, secondo l’indagine - che le donne non votano le donne. Ora, se è vero che la spiegazione della sottorappresentanza femminile non possa essere addebitata meramente a questo fatto, non si può neppure negare che un fondo di verità ci sia. Ce lo dice la matematica: se circa il 50% degli elettori è donna, così come lo è circa il 25% dei candidati, come si spiega che le donne elette finora non siano mai state di più del 10%? Quindi il fatto che le donne non votino facilmente altre donne è una realtà, che ora non vogliamo cercare di indagare, perché probabilmente si basa a sua volta su una cultura fatta di vecchi pregiudizi e luoghi comuni.
Pregiudizi e luoghi comuni che però occorrerebbe davvero cercare di superare. Mai come oggi la società ha bisogno di mettere in campo tutte le energie e le potenzialità di cambiamento di cui dispone. E le donne - come testimoniano le ricerche sull’argomento - rappresentano un’importante forza di trasformazione per una società più moderna. Un’adeguata rappresentanza di donne nelle istituzioni permetterebbe che i diversi punti di vista, modi di pensare, linguaggi e stili di comportamento, quello maschile e quello femminile, potessero partecipare alla progettazione di nuove modalità di convivenza civile. Per questo negli Stati Uniti è nata persino un’associazione dal simpatico nome Emily (che sta per “Early money is like yeast - it makes the dough rise”, Il primo denaro è come il lievito, fa crescere l’impasto) che finanzia le candidate donne e le aiuta ad entrare in politica, senza considerazione per l’orientamento politico. E in effetti le donne in politica vanno sostenute in modo particolare perché, contrariamente agli uomini, non hanno capacità aggregativa né di lobbying e inoltre sono sovente troppo critiche con se stesse per ritenersi idonee.
Eppure, dove il genere femminile si coalizza e ci crede, riesce a vincere. Finora le donne hanno votato gli uomini, adesso è ora che inizino a votare le donne!