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10.03.2009 in Attualità - keywords: inchiesta, materie prime

Un otto volante di acciaio a benzina: materie prime agricole

Come accaduto per le altre materie prime, anche i prezzi delle soft commodities sono stati sotto pressione negli ultimi mesi. Tuttavia i prezzi dei cereali dipendono meno sia dalle condizioni del mercato finanziario che dal ciclo economico rispetto alle altre materie prime.

«Il dollaro più forte e le previsioni di raccolti copiosi in diversi mercati del grano hanno provocato una massiccia liquidazione di lunghe posizioni speculative. Secondo noi però gran parte delle svendite non sono giustificate dai fondamentali. Se si guarda al rapporto tra offerta e domanda in diversi mercati, appare evidente che la situazione dei fondamentali è ancora molto ottimistica, in diversi casi.
I livelli delle scorte continuano ad aggirarsi su bassi valori decennali per la maggior parte dei cereali», nota Merath, che ricorda come il piano del governo cinese teso a incrementare le scorte strategiche per assicurare la fornitura di cibo e sostenere il reddito agricolo dovrebbe mantenere elevata la domanda di cereali. Sul versante dell’offerta, l’uso di fertilizzanti dispendiosi e l’inasprimento delle condizioni di credito potrebbero limitare il raccolto del prossimo anno.

«Di conseguenza manteniamo la nostra visione positiva per i cereali sul medio-lungo termine, con una performance dei prezzi migliore di quella delle hard commodities. Ciononostante fattori esterni come la forza del dollaro e un de-leveraging forzato potrebbero pesare sui prezzi a breve termine», sintetizza l’Head of Commodity Research del Credit Suisse.

Nel recente passato l’andamento delle soft commodities ha conosciuto tre fasi distinte. «Da inizio 2007 a inizio 2008 si è registrato un vertiginoso aumento del prezzo dei cereali», ricorda Attali, «aumento sostenuto dalla crescita demografica mondiale, dalla domanda asiatica, dall’aumento del prezzo dell’energia necessaria alla produzione, dalla riduzione delle superfici arabili, dalle condizioni meteorologiche spesso nefaste per i raccolti».

Da marzo a dicembre 2008 invece il prezzo delle soft commodities è diminuito drasticamente (-55% per il grano; -50% per il granoturco, -46% per la soia). «Questo è dipeso da diverse ragioni: raccolto record di grano, aumento delle scorte, calo della domanda, aumento del dollaro, calo del prezzo del petrolio, posizione dei fondi speculativi, fine della tassazione sull’esportazione», spiega il senior analyst di Exane Derivatives, «a lungo termine il potenziale di ribasso è però limitato: i cereali sono le commodities meno sensibili alla congiuntura economica e il raccolto eccezionale di quest’anno non si riprodurrà tutti gli anni».

E in effetti gli indici delle soft commodities si sono ripresi: dopo il 50% di perdita registrata in sei mesi, il Gsci Agriculture ha ripreso il 20% in meno di due mesi. Questo aumento contrasta con la performance del Gsci Base Metals & Energy, che evidenzia ancora un trend negativo. Tale sovraperformance, come detto, è riconducibile alla minore sensibilità dei prodotti agricoli alla congiuntura economica, rispetto ai metalli o all’energia; le soft commodities sono piuttosto legate alle dinamiche sociali e demografiche.

«Anche i flussi speculativi ‘short’ che si posizionano al ribasso sono nulli. Si assiste, invece, ad un certo ritorno, su alcune commodities, come la soia, di flussi ‘long’. I fondamentali rappresentano nuovamente dei drives per le soft commodities dopo i raccolti record del 2007/08, e le scorte restano basse. Inoltre le difficili condizioni del mercato del credito e il calo delle valute di grandi produttori come il Brasile hanno determinato un calo degli investimenti.

Al primo annuncio di calo della produzione potenziale i corsi quindi si riprendono, prova di una situazione tesa per quanto riguarda domanda e offerta, come mostrano la recente esplosione del prezzo del cacao (+40%) o il rimbalzo della soia. Agli investitori consigliamo quindi di preferire le soft commodities i cui fondamentali sono fragili in termini di produzione, solidi per il consumo e che offrono un confronto tecnico vantaggioso per l'investimento (zucchero, caffè e soia)», conclude Attali.



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