15.10.2009
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Attualità - keywords: inchiesta, informatica
Un pianeta che pensa: questione di priorità
Ai primi posti della classifica delle priorità, per evidenti ragioni ambientali, troviamo dunque l’energia, la sostenibilità dei suoi fabbisogni. Tra il 40 e il 70 per cento dell’energia elettrica prodotta nel mondo va sprecata perché le reti di distribuzione non sono intelligenti.
Non meno preoccupante è la gestione dell’acqua, una forma di energia vitale per la vita e ogni sorta di attività industriale. Le riserve idriche del nostro pianeta, ha detto Palmisano, si stanno prosciugando. Dall’inizio del ‘900 il consumo di acqua è aumentato sei volte, il doppio di quanto è cresciuta la popolazione mondiale. Secondo la Banca Asiatica per lo Sviluppo, una persona su cinque oggi non dispone di acqua potabile e la metà della popolazione mondiale non ha adeguati strumenti per purificarla. Analoghi sprechi e carenze investono il segmento delle forniture alimentari. Il fenomeno assume dimensioni preoccupanti negli Stati Uniti, dove qualsiasi turista può constatare la quantità di cibo non consumato abbandonato frettolosamente nei cestini delle città. I consumatori statunitensi gettano ogni anno nei rifiuti generi alimentari per un valore di 48 miliardi di dollari. Certo, determinati comportamenti forse non c’entrano con le tecnologie, ma la tecnologia, attraverso i sistemi di tracciamento nella catena della produzione e distribuzione alimentare, può dare un contributo importantissimo alla qualità del cibo consumato e a un controllo più puntuale delle quantità di derrate effettivamente necessarie.

Altri esempi riguardano lo stato di perenne congestione del traffico sulle strade e nelle città negli Stati Uniti: il costo di tale congestione viene stimato in quasi ottanta miliardi di dollari all’anno, a causa dei quattro miliardi e duecento milioni di ore perdute e degli oltre undici miliardi di litri di benzina consumati, senza considerare gli effetti sulla qualità dell’aria. Per le imprese, l’esigenza di cambiamento coinvolge l’intera sfera della supply chain, il sistema di fornitura di materie prime e parti, e la consegna dei prodotti finiti verso le catene di distribuzione e i punti vendita. Anche qui le inefficienze si pagano molto care. Le aziende di produzione e le reti di distribuzione americane perdono quaranta miliardi di dollari all’anno - il 3,5 per cento dei loro ricavi - a causa di una supply chain che deve ancora evolvere sulla strada della razionalizzazione. Ibm affronta questo argomento con cognizione di causa, avendo vissuto in prima persona un radicale processo di razionalizzazione della supply chain. Con il ricorso all’e-procurement, le tecnologie di acquisizione di materiali e servizi su Internet, Ibm ha aumentato l’efficienza in modo drastico.

Per aziende di queste dimensioni si parla di risparmi di centinaia di milioni di dollari. Nel campo dei servizi, una delle prime aree di intervento - ricorda Palmisano - è il sistema sanitario. Negli Stati Uniti, denuncia il capo di Big Blue, “non è neanche un sistema. Non c’è integrazione tra chi fa ricerca, chi fa diagnosi, chi cura e chi fornisce assistenza assicurativa e previdenziale. E intanto le spese sanitarie fanno scendere oltre cento milioni di persone nel mondo al di sotto della soglia di povertà”. Ibm si sta gettando nella corsa verso un pianeta più furbo e meno dispersivo con tutta la forza del suo curriculum, che include anche una fase di grave crisi interna in cui l’ormai storica Big Blue di Lou Gerstner ha saputo dar prova di una formidabile capacità di autotrasformazione. Il gigante dell’informatica (il 2008 della crisi si è chiuso per Ibm con il superamento della soglia di 100 miliardi di fatturato a 103 miliardi di dollari e un utile netto di 12 miliardi, contro i 10 del 2007), che con i suoi celebri laboratori di ricerca, tra cui il centro zurighese che è una fabbrica di Premi Nobel, ha introdotto un innovativo approccio interdisciplinare alle tecnologie per uno ‘smarter planet’, sembra volerci dire che ora è il mondo intero a essere in difficoltà. Una emergenza da affrontare con politiche generali e uno sforzo, evidentemente anche finanziario, rivolto agli interventi di carattere infrastrutturale, anche su scala locale.

Tra gli innumerevoli esempi di realizzazioni che hanno contribuito a rendere più intelligente - e quindi più efficiente - ed economico l’ambiente e lo spazio dei servizi c’è quello dei sistemi per la gestione del traffico nelle aree urbane, che un po’ dappertutto nei grandi aggregati urbani si orienta verso la cosiddetta politica del ‘road charging’, il pedaggio che gli automobilisti devono versare per entrare in una cerchia ristretta intorno al centro delle città. Uno dei casi più virtuosi, dove Ibm è stata coinvolta come general contractor per la parte tecnologica, è quello di Stoccolma, dove l’accesso al centro è regolamentato da alcuni anni attraverso un sistema che è diventato modello di velocità, potenza e automazione. Essenzialmente il sistema rileva, identifica e processa i pedaggi per ogni auto che entra o esce dal perimetro che delimita la zona ‘centrale’ della città, per un’estensione di circa 47 Km quadrati. Ogni volta che un veicolo attraversa questa linea perimetrale viene rilevato grazie a due meccanismi differenti. Se il veicolo è equipaggiato con un transponder Rfid, questo invia un segnale radio che viene captato dai varchi di accesso che registrano il passaggio e inviano l’informazione alla centrale operativa. Se invece l’automobile non ha a bordo il transponder, il passaggio è rilevato da un laser che attiva fotocamere digitali posizionate sui varchi di accesso e che fotografano la targa.
L’immagine digitale viene inviata alla centrale operativa che identifica la targa e associa i dati del proprietario. Il road charging della capitale svedese viene applicato in maniera flessibile. Una volta identificato veicolo e proprietario, il sistema calcola la tariffa sulla base dell’orario di transito e il numero dei transiti nell’arco della stessa giornata (c’è un limite massimo di pagamento giornaliero). Le quote da versare vengono registrate su base giornaliera per ogni veicolo e quindi vengono trasmesse ai canali di riscossione. Nell’ambito dell’integrazione globale del progetto, Ibm si fa carico anche dei sistemi di assistenza agli utenti, della distribuzione dei dispositivi di bordo, del supporto di diversi sistemi di pagamento. I dati raccolti in fase di sperimentazione hanno permesso di quantificare con precisione il cambiamento e i suoi ritorni. Grazie a una riduzione del 15% del traffico in ora di punta il traffico complessivo di Stoccolma è diminuito di quasi un quarto e i tempi di attesa in coda per accedere al centro si sono ridotti del 30-50%. Nell’aria di Stoccolma vengono rilasciati meno elementi inquinanti (-14%) e il sistema frutta alle casse civiche 50 milioni di euro all’anno, una tassa in più per la collettività che in cambio può abitare in una città meno congestionata e più vivibile. Dalla Scandinavia arrivano altri esempi di tecnologie intelligenti per applicazioni di tutti i giorni. In Danimarca è stato appena inaugurato un portale della sanità che riunisce in un unico punto d’accesso tutte le informazioni necessarie.