01.04.2009
in
Ticino Management Donna - keywords: cover story
Donne e finanza: la prudenza non è mai troppa
Prudenti per natura, le donne nel settore finanziario sono pochissime. C’è chi azzarda che, se fossero state di più, la crisi si sarebbe persino potuta evitare.
“Con più donne nei posti che contano i danni sarebbero stati limitati, perché hanno un rapporto meno disinvolto con il denaro”, ha dichiarato Loretta Napoleoni, economista, saggista, consulente di istituzioni internazionali, della Bbc e della Cnn, “l’uomo, abituato nei secoli a guadagnarlo, ne dispone liberamente. La donna invece lo amministra con cura perché non lo sente suo. C’è poi la differenza ormonale. Gli estrogeni femminili rendono cauti e meno propensi all’azzardo. Infine, tra i 25 e i 35 anni, l’età media di chi opera nella finanza, una donna diventa madre e scopre che la vita ha un limite: non può morire, per non lasciar solo il figlio, e diventa prudente”.
E anche in Francia ha fatto scalpore il risultato di uno studio del professor Michel Ferrary della Ceram Business School. Secondo la ricerca intitolata “Quando la differenza di sesso protegge i titoli azionari dal crollo” le aziende che stanno resistendo meglio all’attuale tsunami finanziario sono quelle con una maggior percentuale di donne nel management. Nella ricerca è emerso come l’approccio ‘slow & steady’ - lento e stabile - mette le signore in posizione di vantaggio nei periodi di crisi economica.
Abbiamo chiesto cosa ne pensa ad una esperta del settore, Raffaella Jaquet, direttrice, presso PKB Privatbank di Lugano nel settore Clientela Privata.
C’è chi pensa che, se le donne, prudenti per natura, nel settore finanziario fossero state di più, la crisi si sarebbe potuta addirittura evitare o, per lo meno, sarebbe potuta risultare meno grave. Qual è la sua opinione in proposito?
La finanza, nonostante il genere del sostantivo, è nata al maschile. Con il passare degli anni, sempre più donne però si sono avvicinate a questo mondo portando con sé prerogative tipicamente femminili come la cautela, la poca propensione al rischio, la maggiore ponderazione nell’agire per paura di sbagliare e di essere giudicate incapaci (conoscenza dei propri limiti)…. Visto che ogni gradino conquistato nella carriera di una donna è sudato, quest’ultima sviluppa un grande senso di responsabilità. Diventa più calcolatrice, esamina in dettaglio le possibili conseguenze e tutto questo la spinge a prendere decisioni più ponderate. Nonostante questa premessa, non mi sento di dire che la crisi si sarebbe evitata, tutt’al più, forse, sarebbe stata più contenuta e, provocatoriamente, forse meno devastante.
Emerge in questo frangente anche un elemento nuovo e cioè che la capacità di investire e gestire il proprio denaro rappresenti qualcosa che vada al di là del mero profitto, bensì si tratti di una vera e propria esperienza di vita che prende le mosse obbligate da una conoscenza profonda di se stessi e dei propri limiti. In quest’ottica l’approccio ‘slow & steady’ metterebbe le donne in posizione di vantaggio nei periodi di crisi economica. Cosa ne pensa?
La donna per natura cerca stabilità. Questo suo modo di essere si riflette anche sulla gestione del denaro. Trovo dunque che l’approccio ‘slow & steady’ possa essere considerato un’espressione di questa nostra peculiarità.
In via generale le donne sarebbero più attente e meticolose nell’analizzare i rischi di un investimento, che peraltro tengono in portafoglio a più lungo termine rispetto agli uomini. Si mostrano altresì più inclini ad investire in settori alternativi quali le energie rinnovabili o in iniziative di microfinanza. È d’accordo?
Mi trovo d’accordo per quanto riguarda l’attenzione e la meticolosità nell’analizzare un tipo d’investimento, perché sono dell’idea che tutto ciò è dovuto al nostro senso critico.
Per quel che concerne gli investimenti in settori alternativi, entrambi i sessi sono fondamentalmente interessati, bene inteso, se ne è constatata la validità. A questo tipo di investimento sono più interessate le nuove generazioni di gestori, a prescindere dal sesso.
Il fenomeno dell’attenzione ai propri risparmi e al trading borsistico è in crescita e coinvolge, oltre ai professionisti della finanza, anche risparmiatori, gente comune e, soprattutto, sempre più donne. Sono ad esempio le donne che, in momenti come questo di crisi, gestiscono la finanza familiare. Questo emerge anche alle nostre latitudini?
La donna, a queste latitudini, è da sempre stata considerata come la custode del focolare. Questa millenaria concezione resta oggi, facendo le debite proporzioni, più che mai attuale. Però posso dire dal mio osservatorio che sono ancora poche le donne che vengono in banca e, da sole, danno indicazioni precise sulla gestione del loro patrimonio.
Sul fronte della consulenza il cliente del servizio finanziario apprezza e da credito ad un’interlocutore femminile?
Il cliente (uomo o donna che sia) cerca soprattutto professionalità indipendentemente dal sesso. Se devo proprio osservare qualcosa, mi sento di poter dire che i clienti uomini con una interlocutrice finanziaria donna si sentono a proprio agio ritenuto come nel rapporto non si instauri il meccanismo del confronto.
Ritiene che nel prossimo futuro nel mondo della finanza ci saranno dei cambiamenti che porteranno anche ad una migliore distribuzione dei ruoli tra sessi, favoriti anche dalla nascita di nuove regole, più etiche emagari più condivise anche dalle donne?
Credo che la crisi che stiamo vivendo porterà ad epocali cambiamenti. La ‘Best Governance’, ad esempio, poggia i suoi cardini, tra le altre cose, sulla maggiore trasparenza dei mercati e sulla ricerca di un equilibrio tra l’utile e il rischio che l’investitore si deve assumere. Alla luce di ciò in questo ambito la maggiore propensione alla ponderazione, specifica del gentil sesso, non potrebbe che essere riconosciuta avendo quale effetto indiretto anche l’aumento della presenza femminile nel mondo della finanza. Non da ultimo desidero sottolineare che il nostro Consiglio Federale vede la presenza di tre donne su sette membri e che la prima cittadina svizzera è una donna…senza leggi emanate ad hoc come, ad esempio, le quote femminili.
|
La finanza al femminile, una realtà in rapida evoluzione
“I soldi sono un’emanazione di sé: lasciare che a occuparsene siano gli altri è come demandare la gestione di una parte della propria vita”. È l’idea forte della consulente finanziaria statunitense Suze Orman, diventata una sorta di guru del settore, scrittrice di numerosi bestseller. In questo senso, la capacità di investire e gestire il proprio denaro rappresenta qualcosa che va al di là del mero profitto, trattandosi di una vera e propria esperienza di vita che prende le mosse obbligate da una conoscenza profonda di se stessi e dei propri limiti. Per questo occorrerebbe che le donne gestissero da sole le proprie ricchezze.
I temi del rapporto fra donne e finanza sono tanti, dalla gestione dei conti online all’opportunità di giocare in borsa, purché a valle vi sia un’opportuna formazione sul trading. Chi sa fare trading, infatti, può trarre le maggiori opportunità e arginare di molto i rischi.
Il trading online - ovvero la negoziazione di titoli finanziari effettuata con l’ausilio del computer e di internet - è un fenomeno nato negli Stati Uniti a metà degli anni ‘90 e ben presto importato nel nostro Paese, dove ha avuto alterne fortune fino ad oggi. Negli anni recenti si nota una presenza davanti al monitor anche di un target femminile. Prima timidama poi sempre più agguerrita e sicura, tanto che oggi si può dire che almeno il 15-20% dei trader siano donne e ragazze. Una curiosità: l’età media delle clienti-trader è di una cinquantina d’anni. Segno che sono molte le pensionate che, come le controparti maschili, si dedicano al trading online grazie alla disponibilità di tempo e all’assenza di impegni lavorativi.
Ma la finanza online non è solo trading. L’attitudine femminile all’utilizzo degli strumenti digitali per la navigazione in internet, per l’investimento e per la gestione del risparmio sono tutti insieme indicatori essenziali per interpretare le tendenze e anticipare lo sviluppo di un settore di punta come quello, appunto, del trading online.
Un mercato, quello del banking, che a differenza di quello del trading sta cambiando molto rapidamente e che potrebbe avere in futuro forti ricadute su quest’ultimo proprio per la sua funzione di primo approccio, di “palestra” per la gestione dei soldi via internet. Una palestra che è anche un test dell’affidabilità dei sistema e della possibilità o meno di essere truffati.
Secondo dati recenti, solo tre anni fa le donne ‘on-banking’ erano circa il 20% del totale, mentre oggi sono già il 38%.
|
Eva per Eva
Nonostante i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni le donne faticano ancora a confrontarsi con questioni di carattere finanziario. Questo, malgrado nell’ambito di alcuni sondaggi (tra cui quello commissionato dalla Commerzbank nel 2003) sia emerso chiaramente come l’indipendenza economica costituisca per loro un obiettivo primario, ancor più importante dell’incontro con ‘l’uomo della vita’. Un dato confermato anche dall’inchiesta sulla felicità condotta nel 2008 dalla rivista Emotion: tra i fattori che incidono sulla percezione di una donna riguardo alla propria felicità personale, la tranquillità finanziaria si colloca al terzo posto.
Partendo da queste considerazioni la Banca Coop ha sviluppato il Programma Eva: qualcosa di più di un progetto, bensì una filosofia di consulenza cui l’Istituto ha deciso di ispirarsi. Il Programma Eva è nato nell’ormai lontano 2001 in risposta al mutato ruolo della donna all’interno della società e al cambiamento registrato nell’avvicendarsi delle sue fasi di vita.
Ticino Management Donna ha raccolto la testimonianza di Anja R. Peter, membro della direzione di Banca Coop, responsabile del dipartimento Distribuzione. Tra le sue varie competenze vi è quella del Programma Eva.
Perché Banca Coop ha sviluppato un programma solo dedicato alle donne?
La nostra filosofia ha preso corpo da queste riflessioni: da un lato, vogliamo rendere la sfera finanziaria più accessibile e ‘attraente’ per il pubblico femminile, dall’altro intendiamo proporre i colloqui di consulenza personalizzati come momenti privilegiati in cui discutere dei passi da intraprendere individualmente in funzione della situazione del momento o dei piani tracciati per il futuro. La vita di una donna, infatti, può assumere contorni molto diversi: c’è chi ha figli e lavora a tempo pieno, chi è alla prima esperienza di lavoro, chi invece torna alla vita professionale dopo una pausa per perfezionarsi o mettere al mondo un figlio, c’è la single e la donna che vive in una famiglia allargata. La consulenza finanziaria deve saper rispondere alle esigenze legate a questi diversi modelli esistenziali. E non si tratta solo di ottimizzare al massimo il profitto di un investimento. Nel contesto dei colloqui, affrontiamo in modo mirato tutte le tematiche che andrebbero considerate in quella specifica fase dell’esistenza. Sicuramente, un punto importante è spesso rappresentato dalla previdenza per la vecchiaia. L’indipendenza finanziaria in età matura è una problematica che riguarda molte donne, anche se spesso, purtroppo, viene affrontata quando ormai il pensionamento è alle porte. In quest’ottica, riteniamo fondamentale preparare il terreno per tempo, insieme alle nostre clienti.
Come avvicinare le donne ai temi finanziari?
Per avvicinare le donne al tema finanziario organizziamo svariati eventi, dedicati ad un argomento ben specifico oppure orientati al networking. A tale scopo collaboriamo con diverse organizzazioni, come ad esempio Bpw (Business & Professional Women), Verband Frauenunternehmen, Wirtschaftsfrauen e la Hochschule Luzern (Women’s Finance). Completano il quadro alcune pubblicazioni ad hoc, incentrate sulle tipiche situazioni esistenziali che una donna può trovarsi a vivere: si tratta della newsletter elettronica evaletter e delle Pocket Guide.
Esistono delle caratteristiche femminili nelle scelte di investimento?
Nell’investire il proprio denaro, la maggior parte delle donne aspira alla sicurezza e alla stabilità (lo dimostra anche il loro atteggiamento nei confronti degli investimenti: tuttora, molte donne investono in prodotti noti e a rischio ridotto, come ad esempio il classico libretto di risparmio). Inoltre, le donne vogliono capire fino in fondo in cosa investono e come funziona il prodotto. Una buona soluzione non è sufficiente: cercano la perfezione (come sempre, in tutto ciò che fanno). Alle donne vengono attribuiti una maggiore sensibilità rispetto ai rischi e un approccio agli investimenti più difensivo e conservatore rispetto a quello degli uomini. È scientificamente provato che le donne percepiscono una data situazione come particolarmente rischiosa quando non si sentono ben informate al riguardo, e nella sfera finanziaria ciò accade spesso! E così siamo giunti a un altro punto importante: spesso le donne impiegano più tempo per decidere, perché vogliono essere del tutto certe della propria scelta. Quando si tratta di investire, non agiscono con la medesima disinvoltura degli uomini. È anche possibile rilevare una certa tendenza a prediligere gli investimenti in linea con i principi dello sviluppo sostenibile. Le donne amano conoscere nel dettaglio l’azienda e i valori su cui essa si basa: spesso per loro è questo il discrimine per concludere un investimento.
Da che tipo di investimenti le donne si tengono sostanzialmente lontane?
È un dato di fatto: le donne investono decisamente meno degli uomini sui mercati azionari. Numerosi studi dimostrano che di norma le donne ottengono dai propri investimenti risultati più lusinghieri dei colleghi uomini, se solo lasciano spazio al proprio intuito femminile. Questo aspetto risulta evidente anche nella lungimiranza con cui impostano la gestione del proprio deposito: le donne tendono, ad esempio, a ristrutturare con minore frequenza il proprio portafoglio, risparmiando così sui costi legati a tale operazione. Una volta scelta una strategia, vi restano fedeli e quindi di norma, nel lungo periodo, hanno maggiore successo. Secondo quanto dichiarato da Renate Schubert del Politecnico federale di Zurigo, gli uomini prediligono le situazioni decisionali contraddistinte da una certa componente ludica e da un’atmosfera di eccitazione; lo attesterebbero studi empirici sulla condotta di uomini e donne in materia di investimenti.
La crisi finanziaria sta insegnando qualcosa?
La crisi finanziaria, oggi sulla bocca di tutti, può rivelarsi un’ottima ragione per analizzare la propria situazione attuale in materia di investimenti. E cogliere così, allo stesso tempo, l’opportunità per adeguare il portafoglio alla fase esistenziale che si sta attraversando. Ma, chiaramente, vogliamo fare di più che non vendere prodotti: incoraggiamo le donne a riflettere sulla propria condotta in ambito finanziario, a porsi le domande giuste al momento giusto in modo da poter prendere decisioni migliori. Anche in questo caso una consulenza completa è essenziale, poiché in ogni fase dell’esistenza gli obiettivi, le priorità e le possibilità cui si conformano le decisioni quotidiane sono diversi.
Che riscontro sta avendo il Programma Eva presso il pubblico?
Il numero delle nostre clienti Eva, in costante aumento, parla da solo. I nostri eventi, pensati per divulgare le conoscenze basilari in materia di finanze in un contesto piacevole e interessante, registrano sempre tantissime adesioni. Siamo convinti di essere sulla strada giusta: lo conferma l’eco positiva che ci è giunta da tutti i contatti, le manifestazioni e i feedback ricevuti negli ultimi anni. Le donne apprezzano queste iniziative di approfondimento e, anzi, le richiedono espressamente. Oltre la metà della nostra clientela è costituita da donne: è dunque più che opportuno prendere sul serio queste clienti e dar loro voce.