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10.02.2009 in Attualità - keywords: inchiesta, alta formazione

Il banco paga: L'università della Svizzera italiana

Dall’autunno del 2004 l’Usi propone lauree magistrali che offrono un alto livello di specializzazione, sia in termini di preparazione professionale che di ricerca accademica.

 Si tratta di: 

- cinque master in Scienze economiche: 

• Banking and Finance

• Economia e Management pubblico

• Economia e Politiche internazionali

• Finance 

• Management

- sei master in Scienze della comunicazione:

• Comunicazione istituzionale

• Communication, Management & Health

• Gestione dei Media

• Technologies for Human Communication

• Technology-Enhanced Communication for Cultural Heritage 

• Letteratura e civiltà italiana

- quattro master interfacoltà in Scienze economiche e in Scienze della comunicazione: 

• Corporate Communication

• Financial Communication

• International Tourism 

• Marketing 

- cinque master in Scienze informatiche: 

• Applied Informatics

• Dependable Distributed Systems

• Embedded Systems Design

• Intelligent Systems 

• Software Design 

- e un master in Architettura:

• Architettura 

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L’Usi propone poi sette executive master altamente specializzati, dal carattere internazionale, in campi di grande rilevanza:

• Master of Advanced Studies in Economia e Gestione sanitaria e sociosanitaria (Net-Megs)

• Executive Master of Science in Communications Management (MScom)

• Master of Advanced Studies in Embedded Systems Design (Alari)

• Master of Advanced Studies in Gestione della formazione (Magf)

• Master of Advanced Studies in Intercultural Communication (Mic)

• Master of Advanced Studies in Amministrazione pubblica (Emap)

• Master of Advanced Studies in Humanitarian Logistics and Management.

In questo anno accademico 2008-2009 gli studenti iscritti all’Usi sono 2486. 2166 sono iscritti alla formazione di base (triennio di bachelor e biennio di master di specializzazione), i dottorandi sono 187 e gli iscritti ai programmi di executive master 133. Il 26% frequenta l’Accademia di architettura (658 iscritti), il 34% Scienze economiche (847 iscritti), il 31% Scienze della comunicazione (783 iscritti) e l’8% Scienze informatiche (198 iscritti).

«Non è facile determinare con precisione quanti studenti dell’Usi dopo aver ottenuto il bachelor affrontano il master di specializzazione, perché alcuni si trasferiscono in altre università per proseguire gli studi e ovviamente anche all’Usi arrivano studenti da altre sedi per seguire i nostri master», nota Piero Martinoli, presidente dell’Usi, «al di là delle cifre, va detto che però noi consigliamo fortemente ai nostri studenti di non interrompere il percorso di studi una volta ottenuto il bachelor. Il bachelor permette infatti di acquisire solo conoscenze di tipo orizzontale, senza quindi gli approfondimenti consentiti dalla formazione verticale, che sono la prerogativa del master biennale. Chi entra nel mercato del lavoro dopo i tre anni del bachelor è probabilmente ben equipaggiato per affrontare i primi anni, ma sul lungo termine - quando cresce la richiesta di conoscenze più specifiche - chi ottiene la laurea magistrale è sicuramente avvantaggiato, fermo restando che è la formazione continua lungo tutto l’arco della vita quella che fornisce maggiori opportunità nel tempo, e in quest’ottica sono altrettanto importanti gli executive master». 

In aggiunta a questi aspetti di fondo, il master di specializzazione ha delle ripercussioni positive anche dal profilo retributivo, una volta entrati nel mercato del lavoro. Secondo un’indagine sull’inserimento professionale dei laureati dell’Usi (svolta nell’aprile del 2008 dal Servizio stage & placement dell’Usi stessa, e che ha interpellato diplomati a un anno e a cinque anni dalla laurea), con l’attestarsi del nuovo ordinamento europeo degli studi universitari (il cosiddetto ‘modello di Bologna’) emergono le differenze nell’inserimento professionale tra le due tipologie di diplomati. Con entrambi i diplomi il 95,3% degli intervistati trova un’occupazione in tempi molto brevi, in media dopo 1,5 mesi, ma si possono notare significative differenze nella retribuzione: ad un anno dal diploma chi termina un bachelor guadagna in media 46.600 franchi annui, che salgono a 63.000 per chi ottiene un master biennale.

Dal 2004 l’offerta di lauree magistrali dell’Usi è andata via via ampliandosi fino a toccare quota 21. Ultimo nato è il Master in Letteratura e civiltà italiana, legato all’Istituto di studi italiani fondato nel 2007. «Il Master si rivolge ad un bacino potenziale che comprende soprattutto l’intera Italia settentrionale», spiega Martinoli, «nonostante il notevole interesse suscitato, resta ancora un problema da risolvere, perché pur essendo riconosciuto anche nella Penisola il Master non può essere utilizzato per partecipare a concorsi indetti dallo Stato italiano. Per questa ragione stiamo cercando di ottenere il riconoscimento del Master assieme all’Università di Pavia, e siamo a buon punto. Il prossimo Master biennale sarà quello in Scienze computazionali, legato a doppio filo al neonato Istituto di scienze computazionali sorto all’interno della Facoltà di scienze informatiche». 

L’idea di creare un istituto di questo tipo si è basata sulla messa in rete del Centro svizzero di calcolo scientifico con il Dipartimento tecnologie innovative della Supsi e tre importanti istituti già esistenti nel tessuto accademico e scientifico del Cantone: l’Istituto di ricerca in biomedicina, l’Istituto oncologico della Svizzera italiana e il gruppo di scienze computazionali del Politecnico federale di Zurigo, ospite sul campo Usi e diretto dal professor Parrinello. «Consapevole dell’alto potenziale scientifico di questi centri di ricerca, nella primavera del 2007 l’Usi si è fatta promotrice di un’iniziativa volta a riunirne e sfruttarne le competenze nell’ambito di un progetto interdisciplinare centrato sul tema ‘computational life sciences’. Mediante la messa in rete dei vari istituti con la Facoltà di scienze informatiche e con il Cscs nel ruolo di fulcro, sono stati elaborati progetti di collaborazione in biologia strutturale, in bioinformatica e in bioingegneria», ricorda Martinoli, «l’Istituto di Scienze computazionali sarà pienamente operativo nel settembre del 2009. Da allora si procederà concretamente ad allestire il Master, ricercando collaborazioni con politecnici e altre università, per poter partire nel settembre del 2010». 

Per quanto riguarda le facoltà di Scienze della comunicazione, di Scienze economiche e l’Accademia di architettura l’offerta di lauree magistrali, secondo il presidente dell’Usi, risulta a tutt’oggi più che adeguata e quindi non è destinata ad essere modificata a medio termine. 

«I master biennali dell’Usi vengono strutturati sulla base di quanto accade nel mercato del lavoro e delle esigenze che emergono, ma indubbiamente conservano un’impronta accademica piuttosto forte», aggiunge Martinoli, «in questo senso la nostra offerta rimane diversa da quella di una scuola universitaria professionale, i cui diplomati sono formati per essere immediatamente operativi nel mondo del lavoro; dopo 5 anni lo studente universitario ha invece ancora bisogno di tempo per essere pienamente ‘efficiente’ dal punto di vista professionale, e a questo risultato arriva solo con l’esperienza lavorativa. Credo però che, anche in relazione alle pessime previsioni congiunturali, i nostri laureati abbiano comunque sempre le carte in regola per essere competitivi sul mercato, come lo sono stati sinora». 

L’indagine già citata sull’inserimento professionale dei laureati dell’Usi mostra che la percentuale di studenti occupati è del 95,3% a un anno dalla laurea: di questi lavora il 71,3%, il 21,5% studia e il 2,5% ha fatto altre scelte. Solo il 4,7% dei diplomati a un anno dalla laurea è dunque in cerca di un’occupazione. L’occupazione cresce al 97,8% per chi è laureato da 5 anni: di questi lavora il 90,9%, lo 0,8% studia e il 6,1% ha fatto altre scelte. Solo il 2,2% dei diplomati a 5 anni dalla laurea è dunque in cerca di un’occupazione. 

Il luogo di lavoro a un anno dalla laurea è soprattutto in Ticino (66,7%), seguito da altri cantoni svizzeri (13,7%), dall’Italia (8,8%) e da altri Stati (10,8%). Con il crescere dell’esperienza professionale cresce anche la mobilità: a 5 anni dalla laurea, infatti, il Ticino scende al 56,9%, mentre gli altri cantoni svizzeri salgono al 20,2%, l’Italia all’11%, gli altri Stati all’11,9%. «Un elemento decisivo per l’inserimento professionale è la disponibilità a muoversi: il 4,7% dei diplomati che a un anno dalla laurea sono ancora in cerca di un’occupazione sono essenzialmente ticinesi che non si sono mai spostati dal Cantone», sottolinea Martinoli.

Un dato particolarmente positivo è la congruenza dell’occupazione con i propri studi: il 72,2% di chi ha risposto svolge un’attività lavorativa coerente con la formazione maturata all’Usi e il 94,9% si dichiara soddisfatto dell’attuale occupazione professionale. Percentuali che a 5 anni dalla laurea crescono rispettivamente al 75,7% (coerenza) e al 96,2% (soddisfazione). Tra chi ha risposto all’indagine, il 91,3% dei laureati a 1 anno e l’87,8% di chi ha concluso da 5 anni si dichiara soddisfatto delle competenze maturate all’Usi.

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Come noto in Svizzera si registra da qualche anno un calo di iscritti in alcune facoltà scientifiche come la matematica e la fisica, ma anche in ingegneria e statistica, anche se i profili professionali corrispondenti continuano ad essere richiesti sul mercato del lavoro. Non mancano le iniziative che cercano di mutare la situazione, come per esempio informatica08, operazione promossa lo scorso anno a livello svizzero per comunicare al pubblico l’importanza dell’informatica per lo sviluppo dell’economia e della scienza e per suscitare tra i giovani interesse per questa disciplina. E l’iniziativa sembra aver avuto effetti positivi, poiché il numero di studenti di informatica iscritti presso le università svizzere ha già registrato un certo incremento. «Si tratta di problemi che noi non abbiamo fortunatamente mai incontrato con la nostra facoltà di informatica, nata nel 2004 e che ha registrato un crescente numero di iscritti: dai 15 del primo anno accademico siamo passati ai 198 attuali», ricorda Martinoli. 

Sempre in relazione alle lauree magistrali, il presidente aggiunge come queste non siano rivolte solo a giovani studenti ma anche a chi, a condizione di possedere i requisiti, è già pienamente inserito in un’attività professionale. «Oggettivamente è però difficile conciliare il lavoro con l’impegno per lo studio richiesto da un master di questo tipo: per questa ragione è inevitabile dover abbandonare il proprio lavoro sino al termine del percorso formativo. Gli executive master, invece, sono pensati proprio per i professionisti che intendono continuare nel loro lavoro e affiancarlo ad una formazione di alto livello, e l’esperienza sinora maturata ci dice che ottenere un certificato di executive master apre significative prospettive di crescita per la propria carriera professionale», nota Martinoli. 

I 133 iscritti agli executive master dell’Usi in quest’anno accademico sono molti di più rispetto ai 55 dell’anno 1999-00. Dal picco registrato nel 2005-06 (178) il numero di iscritti è diminuito, ma l’offerta dell’Usi in questo campo - nel preventivo per il 2009 sono indicati 2,5 milioni di franchi per gli executive master - è costantemente cresciuta: dai due executive master del 99-00 (Megs e MScom) si è gradualmente cresciuti fino a sette nell’anno 05-06 e qui si è rimasti, anche se il Master of advanced studies in architettura del territorio è stato soppresso e al suo posto è stato attivato quello in Humanitarian logistics and management. 

Per giustificare l’esistenza di un executive master - che a differenza di un master di specializzazione si deve autofinanziare con le tasse pagate dagli iscritti - è necessario raggiungere una cifra di iscritti compresa tra 20 e 30. «Quello in Architettura, molto lontano da queste cifre, è l’unico executive master proposto dall’Usi che non ha dato i risultati sperati», nota Martinoli, «molti dei nostri executive master hanno un’impronta internazionale e questo sia per quanto riguarda la provenienza degli iscritti che per quella degli insegnanti, che nella maggior parte dei casi vengono reclutati all’esterno dell’Usi». 

In queste settimane ha preso avvio l’ultimo executive master nato all’Usi, quello in Humanitarian logistics and management, organizzato per i professionisti del settore umanitario, con l’intenzione di migliorare le loro conoscenze manageriali, quantitative, analitiche, oltre che il processo decisionale nella loro professione. 

A medio termine un’area di sviluppo potrebbe essere quella delle scienze della vita: «Strategico in questo senso», spiega Martinoli, «è il progetto di affiliazione dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona all’Usi - che sarà prossimamente sottoposto al Gran Consiglio - teso a sviluppare una collaborazione istituzionale tra i due enti, che permetterà all’istituto di ricerca un consolidamento delle fonti di finanziamento e una migliore integrazione accademica, facilitando ulteriori collaborazioni scientifiche con altre università svizzere o estere. L’affiliazione risulterà positiva anche per l’Usi, poiché le permetterà di acquisire un istituto già ampiamente affermato nel campo della ricerca in un’area di notevole interesse scientifico e di grande avvenire, contribuendo così a una maggiore visibilità internazionale dell’ateneo». Che sia il primo passo per la creazione di una facoltà legata alle life sciences? «È troppo presto per dirlo, anche se è vero che in futuro potrebbe nascere qualcosa di importante in quest’ottica», conclude il presidente dell’Usi. 



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