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03.12.2011 in Attualità - keywords: inchiesta, previsioni

Il mondo nel 2012: investimenti concreti

Beni di consumo: bacco, tabacco e cioccolato. In un mercato globalizzato un numero crescente di analisti ragiona ormai in una logica di comparti e non di Paesi. La scelta dei comparti dipende in qualche misura dalle prospettive macro, ma a breve conta molto anche la valutazione media nel settore.  Il comparto dei beni di consumo, molto penalizzato in passato, ha a queste valutazioni delle caratteristiche interessanti. È ricco di società globali, che quindi possono trarre beneficio dalla crescita dei consumi nei Paesi emergenti, dotate di brand forti che non dovrebbero risentire della pressione sui prezzi e che potrebbero aggiornare i listini velocemente in caso di inflazione. «Noi siamo sovrappeso nei titoli consumer», commenta Yasmina Barin di Banca Syz, «nelle fasi di mercato volatili, i titoli food & beverage tendono a sovraperformare. Consigliamo Danone, che realizza il 45% del fatturato in Paesi emergenti e ha un ottimo mix di prodotti, Diageo, leader negli alcolici, che ha un bilancio molto solido, una buona crescita dei fatturati e una collezione di ottimi marchi, e Nestlé. La società di Vevey non ha visto ancora particolarmente premiata dai mercati la sua politica di dividendi alti e stabili, la visibilità negli utili e la diversificazione territoriale e per segmento». Banca Syz è anche positiva per i titoli del settore tabacco come Bat, Philip Morris e Imperial Tobacco, «che offrono una grandissima visibilità negli utili e sostanziosi dividendi», ricorda Yasmina Barin. 

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It: un altro morso alle mela. Uno dei vantaggi dell’alimentare è la scarsa vulnerabilità alle innovazioni del mercato, che invece è proprio il pane dell’alta tecnologia. Negli ultimi anni la scommessa sull’It è quella che ha pagato di più in termini di rendimenti e di capital gain. Non c’era bisogno di ‘insider’: bastava acquistare Apple o Google. Perfino Warren Buffett, da decenni guardingo nei confronti del settore, è entrato acquistando in borsa il 5,5% di un altro titolo ‘ovvio’, Ibm. Banca Syz rimane positiva per il settore nonostante le buone performance. «Certamente l’It non è immune dall’andamento economico globale, ma i modelli di business sono abbastanza resistenti perché ancorati a trend di lunghissimo termine, e le aziende leader riescono a mantenere la loro presa su una clientela fedele. Le aziende leader del settore non hanno quasi debito e anzi hanno spesso importanti riserve», sottolinea Yves Gallati di Banca Syz, «e nonostante questo le valutazioni rimangono interessanti: l’indice S&P It vale 12,2 volte gli utili stimati per il 2012 e 11,3 volte quelli del 2013, molto sotto le medie storiche». Banca Syz consiglia titoli del settore archiviazione dati come Emc, del settore sicurezza come CheckPoint Software, o nelle enterprise solution come Oracle e Sap. «In più siamo positivi su Apple, che dovrebbe profittare delle forti vendite di smartphone e tablets sia presso le aziende che per i privati», continua Yves Gallati. 

Pharma: un parcheggio in attesa di tempi migliori. Un settore tradizionalmente difensivo, e quindi secondo Ubs da sovrapesare, è quello della salute. «Le valutazioni sono modeste, i dividendi buoni e l’investitore ha meno patemi d’animo legati alle incertezze congiunturali», spiega Giorgio Cortiana, responsabile del research di Ubs Wealth Management. Dal settore non bisogna aspettarsi rivalutazioni stellari: «Diciamo che è una specie di ‘parcheggio’ per restare nell’ambito azionario, in attesa di tempi migliori. Per questi motivi fa parte dei settori che sovraponderiamo. Le nostre scelte regionali sono abbastanza equamente suddivise tra Europa (quindi Zona euro, Regno Unito e Svizzera) e Stati Uniti», continua Cortiana.

Utilities o telecom? Anche in una fase di contrazione dei consumi le bollette del telefono, dell’acqua e della luce si continuano a pagare. «In passato un atteggiamento difensivo nell’azionario avrebbe suggerito di sovraponderare sia telecomunicazioni sia utilities. Oggi preferiamo concentrarci sul settore delle telecomunicazioni in maniera geograficamente ben diversificata. Il settore non cresce molto, ma paga dividendi generosi. Invece le utilities in Europa vivono una fase strutturalmente difficile, non tanto per questioni di natura economica», nota Giorgio Cortiana, «quanto politica. Le strategie di risparmio dei governi e i cambiamenti normativi in materia di energia rappresentano delle serie minacce per il settore  e- non da ultimo - per uno dei suoi atout storici nei confronti degli investitori, cioè i lauti dividendi. Raccomandiamo quindi una sottoponderazione in questo compartimento del mercato azionario, in cui continuiamo a preferire gli Stati Uniti nei confronti dell’Europa».

Beni di investimento: via dalla fabbrica. Pollice verso per il settore beni d’investimento. «Le aziende europee sono colpite sia dalle condizioni macro, che non consigliano investimenti, sia dalla difficoltà di reperire credito. Manteniamo qualche doverosa riserva sull’economia statunitense, che nel 2012 dovrà convivere con meno aiuti fiscali e - probabilmente - con poca crescita dei consumi, poiché il mercato del lavoro sembra avviato verso un’anemia più strutturale che ciclica. Di conseguenza, raccomandiamo di essere generalmente sottoponderati su titoli legati al settore dei beni d’investimento e di concentrare le poche posizioni su aziende largamente diversificate dal punto di vista geografico e quindi capaci di cogliere la crescita relativamente migliore delle economie emergenti».

Real estate: la Svizzera val bene un mattone. Tutto sommato per l’investitore che ragiona in franchi, o interessato ad ancorare al franco parte dei suoi investimenti, il real estate svizzero rimane interessante. «La politica monetaria espansiva impostata dalla Banca nazionale pare ancora favorire un discreto andamento per gli investimenti immobiliari nei prossimi 12 mesi», afferma Roberto Mastromarchi di Banca Popolare di Sondrio (Suisse). 

Sebbene in più occasioni sia stata manifestata da parte della Banca nazionale svizzera una certa preoccupazione per il raggiungimento di prezzi elevati, «l’immobiliare - soprattutto il residenziale - rappresenta a nostro giudizio una valida soluzione per una parte del portafoglio di investitori che presentano un’attitudine al rischio moderata», nota Mastromarchi. Certo, non bisogna attendersi rivalutazioni a due cifre in conto capitale, «ma l’immobiliare svizzero può fornire buoni rendimenti, derivanti essenzialmente dal reddito, così come un discreto potenziale di diversificazione e decorrelazione rispetto all’azionario e ad altri attivi, quali le materie prime e i corporate bond». Per ridurre i costi di transazione e soprattutto per diversificare, Banca Popolare di Sondrio (Suisse) suggerisce di entrare con un portafoglio di fondi chiusi quotati sulla borsa svizzera, «con una preponderanza in abitativo residenziale e - in misura minore - sul commerciale». Non bisogna scartare le società immobiliari quotate, «che oltretutto pagano un dividendo piuttosto attraente», fa notare Mastromarchi, «ma va valutata per ogni società sia la leva finanziaria sia l’esposizione al commerciale». 

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A livello mondiale la filiera edilizia-immobiliare non suscita l’entusiasmo di Ubs Wealth Management. «Il settore dipende in modo piuttosto diretto dalla crescita degli affitti e questi dalla crescita mondiale», ricorda Giorgio Cortiana, «davanti a uno scenario di crescita mondiale - nella migliore delle ipotesi - modesta per i prossimi mesi, siamo tiepidi e quindi neutri». In linea generale Ubs preferisce le società d’investimento rispetto ai cosiddetti ‘developers’, vale a dire i promotori immobiliari. In un mercato debole meglio essere dalla parte di chi compra e può non comprare, che non dalla parte di chi deve vendere perché ha costruito. «In termini regionali le nostre simpatie vanno principalmente a Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera», aggiunge Cortiana.

Commodities: c’è spazio per scendere. Negli ultimi mesi le materie prime sono state influenzate principalmente dal rischio di rallentamento globale e dai timori di una crisi sistemica del sistema bancario della Zona euro. Due prospettive non positive per l’insieme delle materie prime, con l’eccezione dei metalli preziosi. «I buoni dati macroeconomici registrati negli Stati Uniti e in Cina, e le numerose decisioni politiche varate in Europa, hanno permesso nelle ultime settimane alle materie prime più cicliche di registrare un rimbalzo», nota Damien Grulier, analista commodities di Exane Derivatives, «non è pero il momento per fare acquisti indiscriminati. Le materie prime industriali ad esempio vengono da un lungo ciclo di crescita rispetto ai minimi del 2009 e alcune stanno attualmente scambiando a livelli elevati. Se il rallentamento economico si mostrasse più profondo delle stime, ne risentirebbero maggiormente». 

Se il quadro macro è negativo, l’equilibrio fra domanda offerta rimane soddisfacente. Non appena la domanda si fa un po’ robusta, l’offerta fa fatica a star dietro, come mostra il calo delle scorte di petrolio e metalli di base. Il calo delle scorte ha però anche un altra spiegazione: «Nelle fasi di incertezza le società tendono ad utilizzare le scorte, il che ha un impatto ribassista sulle materie prime e pone le basi per un bull market, qualora la fiducia torni sui mercati, obbligando le imprese a ricostituire le scorte», ricorda Grulier.

Per quanto riguarda gli idrocarburi. «Sia Brent che Wti si trovano attualmente in una configurazione tecnica di backwardation, segnale dello stress tra domanda e offerta. Il Wti è entrato in backwardation a fine ottobre, a testimonianza di una domanda robusta a fronte di un’offerta in calo per i problemi di produzione in Canada. Le scorte rilevate nello hub di Cushing negli Stati Uniti hanno registrato un calo del 20% dal mese di aprile e attualmente si attestano al livello medio degli ultimi 5 anni», nota Grulier. «Il Brent si trova sotto stress dall’inizio della primavera araba. La volontà dei Paesi dell’Opec di mantenere un prezzo del petrolio elevato e un rischio geopolitico importante, accentuato dal recente rapporto dell’Aiea sulla volontà dell’Iran di dotarsi di un arma atomica, si aggiungono ai problemi di produzione nel mare del Nord. Sul breve termine, i prezzi dovrebbero continuare ad essere robusti», prevede Cecconi, «a 12 mesi possiamo aspettarci una performance positiva del 10% sul Brent e del 15% sul Wti. Diverso il discorso per il gas naturale: la produzione di gas naturale è in rialzo continuo da diversi anni in America con lo sviluppo del shale gas. Le scorte sono elevate e tranne in caso di eventi climatici eccezionali i prezzi continueranno su un trend ribassista».

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Oro e argento. Sostanzialmente concordi le opinioni positive sull’oro, che forse non tornerà al suo massimo storico di 2500 dollari per oncia (equivalenti), ma trova una forte resistenza intorno a quota 1700 e rappresenta quindi una forma importante di assicurazione. 

In quasi tutti i portafogli di breve e medio termine trova spazio una quota significativa di oro da detenere attraverso Etf in una logica di breve o in maniera ‘fisica’ per gli investitori che prendono in considerazione gli scenari peggiori. 

Correlato sia all’oro che ai metalli di base, l’argento si è confermato molto volatile. Dopo la perdita registrata a settembre (-30% in qualche giorno), l’argento si è ripreso, supportato dal calo dell’avversione per il rischio. Il metallo è particolarmente caro da un punto di vista storico, anche rispetto all’oro e, secondo Exane, non perderà né guadagnerà in modo significativo nei prossimi 12 mesi. 

«Come nel 2011 anche nel prossimo anno il prezzo dell’argento dipenderà dall’andamento dell’oro, ma tenderà a sottoperformare il metallo giallo», afferma Luca Battaglia, investment advisor di Crédit Agricole, «essendo fondamentalmente costruiti sull’oro, ne deriva che prevediamo un moderato apprezzamento dell’argento, ma che le probabilità di rivederlo a 50 dollari sono molto basse».

«Quanto al prezzo di platino e palladio, anche se i fondamentali restano positivi nel breve termine, sarà influenzato soprattutto da flussi speculativi derivanti dall’incertezza del ciclo economico. Ci aspettiamo comunque un loro apprezzamento durante il 2012» continua Battaglia. Essendo metalli preziosi, ma utilizzati in modo intensivo nell’industria automobilistica, i prezzi di platino e palladio sono sensibili alla congiuntura economica. Per la precisione il platino, usato nelle marmitte catalitiche dei veicoli diesel più comuni in Europa, è legato alla crescita di queste aree mentre il palladio, utilizzato nelle marmitte catalitiche dei veicoli a benzina, è più esposto alle vendite di automobili in Cina e negli Stati Uniti. «Qualora il quadro macroeconomico europeo dovesse continuare a deteriorarsi, il platino dovrebbe soffrire più del palladio, sebbene dovrebbe essere supportato dall’oro, dato che ne è un degno sostituto nella produzione di gioielli. Complessivamente siamo positivi sui due metalli e stimiamo un ritorno a 1800 dollari a oncia per il platino», conclude Damien Grulier di Exane Derivatives. 



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