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13.09.2009 in Attualità - keywords: inchiesta, settore farmaceutico

Terapie d’urgenza

Brevetti in scadenza, concorrenza dei farmaci generici, governi e privati meno disposti a pagare, mercato fermo o in riduzione. Per le grandi aziende del settore farmaceutico gli anni d’oro sono alle spalle e il futuro si presenta difficile. Ma i colossi svizzeri hanno indovinato la strategia giusta.

di Alberto Pattono e Marzio Molinari
Invecchiamento della popolazione, aumento delle malattie metaboliche e degenerative, crescita della ricchezza nei paesi emergenti, nuove frontiere aperte dalla ricerca. Il futuro dell’industria farmaceutica, un settore con circa 750 miliardi di dollari di fatturato nel mondo, sembrava solidamente ancorato a dei ‘megatrend’.
Da qualche anno, però, gli analisti più attenti si sono accorti che le cose non stanno esattamente così. I trend demografici sono confermati dai fatti, anzi per certi versi sono ancora più marcati del previsto, ma non si tradurranno necessariamente in una crescita di fatturato e utili per le aziende del settore, soprattutto quelle con sede in Europa o negli Usa. 

Per alcune tra le grandi case farmaceutiche, le cosiddette ‘big pharma’, si sta aprendo una fase difficile, caratterizzata da una riduzione delle entrate, una minore offerta di farmaci nuovi e da una compressione dei guadagni, stretti fra la concorrenza dei farmaci generici, la minore produttività della loro ricerca e sviluppo e dalla maggiore contrattualità dei pagatori (sistemi pubblici e assicurazioni private). L’industria insomma è diventata nel giro di pochi anni un ambiente selettivo e difficile come quello in cui operano le imprese automobilistiche, ad esempio. Con la differenza che in questo settore solo alcune realtà hanno colto in tempo il mutamento di scenario e si sono adeguate, e fra queste si distinguono i due colossi svizzeri: Roche e Novartis.

Una domanda debole. Ma vediamo perché l’ambiente è diventato così darwinianamente selettivo. Prima di tutto la domanda in termini di fatturato non aumenta. Negli anni ‘80 e ‘90 il tasso di crescita dell’industria farmaceutica mondiale è sempre stato a due cifre. Negli ultimi otto anni è sceso a una cifra sola, e ora si avvicina allo zero. Oggi per la prima vola Pfizer, GlaxoSmithKline e altre Case prevedono una crescita piatta o negativa.
Nel 2007 sul mercato americano le vendite di farmaci erano cresciute del 2,7%; nel 2008 solo dello 0,9%. Nel primo trimestre 2009 le vendite si sono contratte dello 0,6% rispetto al I trimestre 2008 e si prevede un calo dell’1-2% nelle vendite, il peggior dato da trent’anni a questa parte. Se ci limitiamo ai farmaci coperti da brevetto venduti in farmacia, il calo è ancora più marcato: -9% nel 2007, -16% nel 2008 e -12% nel I trimestre del 2009. E gli Stati Uniti da soli rappresentano il 39% della spesa farmaceutica mondiale. 
In Svizzera nel 2008 le vendite sono aumentate del 5,3% passando da 4,5 a 4,7 miliardi di franchi. 

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La crescita ridotta nei mercati occidentali è solo in parte compensata dal tumultuoso aumento della domanda nei paesi emergenti, i ‘pharma emergenti’ Cina, Brasile, Messico, Corea del Sud, Turchia, India e Russia. Sono ‘emergenti’ anche i Paesi di recente ingresso nell’Unione europea. Per arrivare ai livelli di cura standard in paesi come la Germania, la Romania (e perfino l’Italia) dovrebbero aumentare del 175% la spesa farmaceutica. Il ciclo economico non aiuta. Il settore farmaceutico mondiale non è sfuggito alla crisi economica mondiale: in maggio Ims, la società che - tenendo sotto controllo nel dettaglio la spesa farmaceutica in tutti i principali paesi del mondo - è il più importante provider di informazioni del settore, ha rivisto le sue stime relative alla crescita 2009, riducendole dal 5 al 3%.

La spesa farmaceutica mondiale sarà di 750 miliardi di dollari contro gli 820 stimati nell’ottobre del 2008. Nei mercati europei e in Giappone la crescita sarà dell’1-4%,e qui la gran parte della spesa farmaceutica è sostenuta dallo Stato; negli Usa, dove il peso ricade soprattutto sui privati, molte famiglie in difficoltà discontinueranno le terapie esistenti o rimanderanno l’inizio di nuove terapie. Ims ritiene che nel 2009 la spesa farmaceutica scenderà negli Stati Uniti dell’1-2% per poi risalire molto debolmente. In sintesi il fatturato 2013 sarà identico a quello del 2008. Va molto meglio nei Paesi emergenti, dove il tasso di crescita rimarrà a due cifre. Il settore pharma insomma non è a prova di recessione, è solo più isolato di altri. A questo bisognerà aggiungere le difficoltà di bilancio di tutti i Paesi avanzati, destinate a durare ben oltre una eventuale ripresa, che comporteranno tagli e risparmi anche sulla spesa sanitaria.




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