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08.02.2010 in Attualità - keywords: inchiesta, fare impresa in Ticino

Crescere in competitività: quali strumenti?

Provocatoriamente si può aggiungere che in Ticino i livelli salariali sono mediamente del 20% inferiori al resto della Svizzera: anche questo può essere considerato un vantaggio concorrenziale del Cantone? «In parte potrebbe esserlo, ma un territorio come il nostro non può basarsi, soprattutto in prospettiva, in maniera importante sul differenziale del costo del lavoro, a maggior ragione se consideriamo il contesto europeo nel quale la produzione a basso valore aggiunto, nella quale il costo della manodopera incide molto, non rappresenta certamente il futuro», risponde la consigliera di Stato.

Quanto agli strumenti che l’ente pubblico può mettere in campo per favorire l’imprenditorialità, sono di vario tipo, come ricorda Sadis: non solo incentivi diretti come sostegni finanziari o sgravi fiscali, ma anche la messa a disposizione di aree dotate di infrastrutture e la capacità dell’amministrazione di interloquire con l’imprenditore, mantenendo quell’immediatezza nei rapporti che è la nostra forza e che in altri paesi è sconosciuta. «Certamente bisogna verificare costantemente quanto gli strumenti legislativi cantonali di promozione siano adeguati ad una realtà che cambia: penso per esempio al fatto che oggi in buona parte il sostegno viene dato ad attività che devono essere in qualche modo legate alla produzione industriale, mentre sarebbe opportuno pensare anche alle attività di soli servizi, ma penso anche al fenomeno della microimprenditorialità, che possiamo già sostenere anche con le nostre misure di sostegno all’occupazione, perché sono sempre più numerosi i disoccupati che si riorientano avviando una propria attività», ricorda Sadis, «vorrei aggiungere che quando le strutture del mio dipartimento sono chiamate a valutare certi progetti che potrebbero beneficiare del sostegno pubblico si valutano anche le ricadute dirette sul territorio cantonale. Non sempre però il mercato del lavoro indigeno offre personale con le qualifiche e l’esperienza professionale richieste».

Nel campo della promozione delle attività imprenditoriali un ruolo importante viene svolto dalla Banca dello Stato. 

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«La Banca per mandato deve rivolgere particolare attenzione all’economia cantonale, e quindi essere particolarmente presente anche nel campo del credito aziendale. Non si può però chiedere all’istituto di comportarsi senza rispettare i criteri che deve seguire qualsiasi istituto di credito», osserva Sadis, «ricordo però che, nell’ambito delle misure decise dal Cantone per il sostegno all’occupazione e all’economia per il periodo 2009-2011, è entrato in vigore all’inizio di agosto il decreto legislativo concernente il rilascio di una garanzia da parte del Cantone a favore di BancaStato per la concessione di crediti a sostegno delle piccole e medie imprese colpite dalla crisi. Obiettivo della misura è quello di sostenere aziende strutturalmente sane ma che confrontate con la recessione possono vedersi negati finanziamenti dagli istituti di credito. La concessione di una linea di credito di 30 milioni di franchi da parte di BancaStato risponde a questo scopo». La partecipazione del Cantone è garantita attraverso la concessione di una fideiussione a copertura del credito complessivo erogabile tramite la linea di credito: la garanzia è pari a 1/3 di ogni singolo credito erogato e globalmente può quindi raggiungere al massimo l’importo di 10 milioni di franchi. Il provvedimento è valido per 12 mesi, ma esiste la possibilità di prorogarlo per altri 12 mesi. C’è però chi vorrebbe vedere BancaStato più attiva a sostegno di iniziative imprenditoriali innovative, per esempio attraverso il venture capital. «Le esperienze maturate in passato in questo campo da BancaStato non sono state molto positive: si tratta di un settore nel quale ci vogliono, oltre a notevoli capitali, profonde competenze specifiche, perché non è semplice identificare con sicurezza quali sono i progetti innovativi particolarmente promettenti», ricorda Sadis. In effetti anche la ‘sola’ identificazione dei settori più promettenti dell’economia non è un esercizio tanto facile. Se si pensa per esempio al settore finanziario e al suo indotto, importante per il Ticino, si sarebbe tentati di dire, visti gli avvenimenti dell’ultimo anno, che la tendenza è negativa e quindi non vale la pena continuare a puntare così tanto su queste attività. «Credo che il settore bancario e finanziario continuerà a ricoprire un ruolo importante per la nostra economia, non fosse altro per le competenze acquisite, a patto però che sappia riorientare la propria attività diversificando maggiormente l’offerta di servizi, riducendo così la propria dipendenza dalla gestione patrimoniale classica», ribatte Sadis, «sono comunque diversi i campi che si possono indicare tra i più promettenti: penso per esempio al settore delle energie rinnovabili (ricordiamo a questo proposito che sono passati pochi mesi da quando la Pramac ha dato avvio alla produzione di pannelli fotovoltaici di ultima generazione nel suo nuovo stabilimento di Riazzino, anche grazie al sostegno dato dal Dipartimento delle finanze e dell’economia, ndr.), settore che entra in linea di conto anche pensando alla necessità di rinnovamento del parco immobiliare; ma penso anche al settore farmaceutico, che deve continuare ad essere un punto di riferimento in Ticino e che potrebbe beneficiare dell’esistenza sul territorio cantonale di importanti centri di ricerca nel campo delle scienze della vita, dai quali, attraverso la tutela di brevetti, potrebbero anche svilupparsi interessanti realtà imprenditoriali; vi è poi il settore della salute, che come sappiamo è uno di quelli destinati a generare la maggiore crescita economica in futuro, soprattutto in una società che invecchia come quella occidentale: e considerando la qualità delle strutture sanitarie ticinesi, pubbliche e private, il Ticino può candidarsi a diventare il punto di riferimento per l’offerta di questi servizi per l’intera area insubrica, e addirittura per tutto il nord Italia». 



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