06.12.2009
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Attualità - keywords: inchiesta, il futuro, megatrends
Che mondo sarà? Intergenerazionale
interdʒenerattsjo’nale
Ogni epoca ha la sua quota di conflitti per la spartizione delle risorse. Esiste la possibilità che i prossimi conflitti non vedano contrapposti tanto ‘ricchi’ o ‘poveri’, quanto ‘anziani’ e ‘giovani’. Non è un’ipotesi: l’allungamento della vita media e la diminuzione della natalità stanno da tempo aggravando il tasso di dipendenza. Nel 1980 una pensione come l’Avs, pari al 60% del salario medio lordo, veniva divisa tra 2,5 lavoratori e pesava il 24% del salario di ciascuno. Nel 2030 la stessa pensione sarà divisa fra 1,5 lavoratori e richiederà il 40% del loro salario al netto dei costi di gestione del sistema. Questo in teoria. La realtà è peggiore, perché i giovani entrano più tardi nel mercato del lavoro, conoscono periodi di disoccupazione e i loro salari crescono meno di quanto accadeva venti anni fa.
La vicina Italia conosce già questa situazione. Il costo del lavoro è alto (rendendo poco concorrenziale il made in Italy) mentre i salari reali sono bassi (deprimendo la domanda interna). Per ogni euro di retribuzione reale una quota eguale va a finanziare sostanzialmente il welfare state, vale a dire pensioni e spese mediche erogate soprattutto agli anziani. I giovani non trovano lavoro perché, come Enea, hanno letteralmente sulle spalle i loro genitori.
Perché la tensione rimane latente? «Prima di tutto», spiega Mauro Baranzini, decano fino al 2009 della Facoltà di Scienze Economiche dell’Università della Svizzera Italiana, «a livello ‘macro’ la realtà è questa, i giovani pagano per gli anziani in misura minore, anche in Paesi come la Svizzera. Ma a livello ‘micro’ in moltissime famiglie vediamo consistenti trasferimenti di ricchezza, in vita e per eredità, tra gli anziani e i giovani: fra genitori o nonni e figli insomma».
Baranzini cita diversi studi che stimano che una quota compresa fra il 60% e il 75% del patrimonio di una persona derivi da trasferimenti diretti da parte della generazione precedente.
«In secondo luogo perché alcuni Paesi come la Svizzera hanno optato da tempo per un sistema pensionistico contributivo o a capitalizzazione: i contributi versati dai ‘giovani’ sono effettivamente ‘messi via’ e investiti, mentre nel vecchio sistema ‘pay as you go’ venivano trasferiti tali e quali ai pensionati».
I sistemi pensionistici, in Svizzera e nel mondo, hanno accumulato ricchezze enormi pari ormai al Pil o a multipli del Pil di una nazione. «A questo punto tutto dipende da come sono investite queste somme», spiega Baranzini, «se venissero investite in una logica strategica e macroeconomica per creare le premesse di un nuovo rilancio economico, la ricaduta in termini di sviluppo e di risorse anche per le generazioni di pensionati e malati presenti e future sarebbe enorme. Se invece sono investite secondo logiche di corto termine e basso profilo, allora il problema del conflitto intergenerazionale potrebbe davvero presentarsi».
Da sempre giovani e anziani hanno punti di vista diversi, ma questa volta avrebbero anche interessi diametralmente opposti.