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20.11.2011 in Attualità - keywords: inchiesta, professioni, ingegneria

A corto di ingegneri: Un ingegnere a 360gradi

L’ingegnere che lavora nell’ambito della ricerca e sviluppo deve sapersi interfacciare con i diversi settori del marketing e dell’economia al fine di sviluppare prodotti multisettoriali rispondenti alle esigenze del mercato, alle logiche di branding e comunicazione, in armonia con la filosofia corporate dell’azienda.

L’attività innovativa è contraddistinta da un’alta complessità e si svolge all’interno di processi molto articolati e multidimensionali che implicano la gestione di aspetti tecnici, economici, sociali, culturali ed istituzionali sempre più inter e multidisciplinari e, soprattutto, in ambienti sempre più aperti ed interattivi. 

«Oggi», sostiene Siegfried Alberton, «si parla di innovazione aperta e distribuita anche in ragione della nuova fase della globalizzazione e dell’evolvere delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che fanno dell’impresa un sistema aperto, in equilibrio tra gestione interna e posizionamento competitivo nell’ambiente in cui opera. In un simile contesto le competenze in gioco sono molte, da quelle tecnico-ingegneristiche a quelle economico-gestionali-finanziarie a quelle socio-culturali ed istituzionali. Pur non giocando in solitaria, le competenze tecnico-ingegneristiche sono, da sempre, di fondamentale importanza in tutti i settori chiave dell’economia e della società. Lo sono inoltre, direttamente e indirettamente, in tutte le forme d’innovazione, che si tratti di prodotti, di processi produttivi, di forme organizzative o di modelli di business».

La figura dell’ingegnere manager, che in un simile contesto è sempre più ricercata, è chiamata a confrontarsi con i processi strategici ed operativi dell’azienda in cui opera adottando un approccio sempre più trasversale alla gestione, dove l’elemento umano e le problematiche economiche, organizzative, comunicative e finanziarie interagiscono strettamente con quelle tecnologiche. 

Ricoprire questo ruolo non è facile, perché nei curriculum di studio tradizionali le competenze sono tradizionalmente suddivise tra le facoltà economiche e tecniche e perché per comprendere esattamente i termini del problema occorre una esperienza pregressa nel mondo del lavoro. Ecco perché uno dei pochi curriculum di studio che può aiutare chi ha una formazione tecnica a divenire ingegnere-manager è offerto dalla Supsi, e precisamente dall’Executive master of business administration. «La figura professionale che emerge dal nostro curriculum», illustra Donato Ruggiero, docente responsabile del master, «è quella di general manager integrato. È importante per la figura del project manager, chiamata a gestire progetti sempre più complessi e strategici per l’azienda, potersi distinguere grazie alla capacità di integrare le proprie hard skills, competenze tecniche e professionali proprie del settore specifico, alle soft skills, competenze di gestione caratteriali e trasversali, quali ad esempio la predisposizione alla leadership e la capacità comunicativa, relazionale ed empatica».

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In una direzione simile si muove il Master of science in business administration con indirizzo in gestione dell’innovazione, della Supsi, diretto dalla docente Monica Pongelli. Il master si avvale della collaborazione del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi e dell’Istituto per l’imprenditorialità e le Pmi della Sup di Friburgo, preparando così gli studenti a diventare i protagonisti del cambiamento, dell’innovazione e dell’imprenditorialità. 

Come afferma Daniele Lotti, presidente dell’Associazione industrie ticinesi (Aiti) ed estimatore di questo master, «sono molti e fruttuosi ogni anno le sinergie e i progetti condotti dalla Supsi con le aziende ticinesi, che possono approfittare del suo trasferimento di competenze e tecnologie al fine di condurre in porto progetti e idee altamente innovative».

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È ovvio che a questo si aggiunge la necessità di una ottima padronanza delle lingue federali e dell’inglese. «La conoscenza del tedesco e dell’inglese sono atout non da poco per il raggiungimento del successo professionale», nota Daniele Lotti. Il tedesco in particolare è importante per l’ingegneria civile, «sia per chi lavora nell’ambito di progetti federali, Alp Transit, Ffs e autostrade, sia per seguire corsi di post-formazione e documentarsi sui nuovi metodi per progettare. Inoltre un ingegnere che lavora in Ticino deve sapere bene il tedesco o il francese perché diverse norme del nostro settore sono scritte in queste due lingue e non vengono tradotte in italiano», ricorda Pedrozzi.

«Per quanto concerne l’ingegneria civile», afferma Manuel Lüscher, responsabile del corso di laurea in ingegneria civile della Supsi, «ci si può chiedere se sia corretto considerarla una professione unitaria, in quanto oggi ci si confronta con una sempre maggiore spinta verso la diversificazione, per cui i processi costruttivi coinvolgono svariati attori e l’ingegnere civile deve essere in grado di gestire e operare con essi. Al classico curriculum dell’ingegnere si affiancano insegnamenti dedicati alla gestione dei progetti e della costruzione, che toccano aspetti finanziari, giuridici, pianificatori e ambientali: temi al giorno d’oggi fondamentali, poiché l’ingegnere civile assolve sempre più spesso anche il ruolo di coordinatore del progetto a lui affidato». 

La pluridisciplinarietà è dunque di fondamentale importanza anche per gli ingegneri civili: come evidenzia Luca Colombo, responsabile del Dipartimento ambiente, costruzioni e design della Supsi, «per molti progetti è necessaria l’integrazione di competenze diversificate: basti solo pensare alle implicazioni ambientali, che richiedono allo stesso tempo qualificate competenze in ambito energetico ed ambientale».

Su un totale di 681 nuovi iscritti ai corsi Bachelor della Supsi al 15 settembre 2011, sono 122 gli iscritti al Dipartimento tecnologie innovative, e 192 gli iscritti al Dipartimento ambiente, costruzioni e design. Nei Master, invece, ci sono 172 iscritti in totale, di cui 19 in ingegneria. 

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«In particolare», puntualizza Luca Colombo, «negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2011, gli iscritti ai corsi che afferiscono al Dipartimento ambiente, costruzioni e design, tra cui ingegneria civile e architettura, sono raddoppiati: da 250 a oltre 530. Verso la fine del diploma di laurea bachelor hanno un’occupazione assicurata e a tre anni dal conseguimento del diploma di laurea lavorano praticamente tutti. Il settore della costruzione è in continua crescita e sviluppo e, sebbene la domanda di ingegneri civili sia superiore all’offerta, la richiesta è generalmente soddisfatta. Sono circa una ventina gli ingegneri che si diplomano ogni anno e che si posizionano sul mercato del lavoro. Dal 2001 gli studenti sono raddoppiati, nel settore della costruzione sono stati 280, di cui il 55% ticinesi e il restante 45% composto da italiani e stranieri, provenienti dalla maturità professionale o da studi di geometra (specialmente gli studenti italiani). C’è una buona rispondenza alle aspettative sia degli studenti che dei futuri datori di lavoro, grazie al carattere professionalizzante dei curricula atti a favorire l’immediato inserimento nel mondo del lavoro. Infatti, quasi il 40% del loro tempo durante il semestre è occupato nello sviluppo di un’attività di progetto, l’elemento caratteristico su cui si fonda lo studio alla Supsi».

Le prospettive d’impiego dei neodiplomati appaiono dunque ottime, grazie anche all’approccio formativo della Scuola universitaria professionale che privilegia un forte orientamento pratico alla professione, coinvolgendo docenti con pluriennale esperienza professionale al fine di consentire al neodiplomato di potersi da subito interfacciare attivamente col mondo del lavoro.

«Difatti», afferma Manuel Lüscher, «tutti i nuovi ingegneri Supsi trovano immediatamente un lavoro stabile nel settore specifico di studio. Da statistiche interne risulta che circa il 95% dei diplomati è attivo nel campo ingegneristico, mentre la quota rimanente ha optato per un proseguimento degli studi, sempre comunque nel settore, presso politecnici e università fuori Cantone. La Supsi, e specificatamente il corso di laurea, non si limita ad accompagnare gli studenti nel loro curriculum di studi, ma si pone come punto di incontro tra associazioni di categoria, imprese e università, supportandoli nella pianificazione delle loro carriere. Negli ultimi anni si è registrato un continuo aumento di iscritti e soprattutto per l’attuale anno accademico 2011/2012 questo corso di laurea ha fatto segnare il maggior incremento percentuale (+41% rispetto al precedente) tra tutti i 21 Bachelor della Supsi. Le nuove matricole, che hanno intrapreso a settembre la formazione in ingegneria civile, sfiorano le 50 unità. Di certo questo è un dato incoraggiante per coprire la penuria d’ingegneri che si riscontra anche in Ticino, nonché una prova del successo della qualità dell’attrattività dello studio anche per effetto delle attività di ricerca svolte negli istituti Supsi, che costituiscono un punto di riferimento per la scuola e per tutti i professionisti del settore. Anche il numero delle diplomate e dei diplomati continua a crescere e si attesta (nel 2010/2011) attorno alla ventina, da riferirsi comunque a numeri di matricole ben più bassi registrati negli anni passati rispetto ad oggi. Analizzando i dati e conoscendo gli interessi delle scuole professionali propedeutiche si può affermare che questo trend di iscrizioni e di laureati sia destinato a consolidarsi e incrementare nei prossimi anni».

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Un altro aspetto da non sottovalutare nell’iter formativo di un ingegnere è quello relativo al perfezionamento e aggiornamento delle competenze dei professionisti. «A questo proposito», continua Manuel Lüscher, «il percorso formativo in ingegneria civile è costituito da due parti, la laurea e l’aggiornamento professionale. I corsi di formazione continua rispondono alle esigenze di perfezionamento e specializzazione dei professionisti durante tutta la propria carriera (long life learning) nel campo delle costruzioni, dell’energia e dell’ambiente. Insegnamenti concreti e multidisciplinari, che vogliono soddisfare le necessità del territorio in cui si opera e permettere così agli ingegneri di essere sempre al passo con l’evoluzione della tecnica e della professione».



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