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10.03.2009 in Attualità - keywords: inchiesta, materie prime

Un otto volante di acciaio a benzina: energia

I prezzi delle materie prime energetiche sono diminuiti rapidamente negli ultimi mesi: il prezzo del petrolio è precipitato da 145 dollari a 40 dollari nello spazio di sei mesi, e anche quelli per i derivati del petrolio e per il gas naturale hanno conosciuto un andamento simile.

«Una delle ragioni che spiega il calo del prezzo nel mercato del petrolio è la significativa crescita nella produzione dell’Opec decisa attorno alla metà del 2008 con l’obiettivo di abbassare i prezzi. Ma dopo il brusco calo del prezzo, l’Opec sta ora facendo un passo indietro rispetto a questi incrementi di produzione.

Questa politica - unita alle nostre aspettative per un’ulteriore deludente fornitura proveniente dai paesi non Opec - dovrebbe provocare una certa tensione nel mercato del petrolio grezzo, nonostante una certa debolezza della domanda globale», spiega Merath, «ci aspettiamo quindi che nei prossimi mesi i prezzi si stabilizzino, nonostante la debolezza della situazione economica». Questo dovrebbe favorire una risalita del prezzo del carbone, e anche per il gas naturale Merath si aspetta prezzi più alti, anche se la crescente produzione statunitense rimane un’importante fonte di rischio.

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«Il calo del prezzo del petrolio, repentino e improvviso, è riconducibile a molti fattori, ma è necessario precisare che è causato da una crisi della domanda (in parte imputabile al rallentamento economico) e non da una crisi dell’offerta», sottolinea Attali, «la configurazione tecnica del petrolio è chiaramente sfavorevole all’acquisto. Attualmente ci troviamo in una situazione di contango elevato sul petrolio, situazione che limita per il momento l’interesse di un investimento sull’oro nero. In un anno il contango sul prezzo del barile Wti è del 20%: questo livello frena le velleità di prendere una posizione ‘buy’ a lungo termine sul petrolio».

Elementi che lasciano ragionevolmente pensare, secondo Attali, che occorre avere una posizione ‘sell’, o almeno che occorre investire tenendo conto che il petrolio non aumenterà più del 20% il prossimo anno.



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