05.12.2008
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Natale made in Switzerland (Parte 1)
I festeggiamenti natalizi possono essere un’occasione per programmare delle gite oltre Gottardo e andare a caccia di strenne nelle piazzette di Zurigo o Montreux può fornire lo spunto per riscoprire le varie e ricche tradizioni natalizie svizzere.
In passato, nella Svizzera orientale, al momento della messa mattutina d’Avvento, di origine medievale, si usava portare in chiesa lanterne a vento. La corona d’Avvento, di tradizione nordica, giunse in Svizzera negli anni Venti e Trenta e si impose dopo la seconda guerra mondiale. Ma già nel XIX secolo l’attesa pre-natalizia serviva a insegnare ai più piccini la pazienza prima della meritata ricompensa. Da qui nacque il calendario dell’Avvento, contenente ventiquattro finestrelle decorate con immagini del Natale.
Il calendario dell’Avvento e la corona dell’Avvento, sulla quale si inserisce una candela per ognuna delle quattro domeniche dell’Avvento, sono ancora oggi parte integrante della tradizione natalizia elvetica. Durante le settimane dell’Avvento inoltre in molti centri di cittadine e villaggi si tengono i caratteristici mercatini di Natale.

Ma per entrare nel pieno dei festeggiamenti natalizi bisogna arrivare al 6 dicembre, giorno di San Nicola. Il culto di questo santo (noto nella terminologia popolare come S. Nicolao), vescovo di Mira in Turchia, iniziò a diffondersi anche nell’Europa occidentale dopo la traslazione del suo corpo a Bari nel 1078. San Nicolao (“Samichlaus” in svizzerotedesco) riprese il ruolo di portatore di doni che nelle scuole conventuali e capitolari era ricoperto da un bambino travestito da vescovo. Di origine medievale come a Lucerna (dal 1496) o moderna come a Zurigo (dal 1947), numerose Società di S. Nicola mantengono la tradizione; Friburgo celebra questo santo, patrono della città, con un fasto particolare.

In generale San Nicolao è il santo patrono dei bambini. San Nicolao non si manifesta il giorno di Natale e neanche alla vigilia, ma la mattina del 6 dicembre quando riempie di noccioline, biscotti e mandarini le scarpe o gli stivaletti che i bambini hanno appositamente preparato la sera precedente. Nelle sue visite ai bambini, San Nicolao è accompagnato dalla figura dello “Schmutzli” (“Père Fouettard” nella Svizzera romanda o “servo Ruprecht”, in italiano, anche se da noi la tradizione è pressoché inesistente), personaggio lugubre, vestito di nero e con il viso sporco di fuliggine che porta un bastone (“Rute”) e un sacco di juta pieno di regali.
In altre regioni del Paese esistono personaggi femminili che rivestono un ruolo analogo, come la Befana nel Canton Ticino, per analogia alla tradizione italiana, o la “Chauche-vieille” nella Svizzera romanda, che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio porta dei dolciumi ai bambini bravi e dei pezzi di carbone (cioè grosse zollette di zucchero nero) a quelli cattivi, depositandoli nelle calzette che vengono appese la sera precedente.

Il clou del festeggiamento avviene però in tutto il Paese la sera del 24 dicembre, la vigilia di Natale, una festa familiare molto sentita. È la sera in cui i bambini possono finalmente ammirare l’albero riccamente addobbato e illuminato in tutto il suo splendore e soprattutto con i regali accatastati sotto i rami. Nella Confederazione è ancora comune l’usanza di un tempo di accendere candeline vere sull’albero o lucette elettriche che emettono una calda luce giallastra, simile a quella delle candele, mentre le luci multicolori intermittenti, comuni in altre parti del mondo sono piuttosto insolite.
È anche credenza popolare elvetica che la notte di Natale gli animali sappiano parlare come noi. Questa credenza si ritrova anche nel Salento ed in gran parte del Sud Italia.

Nel periodo di alta congiuntura che fece seguito alla seconda guerra mondiale, la festa natalizia, dapprima di origine puramente religiosa e poi familiare, divenne un motore sempre più importante del consumo privato. Venne mantenuta l’usanza della messa di mezzanotte, cui si aggiunse a partire dagli anni Sessanta il corrispettivo ufficio evangelico.
L’introduzione delle strenne natalizie, ossia del Natale quale giorno dello scambio di doni, è piuttosto recente (a Basilea, ad esempio, risale al 1820 circa). Ancora intorno al 1800 San Nicola era l’unico portatore di doni della Svizzera cattolica, mentre nelle regioni evangeliche del Paese lo scambio dei regali avveniva a Capodanno. L’immagine di Gesù bambino quale portatore di doni venne adottata dapprima dai protestanti.

La consuetudine dell’albero di Natale giunse dalla Germania settentrionale nel XIX secolo: dapprima si radicò nella Svizzera tedesca, prevedendo la collocazione di un unico albero nella chiesa, nella casa parrocchiale o nella scuola, mentre a partire dal 1900 si diffuse in tutto il Paese.
Più antica è invece l’usanza del presepio, con figure in terracotta, cera o legno in uso, ad esempio, nei Grigioni a partire dalla fine del XVII secolo. Il più antico Bambino noto è quello di Sarnen (metà del XIV secolo). La natività fu al centro anche di caratteristiche rappresentazioni teatrali (la più antica si svolse a San Gallo nel XIV secolo), dette “Sacre rappresentazioni”.

Dagli anni Sessanta è stata ripresa l’usanza tedesca di addobbare, a Natale come a Ognissanti, le tombe dei cimiteri con ceri che testimoniano il legame con i defunti.
Tradizionalmente, ai bambini delle regioni cattoliche veniva raccontato che i regali erano portati da Gesù Bambino, o “Christkind” (in tedesco) o “Petit Jesus” (in francese). Oggi però il personaggio di Babbo Natale è universalmente conosciuto e forse più diffuso.
San Silvestro e Capodanno non hanno un valore particolare all’interno dell’anno liturgico, ma acquistarono importanza quando, con l’adozione del calendario gregoriano, fu spostato l’inizio dell’anno civile (Calendario). Nel tempo il nuovo anno è divenuto oggetto di un’importante festa popolare, animata da balli in maschera (anche nella Svizzera francese dal 1900 circa), banchetti, fuochi d’artificio e dal suono delle campane.

Il 6 gennaio cade l’Epifania, conosciuta anche come il “giorno dei tre re”, perché, tradizionalmente, celebra il giorno in cui i Re Magi presentarono i doni al bambin Gesù, oppure come giorno dell’arrivo della Befana, in Canton Ticino e in alcune zone della svizzera romanda. In passato, alla vigilia dell’Epifania, o festa dei Magi, nelle regioni rurali era consuetudine benedire le case e contrassegnare l’architrave della porta con le lettere C+M+B (Christus mansionem benedicat, cioè “Cristo benedica questa dimora”), che il popolo interpretava come le iniziali dei tre Re Magi, Gaspare (in tedesco “Kaspar”), Melchiorre e Baldassarre (tradizione introdotta nel VII secolo). La torta dei re, con i suoi fagioli, riflette un’antica tradizione francese del X secolo, diffusa in Svizzera soprattutto nel Giura, mentre il 6 gennaio segna l’inizio del Carnevale (“Greiflet” a Svitto: corteo di schioccatori di frusta e di campanari). Un’usanza largamente diffusa in questa giornata in tutte le regioni linguistiche - in molte località riscoperta specialmente a partire dagli anni Trenta - sono i “canti della stella”, che assumono forme diverse in diverse zone del Paese (in alcune zone si tengono addirittura prima del Natale), ma che prendono tutti il nome dalla stella che viene portata dai cantori e che simboleggia la cometa che guidò i tre Re Magi della storia biblica. La processione di cantori, in genere gruppi di bambini, tra cui molti indossano costumi da Re Magi, può andare di strada in strada, di casa in casa o radunarsi semplicemente nella piazza principale del villaggio. Nella valle vallesana della Lötschental la festa ha luogo il 5 gennaio e i re in elaborati costumi procedono a dorso di cavallo accompagnati da numerosi giullari.

Anche altre feste senza connotazione religiosa si svolgono intorno al 6 gennaio, che comunque segna la fine del periodo festivo natalizio. A Svitto, per esempio, si tiene un tradizionale concorso di abilità con la frusta; la folla può inoltre assistere alla colorata processione dei “giapponesi”, un’associazione carnascialesca in costumi di stile giapponese, accompagnata da tre cavalieri e da una banda, che getta caramelle ai bambini al suo passaggio.