09.10.2011
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Ticino Management Donna - keywords: editoriali
Generazione Y
C’erano una volta i "Baby boomer", nati tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e la metà degli anni Sessanta, figli del boom economico, delle lotte per i diritti civili, del movimento hippie, della rivoluzione sessuale, ma anche di fenomeni come lo “yuppismo” o il “workaholism”
Le donne di questa generazione hanno segnato massicciamente e in maniera molto determinata la propria presenza sul posto di lavoro, sono state le prime “donne in carriera”, una carriera tanto desiderata da rinunciare persino alla vita privata e alla famiglia.
Poi c’è stata un’ondata di riflusso, quella della cosiddetta “Generazione X”, un’espressione lievemente dispregiativa, resa celebre dall’omonimo libro di Douglas Coupland, ad indicare una generazione - quella nata tra la metà degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta - senza identità, senza nulla di rilevante da dire. Se la generazione dei Baby boomers era cresciuta in pieno boom economico con il massimo delle aspettative, la Generazione X si è sviluppata in piena recessione senza grandi sogni. Sul fronte dell’affermazione femminile nel mondo del lavoro, questa generazione ha vissuto una forma di stasi o - in alcuni paesi - persino di regresso rispetto alle conquiste precedenti. Sempre più scolarizzate, acculturate e piene di capacità a 360°, le donne della Generazione X sono state schiacciate dal cosiddetto “work-life-balance”, ovvero dalla difficoltà a conciliare la vita familiare, a cui - contrariamente alle loro madri - non hanno voluto rinunciare, con quella professionale, e dall’impossibilità di infrangere il famoso soffitto di vetro, con la conseguente rinuncia alla carriera. Al punto che la letteratura economica è piena di statistiche che mostrano come l’intero sistema abbia subìto una grande perdita per la rinuncia di molte donne a un percorso professionale adeguato alla loro preparazione.
Ma negli ultimi tempi si assiste a un’inversione di tendenza. È arrivata sul mercato del lavoro la “Generazione Y”, i cui appartenenti, chiamati anche Millennials o Echo boomers, sono le persone nate tra l’inizio degli anni Ottanta e i primi anni Duemila. Questa generazione è stata la prima a crescere senza la minaccia della guerra fredda; è caratterizzata da un maggiore utilizzo e familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali. In molte parti del mondo, l’infanzia della Generazione Y è stata segnata da un approccio educativo neo-liberale, derivato dalle profonde trasformazioni del costume degli anni Sessanta.
Sociologia a parte, la buona notizia - che si evince anche dalle testimonianze raccolte nella cover story di questo numero di Ticino Management Donna - è che stanno entrando sul mercato del lavoro molte giovani donne appartenenti a questa nuova generazione non solo fortemente scolarizzate e preparate, ma anche - finalmente! - determinate a farsi valere, programmando la propria carriera in modo tale da non dover rinunciare più a nulla. E se la società presenta ancora degli ostacoli, il mercato del lavoro, nonostante le difficoltà generali, oggi è molto più accogliente e disponibile ad ascoltare le esigenze di questa new entry, che rivendicano la propria “diversità” come elemento culturale costruttivo e forse determinante per affrontare le nuove sfide dell’economia di domani. Un segnale positivo che sarebbe un peccato ignorare!
Elisabetta Calegari