Home » Attualità

 
13.09.2010 in Attualità - keywords: inchiesta, oro

È l’ora dell’oro?

Il prezzo è alto, ma in termini reali è pari alla metà del picco degli anni ‘80. Grazie agli Etf, l’oro è alla portata dei piccoli-medi portafogli. Le banche centrali hanno smesso di vendere. Diversi hedge fund si sono buttati a comprare e qualche banca consiglia di detenere in oro un 5-10% del portafoglio per proteggersi da inflazione e boom dei debiti pubblici.

Pochi mesi fa, durante la cosiddetta ‘crisi greca’, mentre il prezzo di un oncia d’oro superava i 1250 dollari e toccava i mille euro per la prima volta, in molte raffinerie di oro si facevano i doppi e tripli turni per tener dietro all’improvvisa domanda di lingotti e monete in oro proveniente soprattutto dalla Germania. Erano privati investitori alla ricerca di un bene dotato di un valore reale assoluto, una super-moneta riconoscibile e scambiabile ovunque, in qualunque condizione e indipendentemente da qualunque circuito finanziario o garanzia pubblica: l’oro. 

Follia collettiva o l’inizio di un trend? «Sicuramente non si trattava di una reazione esagerata, quanto il seguito di un movimento iniziato lentamente nel 2001 e che ha ancora un bel futuro davanti a sé», risponde Roger Keller, chief investment advisor per le international wealth management operation di Bnp Paribas. Una scelta radicale ma non incomprensibile, «considerando i rischi di ripresa a lungo termine dell’inflazione e le condizioni attuali e prospettiche dei debiti pubblici di molti Paesi». 
Chi ha l’età, e non sono pochi nel settore dell’oro, è tornato con la mente al 1980, quando l’oro schizzò in pochi mesi a 850 dollari sull’onda del panico creato dall’inflazione e dalla debolezza del dollaro. 
Ma perché l’oro? L’oro non è solo una materia prima. È denaro, una forma speciale di denaro. Storicamente è la madre di ogni valuta, per secoli è stata la giustificazione ultima di ogni banconota o documento contabile. A partire dal 1971 (vedere box più avanti) con l’abolizione del gold standard, il sistema di parità delle valute basato proprio sulla convertibilità del dollaro in oro, il mondo ha voluto credere che il sistema finanziario mondiale avrebbe potuto reggersi sulle sue gambe. Ma la sua ‘seconda natura’ monetaria messa da parte dalla metà degli anni ‘80 fino allo scorso anno riemerge periodicamente.
Il Gold Survey 2010, 43esima edizione dello studio redatto dalla società di consulenza specializzata Gfms, considerato la bibbia del settore aurifero, si apre sottolineando come nel 2009 la domanda di oro da investimento sia raddoppiata a 1750 tonnellate e abbia superato quella del settore gioielleria. Non accadeva da... l’avete indovinato?  Dal 1980.

201099_cover2.jpg

Del resto se la primavera 2010 ha segnato un picco delle quotazioni seguita da un leggero ribasso e da un recupero sempre piu netto nel mese di agosto, è dal 2008 che il prezzo dell’oro sale: del 45% e del 74% rispettivamente in dollari statunitensi e in euro a maggio 2010.
 Certo, in parte questo è dovuto al calo del dollaro ed è corretto affermare che almeno fino al primo trimestre 2010 il prezzo dell’oro è rimasto fermo e che è piuttosto il dollaro a essere sceso. Ma si sono manifestati anche nuovi volani di crescita. In ordine di tempo: 
• il quantitative leasing messo in atto dalla Bank of England e dalla Federal Reserve che è parsa a molti osservatori una creazione di moneta bella e buona;
• l’inquietudine ormai difficile da sopire nei confronti dei rischi di controparte (l’eventualità che una banca fallisca non potendo onorare gli impegni presi nelle sue attività di trading, come è accaduto a Lehman Brothers);
la crisi del debito dei paesi periferici dell’area euro, crisi che sarà anche considerata ‘risolta’ ma costringe comunque i titoli di Paesi che condividono la stessa valuta a pagare al mercato tassi di 120-150 punti più alti di altri (e non stiamo parlando della Grecia). 
“In periodi di crisi finanziaria gli investitori che detenevano oro in portafoglio se la sono cavata sostanzialmente meglio degli investitori senza oro; non serve tornare agli anni ‘90 per vedere nell’oro un deposito di valore sicuro”, scrive un Ubs research focus pubblicato anche in italiano nel giugno 2010, intitolato ‘Oro - la moneta per eccellenza’. 
Un’analisi attenta di questa asset non può prescindere dall’aspetto non monetario. 
Se l’oro desta sempre più interesse come bene rifugio, nel corso del 2009 e nel primo trimestre del 2010 la domanda da parte dei gioiellieri è crollata a livelli record mentre l’offerta cresceva anch’essa a livelli storicamente alti. Insomma, se non vi fosse stata la crescente domanda degli investitori, oggi ci troveremmo nel mezzo di una classica crisi ciclica di sovraofferta. C’è chi pensa che la natura ‘di commodity’ dell’oro riprenderà il sopravvento (con un crollo delle quotazioni) e chi invece ritiene che per un lungo tempo l’oro tornerà a essere una moneta sicura, anzi la moneta sicura.
I privati cittadini tedeschi, che hanno acquistato oro fisico da nascondere chissà dove, sono fra questi ultimi ovviamente. E sono in buona compagnia. 
Anche diversi hedge fund hanno preso posizioni in oro nel corso del 2009, il Soros Quantum Fund per 600 milioni di dollari. Il guru degli investitori europei ha parlato a Davos dell’oro come una delle possibili nuove ‘bolle’ d’investimento, ma ha anche ribadito recentemente il suo interesse per il metallo.
Alcune società di hedge fund hanno creato fondi azionari denominati in oro, invece che in dollari, euro o sterline. Si tratta di un modo per offrire ai clienti la possibilità di evitare il rischio cambio, in un periodo in cui le principali valute vengono guardate con sfiducia.
Questi hedge fund coprono il rischio ‘valuta’ acquistando oro, generalmente attraverso Etf. La Paulson & Co del finanziere John Paulson (fu uno dei pochi a prevedere la crisi dei subprime) aveva investito a fine marzo 3,4 miliardi di dollari, il 17% del suo portafoglio, in oro. 
Altri hedge fund denominati in oro, di dimensioni inferiori, sono stati varati nel 2009 dalla Osmium Capital Management e dalla Superfund Asset Management. John Paulson ha aperto un fondo interamente dedicato all’oro, con forti investimenti in società aurifere, tra cui una quota del 12% in Anglogold Ashanti e il 4% di Kinross Gold.

201099_cover3.jpg

I family office che gestiscono le fortune di dinastie imprenditoriali acquistano Etf o in misura minore fondi azionari, e lo stesso fanno i sovereign fund. Ha fatto scalpore l’acquisto di Etf Spdr Gold Trust per 1,45 milioni di dollari effettuato lo scorso dicembre dalla China Investment Corp (che ha portato a casa una plusvalenza del 30%).  
Più lenti nel decidere, ma in compenso più stabili come azionisti, si affacciano all’oro i fondi pensione, soprattutto europei, in cerca di un hedge per i loro investimenti in titoli sovrani. 
Fino a oggi i fondi pensione, molto attenti al rendimento annuo dei loro investimenti, hanno evitato l’oro, ma anche questo atteggiamento potrebbe essere sul punto di cambiare. 
Secondo il World Gold Council tra i fondi americani acquirenti di oro figurano il Teachers Retirement Scheme of Texas (per 125 milioni di dollari) e la New Jersey Division of Investment. 
 
di Alberto Pattono

 

 



Stai acquistando... (eShop)



(IVA inclusa/Costi di spedizione esclusi). Carrello vuoto.



Cerca Articoli


 

Ultimi Articoli


13.05.2012, in Ticino Management
A ognuno le sue ricette
13.05.2012, in Ticino Management
Real estate globale
13.05.2012, in Ticino Management
La forza tranquilla
13.05.2012, in Ticino Management
Il lusso cresce grazie ai Paesi emergenti
13.05.2012, in Ticino Management
L’arte di investire


Date

Keywords

Appuntamenti




Ultimi Utenti Attivi




Ultimi Commenti




Sondaggio

Contatto


Società Editrice Ticino Management SA
Casella postale 749
CH-6903 Lugano

Uffici: via Vergiò 8, 6932 Breganzona

Tel.: +41 (0) 91 610 29 29
Fax: +41 (0) 91 610 29 10
Contatto online


 
Attualità
Edizione elettronica
Ticino Management
Ticino Management Donna
Arte&Storia
Account
Blogs
Chi siamo
Login | Nuovo Profilo | Recupera Password