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06.12.2009
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Attualità - keywords: inchiesta, il futuro, megatrends
Che mondo sarà? Created in China
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Al Made in China siamo abituati. Ma come l’Italia insegna, un Paese vivace impiega poco per passare dal ruolo di produttore per conto terzi a quello di creatore di beni e brand. Nella moda, il concetto ‘Created in China’, vale a dire disegnato e prodotto in Cina per conto di aziende locali, è già una realtà. Divenire innovativi nelle industrie a media e alta tecnologia richiede però qualcosa di più. Come ha scritto Zhouying Jin, direttrice del Centro per gli Studi tecnologici, sull’innovazione e strategici dell’Accademia delle Scienze sociali di Pechino, sull’ultimo numero di Global Investor, la rivista del Credit Suisse, “fare il salto dal ‘Made in China’ al ‘Created in China’ richiede una maggiore capacità di innovazione del Paese intero e sforzi a lungo termine per modificare i meccanismi dell’innovazione e la formazione di talenti”.
Il limite all’espansione del ‘Created in China’ sta nella debolezza di quelle che la Jin chiama ‘tecnologie leggere’ e noi definiamo ‘terziario avanzato’: capacità di creare e gestire marchi, di posizionarli e promuoverli con campagne pubblicitarie e di Pr, di difenderli sia in tribunale sia sui mercati. La debole protezione per la proprietà intellettuale (più volte lamentata dalle griffe europee) gioca ora contro l’innovazione delle aziende locali.
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