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06.12.2009 in Attualità - keywords: inchiesta, il futuro, megatrends

Che mondo sarà? Interpolarità

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Venti anni fa, con la caduta del muro di Berlino e la retrocessione dell’Unione Sovietica da superpotenza globale a potenza regionale, il pianeta è passato dal bipolarismo al multi-lateralismo. Con l’eccezione della seconda presidenza di Bush junior, la governance globale è stata affidata a istituzioni e sedi sempre più ampie, nelle quali Stati Uniti e Unione Europea hanno progressivamente dato spazio a Cina, India, Brasile, Arabia Saudita. 

Nelle relazioni diplomatiche ‘multipolarità’ è divenuta la parola chiave del decennio scorso. Ma questo concetto va rivisto, perché la multipolarità ‘strategica’ e militare non tiene conto della crescente interdipendenza economica mondiale, interdipendenza che riguarda i tre momenti fondamentali del ciclo economico: gli input (materie prime ed energia), la produzione (con la ormai assoluta divisione mondiale del lavoro) e l’output, inteso come ricaduta ecologica globale. 

“La crescita economica, la sicurezza energetica e la sostenibilità ecologica sono i tre temi a loro volta interconessi al cuore della interdipendenza”, scrive Giovanni Grevi, Senior research fellow nel think tank dell’Unione Europea, l’Institute for security studies di Parigi. Grevi è de facto il numero due dell’istituzione destinata a elaborare la strategia di relazioni internazionali del nuovo presidente dell’Unione Van Rompuy e della responsabile della politica estera Ashton.

Grevi in una recente pubblicazione dell’Istituto, intitolata ‘The interpolar world: a new scenario’ propone un concetto più ampio. L’interpolarità appunto. “L’interpolarità è la multipolarità nell’età dell’interdipendenza”, spiega lo studio. Se la redistribuzione mondiale del potere a livello strategico porta alla multipolarità, dall’altra diversi processi portano alla progressiva interdipendenza economica. “Troppo spesso questi due aspetti sono trattati come questione separate: la vera sfida consiste nel trovare una sintesi fra i rapporti di forza in evoluzione e la governance dell’interdipendenza”.

“La disponibilità e l’accesso a risorse naturali e fonti di energia diviene centrale nelle relazioni internazionali”, scrive Giovanni Grevi, “e tutte le potenze cercano di espandere la loro influenza e i loro interessi in ogni regione del mondo”. L’interdipendenza economica mondiale, quella che con linguaggio impreciso si chiama globalizzazione, è il contesto nel quale le relazioni diplomatiche si devono muovere nel gestire equilibri di potere in movimento. 

L’interpolarità non nasce da un nobile ideale ma da un interesse, anzi “nasce dalla convergenza degli interessi di tutti i maggiori attori internazionali”, ricorda Grevi. Le potenze uscite dalla seconda guerra mondiale e quelle emergenti “hanno un interesse strategico a investire nella cooperazione per porre la loro prosperità e sicurezza su un terreno più solido”, nota Grevi. Concretamente questo significa che sempre meno problemi possono essere impostati nell’ambito delle istituzioni internazionali, come il fallimento dei negoziati Wto insegna, e che occorrono ‘casse di compensazione’ globali in grado di impostare l’agenda, dare le priorità e trovare l’equilibrio fra interessi diversi. Questo ruolo sarà giocato dai summit dei capi di governo, come ad esempio il G20. In questo contesto l’Unione Europea - che si trovava a suo agio nel mondo multipolare - è oggi sottoposto a una dura prova. L’interdipendenza economica crea interessi diversi fra i suoi Paesi membri (pensiamo alla Germania, che in Asia esporta, o all’Italia, che dall’Asia importa anche il suo ‘made in Italy’). Sarà una sfida seria, dalla quale potrà uscire o ridotta all’impotenza diplomatica o accentrata e rafforzata. 



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