15.10.2009
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Attualità - keywords: inchiesta, informatica
Un pianeta che pensa: e in Svizzera?
Quali sono le realizzazioni, i progetti di maggior rilievo tra quelli riconducibili a questa ambiziosa ‘Weltanschaung tecnologica’?
«Insieme ai nostri partner e clienti», risponde Rüthemann, «abbiamo già implementato progetti molto innovativi. Un esempio significativo è una recente collaborazione avviata con Swiss Post, Bkw Fmb Energie Ag e la comunità di Ittigen, nei dintorni di Berna. Qui i partner del progetto stanno esplorando i modi in cui l’energia può essere impiegata in chiave innovativa e più sostenibile in un’area metropolitana in Svizzera. Il piano prevede una rete elettrica intelligente e una serie di applicazioni di veicoli ad alimentazione elettrica da gestire in modo intelligente». Le informazioni su questo progetto, segnala il country manager, si possono trovare online, sul portale www.inergie.ch.
«Oltre a progetti di questo tipo stiamo anche puntando su una maggiore efficienza energetica dei nostri clienti all’interno dei rispettivi data center, o nell’ambito delle catene di fornitura. Gib Services Ag di Utlikon, vicino a Zurigo, ha incaricato Ibm di progettare un nuovo datacenter con una nuova tipologia di impianto di raffreddamento: il calore disperso dalle macchine viene utilizzato per riscaldare una piscina pubblica. Il nuovo progetto ha permesso al data center Gib di risparmiare l’80 percento dei suoi consumi di energia rispetto agli approcci tradizionali. Un altro esempio è quello di Migros Ostschweiz, dove Ibm è riuscita a individuare i dispositivi ad alto consumo di energia nei punti vendita del cliente. Oggi, il cosiddetto ‘intelligent asset management’ fa risparmiare a Migros Ostschweiz milioni di franchi attraverso il monitoraggio dell’impiego di energia in corso di operatività dei negozi».
Alla base di una strategia così estesa c’è anche una profonda riflessione sulle conseguenze di lungo termine del cambiamento. Sulla necessità di non intervenire, nel contesto infrastrutturale, con misure puramente cosmetiche. Ma di introdurre elementi di trasformazione radicale, a cominciare dalla formazione di nuove competenze, nuovi skill lavorativi. Sono cambiamenti davanti ai quali è impossibile tirarsi indietro, perché nessuna nazione può rischiare di non essere al passo con le economie più evolute ed emergenti quando la crisi sarà finita, specie considerando l’impegno con cui gli Stati Uniti e molti paesi in Europa e Asia si stanno muovendo oggi. Nel futuro pianeta intelligente potrebbero emergere nuovi protagonisti, nuovi assetti competitivi. Molte rendite di posizione potrebbero trovarsi a essere minacciate. Ma avere paura del nuovo significa cedere al ricatto del vecchio e firmare, in cambio di una inutile e momentanea tranquillità, un biglietto di prima classe per un inesorabile declino.