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06.12.2009 in Attualità - keywords: inchiesta, il futuro, megatrends

Che mondo sarà?

Altro che prova del 9, potremmo parlare della maledizione del 9. L’anno che chiude la decade, come si dice oggi con un anglismo, porta spesso via con sé sicurezze e poteri costituiti.

Chiedetelo alla nobiltà francese fuggita nel 1789, alla nomenklatura della Ddr nel 1989, ai notabili dell’Italia liberale che con le elezioni a suffragio universale del 1919 videro l’avvento dei partiti di massa. Se a questo aggiungiamo la seconda guerra mondiale (1939), le lotte operaie iniziate nel 1969 e la sconfitta laburista che aprì nel 1979 l’epopea della Thatcher, vediamo bene che non è solo il citatissimo 1929 l’unica data che ‘fa pulizia’, aprendo il nuovo decennio come una pagina bianca tutta da scrivere. 

Questo per dire che non è semplice il compito di una rivista di economia che all’inizio di un nuovo decennio prova anche solo ad elencare le tendenze che con tutta probabilità gli daranno forma. Ci aiuta e ci stimola la recente pubblicazione di Global investor, la rivista del Credit Suisse che nel suo ultimo numero elenca e approfondisce alcuni dei megatrend, le tendenze di lungo termine e globali che non potranno non giocare un ruolo importante negli anni a venire. Un po’ prendendo spunto - grazie alla cortesia del Credit Suisse stesso - da quella pubblicazione, un po’ aggiungendovi altri stimoli nati dalla nostra riflessione, Ticino Management ha individuato 12 ‘parole chiave’ (che si susseguono come in un dizionario, con tanto di trascrizione fonetica) che riflettono altrettanti concetti, prima ancora che tendenze, capaci di esercitare la loro influenza nel prossimo futuro.  Parliamo di stimoli e non di articoli, perché ciascuno di questi temi merita una lunga inchiesta solo per essere delineato (e in diversi casi così è stato per Ticino Management, in altri lo sarà). È un’inchiesta particolare e densa, alleggerita dall’uso di immagini attentamente scelte e arricchita da citazioni di esperti capaci di vedere lontano.  Non siamo certo i soli in questa fine d’anno e fine decennio epocale, per la intensità della crisi che ha vissuto, a dedicarci a questo esercizio. Possiamo ben pensare che i nostri colleghi della televisione, dei quotidiani e di altri periodici in lingua italiana e non, approfondiranno assai bene i megatrend più noti: l’invecchiamento della popolazione in alcuni Paesi, l’esplosione demografica in altri, l’urbanizzazione, la globalizzazione e l’inquinamento. Temi importantissimi, su molti dei quali il nostro lettore si è già formato una opinione.  Si parla poco di finanza in questa cover story che appare in una rivista di finanza. Questo per molti motivi, uno dei quali è che la finanza non è un fine, è un mezzo.  E come tale dipende da quel che avviene nella società e nell’economia nel suo complesso. Non viceversa, come negli anni scorsi si è voluto credere e far credere.

Valerio De Giorgi
 



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