08.02.2010
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Attualità - keywords: inchiesta, fare impresa in Ticino
Crescere in competitività: il Ticino e la Svizzera
Il Ticino si colloca nella media svizzera per quanto riguarda l’imposizione fiscale e la disponibilità di personale altamente qualificato, mentre è sotto la media per livello generale di istruzione e allacciamento alle vie di comunicazione. Complessivamente il Cantone ha perso due posizioni rispetto al 2004, passando dal 19esimo al 21esimo posto.
«Sotto il profilo dell’attrattiva fiscale il Ticino, come indica anche lo studio, è complessivamente abbastanza competitivo», nota la consigliera di Stato Sadis, «per quanto riguarda l’imposizione delle persone giuridiche siamo in effetti leggermente al di sopra della media svizzera e, anche per questo, il governo - nell’ampio pacchetto di misure anticrisi - aveva proposto una leggera riduzione dell’imposta sugli utili delle imprese, sulla quale il popolo si è espresso lo scorso 29 novembre, proprio perché questo ci avrebbe permesso di riposizionarci nella media svizzera. Purtroppo, come noto, l’esito del voto è stato negativo. Per quanto riguarda le persone fisiche, come mostra il recente studio che abbiamo commissionato al Centro di competenze tributarie della Supsi, la fiscalità in Ticino è molto sociale per i redditi bassi (elemento che tra l’altro lo studio del Credit Suisse non prende in considerazione, poiché valuta la pressione fiscale sul reddito solo a partire dai 50mila franchi), ma anche per quelli medi e medi-alti, mentre è più onerosa in un confronto intercantonale per i redditi elevati, al punto che circa un terzo del gettito complessivo delle persone fisiche è garantito da una percentuale alquanto esigua di contribuenti facoltosi: dobbiamo però restare vigili, vista la crescente concorrenza fiscale tra cantoni, per evitare che queste persone (e questo riguarda direttamente anche le condizioni di attrattività per le attività imprenditoriali, perché spesso si tratta di manager di aziende) decidano di trasferire la propria residenza al di fuori del Cantone».
Per quanto riguarda il livello di istruzione va detto che lo studio fa riferimento all’ultimo Censimento federale della popolazione del 2000 e considera la percentuale della popolazione di età compresa tra 19 e 69 anni che ha concluso almeno un apprendistato professionale. «Si tratta quindi di un dato un po’ superato. Rammento, ad esempio, che il Ticino mostra un tasso elevato di giovani che proseguono gli studi oltre il periodo obbligatorio. Le persone più anziane hanno invece un livello di scolarità più basso. Inoltre presenze qualificanti per un territorio, come possono essere Usi e Supsi, nate a metà degli anni novanta, ma anche importanti centri di ricerca, irradieranno vieppiù benefici nel tempo», ricorda Sadis.

Per quanto riguarda il tema delle vie di comunicazione, il Ticino ha in effetti delle lacune da colmare sia nei collegamenti con l’esterno sia nella gestione dei flussi di traffico all’interno del territorio cantonale. «Vi sono però molti cantieri aperti che sono destinati a migliorare la nostra competitività sotto questo profilo: penso ovviamente ad Alptransit (la galleria di base del San Gottardo dovrebbe essere aperta nel 2017, quella del Ceneri nel 2019) ma anche al collegamento ferroviario tra Mendrisio, Varese e l’aeroporto della Malpensa (che dovrebbe entrare in esercizio nel 2013) o alla galleria Vedeggio-Cassarate (che sarà aperta nel 2011) per quanto riguarda l’agglomerato di Lugano», puntualizza Sadis, «certo restano alcuni problemi importanti da risolvere, come l’eventuale raddoppio della galleria autostradale del Gottardo (anche se a breve-medio termine la preoccupazione maggiore del governo è quella della paventata lunga chiusura della galleria per lavori di manutenzione straordinaria), il prolungamento di Alptransit a sud di Lugano (per il quale sono attualmente allo studio le possibili alternative) o il collegamento veloce tra il Locarnese e l’autostrada A2 - sul quale come noto si è pronunciato il popolo, che nel settembre 2007 ha bocciato la soluzione sottoposta al voto - che richiede anch’esso la presentazione di un progetto in tempi brevi».
Secondo la consigliera di Stato lo studio del Credit Suisse ha però il difetto di essere troppo ‘svizzerocentrico’: la qualità della localizzazione viene valutata in relazione alla possibilità di collegamento con l’unico polo considerato, che è quello di Zurigo. «Ovvio che sotto questo profilo il Ticino sia penalizzato. Si dimentica però di sottolineare la vicinanza del Cantone con il dinamico polo economico milanese, elemento che a mio avviso migliora notevolmente la valutazione della qualità della localizzazione del Ticino», sottolinea Sadis.
Nello studio non vengono volutamente considerati i fattori qualitativi della localizzazione, come ad esempio la bellezza del paesaggio o la qualità dei servizi dell’amministrazione pubblica, che presentano - si ricorda - dei limiti nella misurabilità e sono soggetti a un giudizio di valore che rende più difficile la comparabilità. «Proprio in relazione a questi fattori più difficilmente quantificabili il Ticino si trova in una posizione invidiabile, soprattutto per le caratteristiche del clima e del territorio, come spesso è riconosciuto in tutta la Confederazione ma anche all’estero», ricorda Sadis, «certamente il nostro territorio è più delicato di altri perché lo spazio a disposizione più ambito - quello delle pianure del fondovalle - è scarso, e quindi possono esserci esigenze a volte difficilmente conciliabili (per esempio tra destinazioni industriali e vocazioni turistiche). Sta a noi sapere gestire il territorio con grande attenzione, evitando di ripetere gli errori commessi nel passato».