23.07.2009
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Attualità - keywords: inchiesta, auto ecologiche
Passare con il verde
Non è più solo una questione di ‘immagine’.
di Simona Manzione, Marzio Molinari, Alessandra Ostini, Elena Steiger e Claus Winterhalter
L’industria automobilistica mondiale - che nel 2007 produceva più di 73 milioni di veicoli, impiegando, indotto compreso, oltre 50 milioni di persone - sembra davvero aver imboccato, anche sulla spinta della necessità di ristrutturazione, la strada della produzione di vetture a basso consumo energetico e con bassi livelli di emissioni.
L'auto ‘verde’, che consuma e inquina poco, può rappresentare l’ancora di salvezza per risollevare le sorti un’industria automobilistica che sta attraversando una profonda crisi strutturale? Come indica un recente studio sul settore di Dexia Asset Management, l’industria automobilistica ha per sua natura un carattere ciclico ed è strettamente legata all’evoluzione dell’economia mondiale: concretamente questo significa che la domanda di veicoli da turismo è correlata positivamente all’evoluzione del Pil pro capite e negativamente al prezzo della benzina e al livello dei tassi di interesse. Si tratta quindi di un’attività industriale che regolarmente è chiamata a ristrutturarsi, anche perché storicamente ha sempre avuto la tendenza a sovrastimare il volume delle vendite e quindi a disporre di una sovracapacità di produzione. Nel contempo il settore auto è una fonte importante di emissioni di anidride carbonica: si calcola che sia responsabile di circa il 14% delle emissioni di gas a effetto serra di origine umana.
Necessità di ristrutturare e necessità di impedire pericolosi cambiamenti climatici si sovrappongono quindi attribuendo crescente importanza alla produzione di veicoli efficienti, terreno sul quale si è identificato un possibile percorso di ripresa per l’industria dell’auto. Nello studio di Dexia Asset Management si citano tre casi significativi di imprese che già si sono incamminate con successo in questa direzione. Toyota è il più importante costruttore mondiale ed è leader nel settore dei veicoli ibridi, con 440mila Prius II vendute nel 2007 (il 5% del volume complessivo delle sue vendite) e quattro altri modelli ibridi complementari commercializzati. La flotta di Toyota è una delle più efficienti per quanto riguarda il consumo di carburante, con una media di 149 g CO2/km nell’Unione europea nel 2007 (dove figura in quarta posizione su tredici) e con un’efficienza energetica media di più di 36 mpg negli Stati Uniti, che le permette di conquistare il primo posto in questo mercato. Psa Peugeot Citroën occupa l’ottavo rango al mondo per cifra d’affari; nel corso degli ultimi tre anni Psa ha venduto più di un milione di veicoli che emettono meno di 140 g di CO2 al km, realizzando così circa il 40% della cifra d’affari con la vendita di vetture che consumano poco carburante, il tasso più alto dell’industria automobilistica. Michelin, infine, ha lanciato nel 1992 la tecnologia dei pneumatici a bassa resistenza al rotolamento, capaci di ridurre il consumo di carburante del 5%, e in questo settore è leader mondiale.

«Se fino all’anno scorso le case automobilistiche ‘dovevano’ avere nel loro portafoglio delle vetture a basso consumo energetico e con bassi livelli di emissioni soprattutto, a mio avviso, per darsi un’immagine ‘verde’, ora questa scelta è dettata in primo luogo da ragioni strategiche legate alla comprensione che questo mercato è veramente destinato a crescere», nota Raffaele Domeniconi, direttore di Infovel, centro di competenze per la mobilità sostenibile di Mendrisio, «indubbiamente poi questa evoluzione è legata anche al fatto che molte di queste industrie hanno beneficiato di finanziamenti pubblici per superare la crisi degli scorsi mesi, finanziamenti che sono stati erogati proprio a condizione che si sviluppassero nuovi veicoli di questo tipo». Il mutamento sarà comunque graduale, perché cambiare il parco veicoli di un paese richiede molto tempo e perché le cifre in gioco sono davvero notevoli. L’industria automobilistica mondiale, come ricorda lo studio di Dexia Asset Management, ha prodotto nel 2007 più di 73 milioni di veicoli da turismo, furgoni, camion e autobus, per una cifra d’affari globale di 2 trilioni di dollari, occupando otto milioni di persone, ossia il 5% dell’impiego nel settore manifatturiero mondiale. Se oltre a questi impieghi diretti si considera poi che un numero cinque volte superiore di persone è impiegato indirettamente nelle attività industriali e di servizi legate al settore, ciò significa che oltre 50 milioni di persone traggono il loro reddito dal settore auto. «I prossimi vent’anni costituiranno un periodo di transizione in attesa che le auto davvero rivoluzionarie, quelle elettriche a celle a combustibile alimentate da idrogeno, vengano prodotte su grande scala e siano vendute a prezzi accessibili», spiega Renato Gazzola, segretario della sezione ticinese del Touring club svizzero, «in questo lasso di tempo i motori a benzina o diesel continueranno a ricoprire un ruolo determinante, affiancati da soluzioni alternative come i motori ibridi e quelli a gas naturale».
Ma qual’è l’atteggiamento del pubblico nei confronti delle auto ‘verdi’? In Svizzera, secondo un sondaggio effettuato dall’istituto di ricerche gfs.bern su mandato dell’Associazione svizzera degli importatori d’auto (auto-suisse), il 68% (+5% rispetto al 2007) dei cittadini afferma di voler prendere in considerazione anche vetture ‘alternative’ quando si presenterà il momento di cambiare il proprio veicolo, mentre solo il 16% degli intervistati (-6% rispetto al 2007) esclude questa eventualità, giudicando la tecnica non ancora all’altezza e i costi da sostenere eccessivi. Il motore ibrido occupa il primo posto tra le preferenze (88%), seguito dal motore a benzina efficiente, da quello elettrico e da quello diesel rispettoso dell’ambiente. Il motore a gas è invece fortemente meno plebiscitato (57% delle preferenze, -12% rispetto al 2007). La maggioranza delle persone interrogate (51%) pensa che l’industria automobilistica dovrebbe incrementare i propri sforzi per diminuire le emissioni nocive delle vetture; d’altra parte va anche rilevato che è cresciuta la percentuale (dal 30% al 43%) di coloro che pensano che, sotto questo punto di vista, l’impegno di questo settore dell’economia sia già sufficiente.