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15.10.2009 in Attualità - keywords: inchiesta, informatica

Un pianeta che pensa: Smart Planet

Nel corso degli ultimi anni non sono mancati gli esempi di impieghi virtuosi della tecnologia, i casi di aziende grandi e piccole che con l’informatica hanno razionalizzato i loro processi, hanno raggiunto buoni livelli di ottimizzazioni. Smart Planet, nel suo complesso, è molto di più.

Scaturito dalla volontà da parte della nuova amministrazione americana di rilanciare il ruolo delle aziende fornitrici di alta tecnologia, il loro coinvolgimento nella gestione della cosa pubblica, l’intervento di Palmisano parte dalla constatazione delle immense necessità infrastrutturali che gli Stati Uniti devono affrontare. Lo sforzo che gli Usa e molte altre nazioni industrializzate devono affrontare in termini di investimento, progettazione e occupazione, sul piano infrastrutturale, rappresenta un’ occasione unica. Un treno che non possiamo permetterci di perdere. Ed è un treno che non può fermarsi alla stazione dell’ammodernamento delle infrastrutture, di una creazione di ricchezza di tipo solo incrementale. Ammodernare è una cosa, trasformare un’altra. 

È possibile quindi ipotizzare - in questa fase di profonda crisi finanziaria e culturale - non solo un mondo più avanzato, ma anche un mondo ‘migliore’?
«La tecnologia ci mette in una posizione che ci consente di integrare meglio tutte le informazioni disponibili. Se un medico conosce tutte le malattie pregresse del suo paziente può escogitare il trattamento più efficace e prescrivere i farmaci migliori. Ma spesso i pazienti dimenticano di menzionare persino le allergie e le intolleranze più critiche. Una cartella clinica elettronica consentirebbe al medico di verificare ogni sua singola prescrizione con tutte le informazioni disponibili relativamente al paziente. Non si tratta quindi di usare la tecnologia per creare regole migliori, ma di correlare i dati di sistemi diversi per trasformarli in informazioni traducibili in azioni. Un altro esempio è quello della rete che distribuisce l’energia elettrica alle nostre case. Oggi abbiamo un determinato schema di utilizzo di questa energia e soffriamo di certi periodi di calo di capacità. Durante le ore diurne la griglia è sovraccarica a causa dei picchi di lavoro, mentre durante la notte la capacità della rete è praticamente inutilizzata.

Riparando l’intelligenza della rete elettrica sarebbe possibile identificare e gestire quei dispositivi domestici (scaldabagno, congelatore, lavapiatti) per farli funzionare di notte, quando c’è una sovracapacità energetica. Ibm e la città di Amsterdam hanno lanciato un piano per contatori intelligenti, che esplora le possibilità di realizzare una simile infrastruttura di erogazione dell’energia. Il progetto pilota comprende 500 case che saranno dotate di questi contatori. Il dispositivo raccoglie le informazioni sulle modalità e volumi di consumo. I partecipanti al progetto possono controllare i loro consumi in tempo reale su un portale realizzato da Ibm. Il portale analizza tali consumi e fornisce dei suggerimenti su come risparmiare corrente. Se i partecipanti seguono questi consigli possono ridurre la loro bolletta e determinare in ultima analisi una riduzione delle emissioni di carbonio di almeno il 14%». Secondo Ibm, nella visione di Smart Planet questa trasformazione corrisponde a una forte iniezione di intelligenza nelle infrastrutture. L’aspetto che interessa maggiormente la politica, l’azione dei governi è che, dal punto di vista della leva occupazionale, una trasformazione di questo tipo - oltre a resistere di più e in chiave evolutiva nel tempo - avrà un fattore motiplicativo sicuramente più elevato della pura e semplice costruzione o del rifacimento delle infrastrutture. 

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Certo, il problema è che un cambiamento così qualitativo e radicale rappresenta una sfida eccezionale. Ma anche la crisi attuale ha dimensioni assolutamente eccezionali e richiede decisioni lungimiranti e di ampia portata. Ci sono tuttavia molte ragioni di ottimismo sulla reale possibilità di dare concretezza a questa visione. Tanto per cominciare, ha ricordato Sam Palmisano nel suo discorso, di tecnologia ce n’è moltissima ed è già molto pervasiva. Inventato ormai 60 anni fa, il transistor è il mattone con cui è stata costruita l’era digitale. Come ha ricordato Rüthemann, nel 2010 nel mondo avremo un miliardo di transistor per ogni essere umano e ciascuno di questi transistor costerà un decimilionesimo di centesimo di dollaro. Esistono già oggi quattro miliardi di utenze di telefoni cellulari... Ed entro due anni saranno prodotti abbastanza sensori Rfid da poter in qualche modo ‘digitalizzare’ interi ecosistemi, supply chain, reti sanitarie, città. Troveremo sensori anche dentro ai sistemi naturali come i fiumi, ha scritto Palmisano. Tra poco su Internet ci saranno due miliardi di persone. Ma in un mondo così tecnologico, anche i sistemi e gli oggetti possono ‘parlare’ tra loro. Pensate alla prospettiva di mille miliardi di oggetti intelligenti e collegati tra loro, automobili, macchinari, macchine fotografiche, autostrade, oleodotti... persino prodotti farmaceutici e bestiame. La quantità di informazioni prodotte dall’interazione di tutte queste cose sarà senza precedenti. L’informatica degli oggetti, come la chiamava già diversi anni fa il visionario Mark Wieser. Processori incredibilmente densi di transistor su scala atomica, reti fisse e mobili per lo scambio delle informazioni, dispositivi portatili e ‘tag’ intelligenti capaci di inserire nel contesto di queste reti persone e cose inanimate, sensori in grado di fornire, in tempo reale, il polso degli eventi naturali e lo stato di salute e di efficienza delle strutture costruite dall’uomo.

La visione di Smart Planet si può articolare, afferma Ibm - supportata in questo da tutti i grandi fornitori di tecnologie informatiche - all’infinito, nei campi applicativi più svariati. Il suo responsabile svizzero, interrogato su quanta strada debba secondo lui ancora percorrere un paese pur avanzato come la Svizzera, si è dilungato sulle carenze di infrastruttura e servizio che la tecnologia può aiutarci a colmare. «Secondo il World Economic Forum, quella svizzera è l’economia più competitiva a livello mondiale. Ciononostante dobbiamo affrontare parecchie sfide. Per esempio il nostro sistema educativo può essere considerato troppo frammentato, il nostro sistema sanitario deve fronteggiare costi in rapido aumento e le nostre città soffrono di congestioni del traffico e di inquinamento atmosferico, solo per citare alcuni dei problemi. L’informatica può aiutarci a ottimizzare i relativi sistemi. In questo campo Ibm vanta già una lunga lista di referenze, tra queste per esempio i sistemi di controllo intelligente del traffico che Ibm ha messo a punto a Stoccolma o le reti elettriche intelligenti che riducono i consumi di energia (illuminazione, riscaldamento) e fanno leva sulle fonti alternative come acqua e solare. Pensiamo ci possano essere margini di miglioramento anche nella sanità e nel settore pubblico. Nella sanità si possono per esempio collegare i medici e gli ospedali ai pazienti nelle loro abitazioni attraverso una serie di informazioni personali sempre disponibili online». 



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