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03.12.2011 in Attualità - keywords: inchiesta, previsioni

Il mondo nel 2012: fuori dall'Europa

Stati Uniti: politica dei tassi zero. Per quanto riguarda i Treasury bonds «va evidenziato innanzitutto che la Federal reserve sta supportando la parte lunga della curva e ha confermato che la politica dei tassi zero continuerà per molto tempo ancora», sottolinea Nicola Lafranchi, responsabile area mercati di Cornèr Banca, «al di là delle operazioni della Banca centrale statunitense, il rallentamento delle maggiori economie mondiali accompagnato dal continuo disindebitamento del settore finanziario, privato e industriale, porta con sé un effetto deflattivo rilevante». Non c’è quindi nessun rischio di inflazione, come peraltro segnalano le attese implicite nella differenza di corso fra i titoli inflation linked e quelli tradizionali a parità di scadenza. Ci sono invece conseguenze del deleveraging sulla economia reale, che Lafranchi sottolinea: «La riduzione dei bilanci delle banche provoca infatti una diminuzione della disponibilità del credito che, a sua volta, genera una contrazione nella crescita della domanda. In un contesto di sovracapacità produttiva, questi fattori avranno come effetto indiretto quello di supportare il mercato del reddito fisso, visto che i rendimenti saranno spinti verso il basso».

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Per quanto riguarda gli spreads di credito, secondo Lafranchi questi potranno tornare a livelli ‘normali’ solo quando le politiche di stabilizzazione/riduzione del debito saranno percepite come credibili da parte del mercato.

Giappone: incredibile ma vero. In questo contesto, il mercato dei titoli di Stato giapponesi continua a segnare tassi di interesse bassissimi a fronte di un debito pubblico esorbitante. «Sono detenuti in larga parte dalle famiglie e dagli istituzionali domestici. In un Paese con un tasso di risparmio elevato, tassi a breve pari a zero e deflazione questo è possibile», spiega Giovanni Rickenback, strategist di Pkb, «lungi dal subire un ‘contagio’ dalla crisi europea nel 2011, il terremoto e la successiva recessione, la crisi del debito sovrano in Europa e il rallentamento dell’economia mondiale hanno spinto gli investitori nipponici sui bond domestici», continua Rickenback. Nel 2011 l’investitore estero che ha puntato sui bond sovrani in yen ha evitato perdite in conto capitale e ha anzi messo a segno una notevole performance grazie al rialzo della valuta. «Continuare queste operazioni significa prevedere per il 2012 recessione nei Paesi sviluppati, aggravamento della crisi del debito in Europa, un’economia nipponica incapace di riprendersi. Considerando la sopravvalutazione dello yen e il fatto che il rapporto debito/Pil comunque è superiore al 200%, direi che è un rischio da non assumere», sintetizza Rickenback.

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Opportunità in Russia. In un portafoglio obbligazionario sovrano i bond dei Paesi emergenti non rappresentano la componente più rischiosa. «Questi Paesi sono diventati più robusti rispetto agli choc esterni, godono di economie in buona salute e di una minore dipendenza dai Paesi occidentali. In questo senso sono meno ‘esotici’ rispetto a qualche anno fa», ammette Patrick Cecconi, «permangono però aspetti normativi, di corporate governance e di profondità del mercato che rendono i bond emergenti ancora volatili». 

In ogni caso la Banca Julius Baer consiglia agli investitori di concentrarsi sui titoli sovrani in hard currency. «Le obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti potrebbero affrontare venti contrari nel breve termine, mentre gli spread offerti su alcuni prestiti in valuta forte hanno un rischio di correzione limitato e un potenziale di rendimento assoluto attraente. Pertanto consigliamo di sovrapesare questa classe di attivi», suggerisce il senior portfolio advisor della Julius Baer, «in Asia preferiamo le scadenze corte (massimo 2015) di emittenti sovrani o quasi sovrani, come Korea Finance Corp e China Resources Power». 

Le migliori opportunità di valore a medio termine secondo la Julius Baer sono nell’Europa dell’Est, «anche se per il momento restiamo prudenti, perché quell’area soffre del contagio della crisi dell’Eurozona». 

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A breve i mercati obbligazionari dell’Europa orientale resteranno più vulnerabili. «Durante l’estate abbiamo ridotto la nostra esposizione al segmento: l’economia russa rimane altamente dipendente dai prezzi del petrolio, che a nostro avviso vanno incontro a un calo; i paesi dell’Europa orientale sono orientati alle esportazioni e il loro principale mercato di sbocco è l’Europa occidentale, che dovrebbe registrare un rallentamento della crescita a breve termine. Siamo poi particolarmente negativi su Ucraina e Ungheria», nota Cecconi. Dove sono allora le opportunità? «Nei Paesi che hanno una banca centrale indipendente in grado di intervenire iniettando liquidità in caso di necessità, come Polonia e Russia». Banca Julius Baer suggerisce emittenti corporate, ma quasi sovrane con bilanci solidi, molta liquidità e limitate necessità di rifinanziamento e scadenze medio corte (massimo 2015-16). Qualche nome? Pko Bank Polski, Sberbank o Gazprom. 

America Latina: positivi sul Brasile. «Vale la pena di esporsi al Brasile acquistando debito brasileiro in valuta forte - ne esistono anche denominate in franchi», consiglia Patrick Cecconi di Banca Julius Baer. Dopo aver superato una fase prolungata di debolezza, i prezzi dei titoli obbligazionari latinoamericani hanno registrato una temporanea flessione a settembre. Il ribasso è stato consistente, ma di breve durata e a ottobre la maggior parte delle emissioni ha recuperato il terreno perso grazie alle robuste prospettive delle economie nazionali, all’ottima redditività delle società locali e ai tagli dei tassi effettuati da alcune banche centrali della regione per contenere il rischio di recessione. Banca Julius Baer consiglia alcuni corporate bond quali Bndes, Banco Bradesco, Votorantim, Itaù Unibanco e Odebrecht.

 

 



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