09.10.2011
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Ticino Management Donna - keywords: societa
A Berna, per una nuova Svizzera
Le priorità delle candidate ticinesi alle elezioni federali: economia, ambiente e socialità.
Nel cuore hanno il Ticino e il suo sviluppo, il lavoro e i rapporti con Berna. Sono le donne candidate alle prossime elezioni di ottobre per il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati.
Quasi tutte impegnate in politica da lungo periodo, le candidate sono consapevoli di giocare una partita difficile: se la tradizione venisse confermata,al massimo due di loro potrebbero essere elette nel Consiglio nazionale, mentre agli Stati le probabilità di elezione sono ‘storicamente’ scarse, come dimostra il fatto che non ci sia neppure una candidata in lista. In questa tornata elettorale poi la partita che si gioca è particolarmente dura: la crisi economica mondiale, l’instabilità dei mercati finanziari, i problemi dell’UE, il ruolo della Svizzera a livello internazionale e i molti problemi interni - sanità, scuola, pensioni… - sono solo alcuni dei nodi con cui si dovrà confrontare il futuro parlamento di questo paese. Candidarsi a queste elezioni è già quindi una scelta coraggiosa.
Donne e politica, donne ed economia, donne e territorio. Le candidate mostrano di avere le idee chiare sui principali temi della tenzone politica e, per nulla intimidite dalla compagine che le vede scarsamente rappresentate, sono impegnate per le rispettive liste e partiti. Con le loro idee originali e una passione che raccontano a Ticino Management Donna.
Un viaggio tra idee, opinioni e aspettative delle candidate, scoprendo lati e interessi a volte sorprendenti. Con un comune denominatore: un grande bisogno di mostrare a Berna un Canton Ticino unito, coeso nei suoi obiettivi, non più disponibile a farsi ‘ignorare’ o a presentarsi con l’immagine ‘debole’ di chi può solo ‘chiedere’.

La composizione delle liste, come sempre, è stata laboriosa. Negli organismi di alcuni partiti i candidati sono stati scelti sulla base di maggioranze risicatissime…Per le donne, invece, non ci sono stati ‘scontri’ al calor bianco come per certi candidati maschi. Sottovalutazione? O maggiore saggezza nella scelta delle candidate? «Sono preoccupata per l’assenza delle donne in politica», esordisce la candidata del PPD, Monica Duca Widmer, politica di ‘lungo corso’. «C’è un disinteresse generale verso la politica e verso la presenza ‘delle’ e ‘per’ le donne, in generale. Ciò che mi preoccupa di più è il calo della partecipazione alla vita istituzionale, ma è solo grazie a questa che si fanno le scelte fondamentali per il Paese». Quali? La candidata pipidina sottolinea il tema dell’innovazione: «Il benessere di cui abbiamo goduto per decenni ha contribuito al calo dello spirito imprenditoriale, della voglia di cambiare, innovare, cercare strade nuove. Se sarò eletta, mi batterò perché siano rafforzate le risorse economiche destinate alla ricerca e al trasferimento delle tecnologie. La Svizzera e il Ticino devono tornare a produrre beni di qualità: il nostro patrimonio principale è la materia … grigia».

Innovazione, lavoro, tecnologia, perché i giovani e le giovani ticinesi abbiano un futuro di lavoro, piena occupazione e benessere. Un tema, quello della disoccupazione giovanile, che angustia in particolare la candidata del PLR al Consiglio nazionale, Maristella Polli, volto noto della RSI, che da tempo ha smesso le vesti di anchorwoman per dedicarsi a quelle più impegnative e faticose di donna in politica. «A me premono molto l’occupazione e la formazione giovanile», afferma. «Mi preoccupa sapere che centinaia di giovani apprendisti non trovano aziende in cui svolgere il proprio tirocinio. Vedo dietro queste difficoltà molteplici responsabilità: famiglie e ragazzi che si orientano verso le professioni consolidate, i lavori tradizionali, senza disporsi a guardare oltre, verso aree innovative e del futuro. Inoltre c’è il problema dell’alta formazione: tra gli allievi della Università della Svizzera italiana i ticinesi sono solo il 27%. Perché i giovani non approfittano della qualità del nostro polo?».

La formazione è nelle ‘corde’ della maggioranza delle candidate, direttamente correlata alla condizione giovanile. Preoccupa anche l’abbandono precoce della scuola, la percentuale troppo alta di bocciature nei licei, i giovani che approdano alla scuola di commercio dopo aver tentato due o tre volte altri indirizzi… Preoccupa, poi, un mondo del lavoro sempre più popolato di stranieri, dove alcune professioni - vedi, per esempio, nella sanità - sono snobbate: i medici di formazione e origine svizzera sono sempre di meno, per non parlare di infermieri e paramedici. Il rapporto tra mondo della formazione e mondo del lavoro presenta, dunque, storture che andrebbero sanate: «Vedo un fiorire di facoltà, come per esempio quella di comunicazione presso l’USI, che fabbricano potenziali disoccupati. Mentre sarebbe opportuna una presa di coscienza da parte delle famiglie per diversificare i curriculum verso altre aree professionali ‘snobbate’», insiste Polli.

Dal fronte della Lega, i temi elettorali sono quelli che il movimento di Giuliano Bignasca ha sollevato da sempre: socialità, lavoro, economia, stranieri, mobilità, cultura e sicurezza. Roberta Pantani, quindici anni in politica, sceglie tra questi temi, in particolare, quello della crisi del Canton Ticino: «Il cambio euro-franco ha influito molto sul benessere e lo sviluppo del nostro territorio. Sono preoccupata soprattutto per la mia regione, il Mendrisiotto, e se sarò eletta a Berna riproporrò il tema del Ticino Zona Franca», unitamente agli obiettivi economici cari al movimento leghista: maggiore competitività fiscale del Ticino, sgravi fiscali per persone fisiche e giuridiche, sedi fiscali in Ticino di grandi superfici di vendita, banche, assicurazioni, aziende elettriche… E poi basta tasse sulla prima casa, mentre occorre mettere in campo aiuti allo ‘start up’ di giovani aziende: «meno burocrazia, più ascolto», esige Pantani. «Orari d’apertura più liberi per negozi ed esercizi pubblici e riequilibrio degli effetti tra le diverse Regioni del Cantone. Senza dimenticare che vanno rivisti i flussi finanziari Ticino-Berna». Punta all’ambiente, e non potrebbe essere diversamente, la ‘verde’ Greta Gysin: «Vorrei occuparmi soprattutto della questione energetica, della protezione e valorizzazione dell’ambiente, ma anche del lavoro. Occorre proteggere l’occupazione ticinese anche nel terziario: troppi posti di lavoro nei servizi e nelle professioni intellettuali vengono coperti da frontalieri e stranieri». Ma quali misure prendere? La candidata verde sa bene che le norme sulla libera circolazione delle persone non posso essere aggirate o ignorate. La strategia proposta è - ça va sans dire - ‘diametralmente opposta’ a quella della Lega: «la protezione dei lavoratori ticinesi si attua attraverso la fissazione di un salario minimo e alle aziende vanno garantiti sgravi fiscali per le assunzioni di lavoratori svizzeri e ticinesi in particolare».

Anche dal fronte dell’UDC, primo partito nazionale, a prevalere è il tema dell’interesse nazionale e, in particolare, la questione giovanile. «I punti qualificanti del nostro programma sono sicuramente la difesa della sovranità nazionale e una strenua battaglia a favore dei giovani ticinesi, che sempre più si confrontano con il problema di trovare un posto di lavoro, per colpa dell’aumento esponenziale del frontalierato», afferma la candidata Lara Filippini. In un contesto come quello attuale sempre più incerto e «…dove sempre più partiti cercano di minare l’indipendenza del mio paese», dice, «devono essere messi al primo posto i bisogni dei nostri giovani e delle nostre aziende, affinché restino il più possibile indipendenti».

La sinistra arriva alle elezioni determinata a far valere i suoi valori e obiettivi di sempre. Marina Carobbio, candidata del Partito Socialista e già attiva in Consiglio nazionale dalla scorsa legislatura, pone al centro del suo programma elettorale diversi temi: «Tra le mie priorità politiche c’è un sistema sanitario di qualità accessibile a tutti. Ci vuole una cassa malati pubblica nazionale semplice, efficace e trasparente. Un’altra priorità è sicuramente la politica economica con l’obiettivo di difendere e realizzare posti di lavoro qualificati e contrastare il dumping salariale. Oltre a salari minimi legali è necessario un rafforzamento delle misure di accompagnamento agli accordi bilaterali. L’abitazione è uno spazio di vita che deve essere accessibile a tutti. Dobbiamo rafforzare i diritti degli inquilini e permettere a ognuno di scegliere se vivere in affitto e disporre di un’abitazione propria». Lo sviluppo economico deve però essere sostenibile, aggiunge: «m’impegnerò per proteggere il nostro ambiente e operare per una migliore qualità di vita, in particolare investendo in energie pulite e trasporti pubblici efficaci».
No alle quote rosa
Su un punto le signore candidate sono tutte d’accordo: no alle quote rosa. E ciò, sebbene vi sia la consapevolezza di una condizione femminile penalizzata sia nei luoghi della decisione politica, sia negli ambiti dell’economia e della finanza. Nessuna vuol sentire parlare di ‘poltrone’ riservate al gentil sesso. I dati statistici, però, sono impietosi. Nella classifica mondiale della rappresentanza politica femminile delle assemblee nazionali elettive, la Svizzera occupa il ventiseiesimo posto, con una percentuale di rappresentanza che non arriva al 30 per cento. Su 68 candidati ticinesi alla prossima tornata per l’elezione del Consiglio nazionale le donne sono 19, ma la loro probabilità di riuscita è piuttosto esigua. Nessuna donna ticinese, d’altra parte, ha mai fatto parte del Consiglio degli Stati.
In qualsiasi modo la si voglia leggere, questa sotto rappresentanza femminile costituisce un limite. Ancor di più se è la società civile ed economica ad essere fotografata. In Ticino, infatti, negli ultimi venti o trent’anni le donne hanno conquistato posizioni di rilievo: la preponderanza maschile permane, ma in taluni ambiti la presenza femminile è in netto aumento. Ciò avviene in segmenti economici anche innovativi. Nel settore della ricerca delle risorse umane, per esempio, la maggioranza delle società ticinesi di HR (human research) sono dirette e gestite da personale femminile; nella ricerca medico scientifica e nelle produzioni a più alto valore aggiunto (farmaceutica, per esempio) le donne hanno saputo conquistarsi spazi importanti, così come nell’insegnamento universitario.
Il 2010 ha rappresentato un traguardo per le donne svizzere in termini di rappresentanza politica. Oltre alle quattro donne presenti in Governo, il Parlamento svizzero ne ha elette altre tre alle più alte cariche dello Stato: alla presidenza della Camera del popolo la socialista Pascale Bruderer Wyss, a quella della Camera dei cantoni la liberale radicale Erika Forster-Vannini e alla presidenza della Confederazione la popolare democratica Doris Leuthard, seguita, quest’anno, dall’uscente Micheline Calmy-Rey. Una situazione di grande impatto anche simbolico per un Paese in cui le istituzioni politiche erano riservate agli uomini fino a pochi decenni fa. Un Paese che, a livello federale, ha approvato il suffragio femminile nel 1971, mentre a livello cantonale ha dovuto attendere fino al 1990 prima che l’ultimo cantone - Appenzello Interno - si allineasse.
Il 23 ottobre, dunque, sono da eleggere 2 deputati per il Consiglio degli Stati, con il sistema della maggioranza assoluta a circondario unico e 8 deputati per il Consiglio nazionale, con il sistema proporzionale a circondario unico per la legislatura 2011-2015. Il meccanismo elettorale non garantisce le ‘quote’ come avviene in altri paesi. Una soluzione che non piace. Ma l’approccio al problema delle candidate non è tuttavia univoco. Dice Filippini, unica candidata dell’UDC al Nazionale: «Non credo ad un ‘emarginazione’ della donna dalla politica nazionale. Si sa che la politica differisce, soprattutto per il carico di lavoro e di tempo speso a favore del cittadino, a livello comunale, cantonale o nazionale. Credo che una donna che voglia avanzare in politica vada incontro a sacrifici maggiori di quelli di un uomo, in special modo se si ha una famiglia da mandare avanti, il che chiaramente non implica che non si possano portare avanti entrambi i progetti, ma molte di noi rinunciano ad una carriera politica in favore di qualcosa che ritengono più importante. Sono scelte di vita in cui nessuno deve aver diritto di metter bocca: spazio per le donne in politica c’è e ci sarà sempre». Fissare per decreto la percentuale di donne nei consessi elettivi non convince la candidata verde Gysin, che si presenta in una lista dove la metà dei candidati sono donne (oltre a lei, Elena Bacchetta, Jessica Bottinelli e Claudia Cappellini): «Non si affronta così il problema. C’è tanto lavoro da fare a livello culturale e politico. Il tema va affrontato nelle istituzioni nazionali e cantonali». La ricetta leghista di Pantani, che nella lista della lega corre con un’altra donna, Silvana Minoretti, parte dal basso. Secondo la candidata la ‘palestra’ politica fondamentale è il territorio: Comuni e Cantone sono i luoghi della politica dove s’impara il ‘mestiere’, l’arte della mediazione e della decisione: «Nei comuni operano tante donne ma sono i partiti che devono averne maggiore considerazione». Innegabili, però, sono gli svantaggi, le condizioni di partenza di tante donne che, seppure valide e motivate, trovano l’ostacolo oggettivo della famiglia, dei figli e del lavoro, del tempo necessario, insomma, da dedicare alla politica. «Le quote rosa non risolvono il problema di fondo - nota Polli, la sola rappresentante femminile della lista liberale-radicale del Nostro cantone -, cioè la condizione sociale della donna presa da più ruoli. È questo il punto sul quale dobbiamo continuare a lavorare». E concorda Duca Widmer, a sua volta unica candidata ticinese del PPD al Consiglio nazionale: «Viviamo ancora un dibattito politico ‘sessista’: la nostra battaglia sarà ancora lunga». La socialista Carobbio, che condivide la lista socialista al Nazionale con altre tre candidate, Françoise Gehring, Denise Maranesi e Gina La Mantia, dissente in parte da questa impostazione: «Non si tratta semplicemente di candidare delle donne, ma soprattutto di far sì che una volta candidate siano sostenute dal proprio partito. Ma come in ambito lavorativo, così anche in politica donne e uomini devono poter conciliare le diverse attività con la vita famigliare».
B&B: le relazioni tra Berna e Bellinzona
Quando Blocher venne a marzo di quest’anno in Ticino per parlare con gli esponenti della Camera di Commercio Ticinese, disse che aveva capito di più in quelle due ore, riguardo i problemi del Ticino, che dalla delegazione di consiglieri nazionali a Berna. Un’affermazione che fece scalpore. La candidata dell’UDC Filippini sottolinea: «per migliorare i rapporti con Berna e soprattutto far capire i nostri problemi non si può pensare di esser eletti per andare in parlamento come se si andasse in gita scolastica». Insomma, bisogna farsi ascoltare e spiegare punto per punto tutti i problemi senza avere il timore di farlo.
Auspici per un impegno corale ed unitario, invece, da PPD, PLR e Lega. Le candidate promettono di ‘fare squadra’. Un Ticino diviso a Berna, dicono, non serve a nessuno. Più precisa nelle intenzioni la candidata della Lega: «I rapporti sono tesi perché spesso da Berna calano decisioni non confrontate e condivise. Si prenda per esempio la questione del Terminal dei trasporti a Chiasso, proposto dall’Ufficio federale dei trasporti. Ancora una volta s’interpreta il Gottardo come un confine politico: ciò che accade in Ticino è secondario». Tutte le candidate intervistate pongono l’accento sulla necessità di una maggiore coesione nazionale. Le relazioni tra Berna e Bellinzona sono parte di un problema più ampio: la necessità del superamento degli egoismi di parte, di popolo e di regione. «Purtroppo negli ultimi anni abbiamo assistito a un allontanamento del Ticino da Berna e non solo il contrario» riprende la candidata socialista Carobbio. «È sicuramente legittimo e a volte necessario mettere l’accento sui problemi locali, ma non ci si può limitare a questo. Come ticinesi dobbiamo anche essere coscienti di essere membri della Confederazione e di essere maggiormente presenti a Berna. In questo senso la designazione di un delegato per i rapporti confederali ha rappresentato un passo avanti importante. Auspico quindi che in futuro ci sia una collaborazione tra Governo cantonale e deputazione ticinese alle camere federali».