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15.10.2009 in Attualità - keywords: inchiesta, informatica

Un pianeta che pensa

Raffreddare il pianeta diminuendo il consumo di energia, assicurare salute e denaro a una popolazione che invecchia, lavoro e sicurezza ai giovani e non solo. Produrre a costi più bassi, ricostruire una socialità dispersa... la lista delle cose da fare è lunga.

Le soluzioni passano tutte anche attraverso nuovi processi e quindi attraverso un utilizzo migliore delle risorse tecnologiche ed informatiche esistenti. La tecnologia esiste, le risposte si trovano. Quello che manca sono delle buone domande e il desiderio convinto di lavorare e vivere in modo più intelligente.

Dieci anni fa il mondo ha iniziato a usare i personal computer. Esistevano dagli anni ‘80, ma fino a quel momento aziende e istituzioni si erano limitate ad aumentare la produttività e migliorare la qualità dei processi esistenti. Insomma, si facevano le stesse cose, ma questa volta con il Pc. L’avvento del web all’interno di una rivoluzione che comprende standard nuovi, che predica semplicità e condivisione, ha convinto molte aziende a immaginare procedure e perfino prodotti e servizi nuovi. Il balzo in termini di produttività è stato enorme, tanto da dare vita fra il 1998 e il 2001 alla prima grande ripresa economica priva di inflazione. Dal 2002 in poi l’innovazione si è spostata su un terreno specifico, quello della mobilità. Si fanno le stesse cose di prima, ma invece di farle in ufficio si possono fare ovunque. Il che non è poco, ma il pianeta ha bisogno di qualcosa di più.

Occorre un nuovo balzo in avanti, occorre utilizzare davvero al meglio le risorse esistenti. Ma questo non può avvenire solo all’interno delle aziende. Le applicazioni che aspettiamo per risparmiare energia, per spendere meno e ottenere di più in termini di cure, per ridurre gli spostamenti inutili, per studiare meglio e trarre il meglio dalla ricerca, per una filiera alimentare più efficiente, ecc., impongono a più soggetti di lavorare in rete e in modo diverso. E questo è difficile, perché a cambiare un Pc si impiega un’ora, per cambiare abitudini occorrono anni. Serve una iniezione di intelligenza, che solo le tecnologie avanzate possono darci. Un pianetà intelligente, anzi “più intelligente”, è il messaggio forte che Ibm ha lanciato nel novembre del 2008 attraverso il suo amministratore delegato Sam Palmisano, intervenuto al Council of Foreign Relations, think tank per la politica internazionale basato a New York. È stata l’occasione per lanciare un concetto forte, un ideale proseguimento della strategia dell’informatica ‘on demand’ che negli ultimi anni ha connotato le azioni di Big Blue sui mercati globali. Il concetto di ‘Smarter Planet’, un pianeta ancora più intelligente di quello che dieci o quindici anni di ‘era di Internet’ hanno contribuito a costruire.

Palmisano ha delineato un mondo già ampiamente trasformato dalle tecnologie e dalle interconnessioni, una realtà dove non è più possibile agire su scala locale senza che le conseguenze di certe azioni si ripercuotano ‘altrove’. Una realtà che ha quindi bisogno di un intervento concertato. L’imperativo però è far fare alla trasformazione un salto di qualità, e questo significa non solo più tecnologia (non è certamente solo un discorso quantitativo), ma tecnologia migliore, soprattutto maggiore integrazione, maggiore capacità di incrociare le informazioni, di estrarre un senso da esse. C’è un lavoro incredibile da fare a livello infrastrutturale, nell’energia, nelle risorse idriche, nei sistemi e mezzi di trasporto, nella supply chain delle aziende, nei servizi essenziali al cittadino, a partire dalla sanità e fino all’amministrazione locale e centrale. Un lavoro che fa paura ma che semplicemente, conclude Palmisano, “va portato a termine”. Per discutere della strategia chiamata oggi Smart Planet, Ticino Management ha intervistato il country general manager per la Svizzera, Daniel Rüthemann, 50 anni, zurighese, entrato in Ibm Svizzera nel 1984 dopo il diploma alla Höheren Wirtschafts Verwaltungsschule di Zurigo. Gli abbiamo chiesto innanzitutto di riassumere la filosofia di questa visione.

«Il mondo è diventato sempre più intereconnesso su scala globale, economicamente, tecnicamente e socialmente. La visione di Ibm consiste nello spingere verso un nuovo livello di conoscenza di come funziona il mondo, come ogni singola persona, azienda, organizzazione, amministrazione e sistema naturale interagisce. Ciascuna interazione rappresenta una opportunità di far meglio, in modo più efficiente, produttivo, una determinata cosa. Ma ancora di più: con l’aumentare dell’intelligenza dei sistemi di questo pianeta, abbiamo l’opportunità di esplorare nuove possibilità di progresso. In altre parole Smart Planet di Ibm è un generale punto di vista su come le tecnologie interconnesse tra loro cambiano, letteralmente, il modo di funzionare del mondo. Oggi, un numero gigantesco di sistemi informatici produce una quantità senza precedenti di dati, di informazioni. Già il prossimo anno si calcola che ciascun abitante del pianeta sarà portatore di un miliardo di transistor e ci saranno 33 miliardi di sensori Rfid. Praticamente quasi ogni singolo oggetto può diventare ‘cosciente’ in chiave digitale (pensiamo a una automobile che rileva un imbottigliamento nel traffico, o un telefono cellulare che sa quali ristoranti si trovano nei dintorni). Oggi abbiamo la storica opportunità di collegare tra loro, intelligentemente, tutti questi sistemi e alimentare con questo uno stile di vita sostenibile risparmiando soldi, energia e tempo».

 



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