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20.11.2011 in Attualità - keywords: inchiesta, professioni, ingegneria

A corto di ingegneri

In un’economia centrata sull’innovazione e basata su una solida tradizione industriale non possono mancare gli ingegneri. Eppure i neo-laureati nei Politecnici federali e nelle Scuole universitarie professionali sono inferiori per numero alla richiesta. Una minaccia per la competitività delle imprese elvetiche, che si cerca di scongiurare aumentando il numero di giovani, soprattutto donne, che vogliono intraprendere questa carriera.

di Giulia Telli

Non c’è niente da fare: la Svizzera rimarrà sempre un ‘Sonderfall’. Mentre in Europa infuria la disoccupazione anche fra i giovani laureati, in Svizzera la mancanza di laureati in ingegneria è considerata talmente grave da ridurre le prospettive di crescita e la concorrenzialità economica del Paese. 

Mancano ingegneri civili, informatici, e perfino per un settore in veloce espansione, nel quale la Svizzera ha una leadership tecnologica, come le energie alternative, «le prospettive sono frenate dalla mancanza di ingegneri», sottolinea Giovanni Pedrozzi, presidente dell’Associazione studi di ingegneria e architettura ticinesi (Asiat).

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Parliamo di ingegneri, ma più in generale quelle che mancano sono «figure professionali tecnicamente capaci di adattarsi a situazioni molto variabili e in veloce mutamento», spiega Giambattista Ravano, direttore del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi, «vi è penuria di ingegneri giovani e meno giovani che sappiano portare concetti di innovazione di prodotto, processo e mercato. E non a caso si registra un deficit di creatività legato anche alla capacità di fare impresa».

Il deficit di competenze si unisce quindi, soprattutto in Ticino, «con un relativo deficit di imprenditorialità, e la mancanza di persone che rischiano e investono energia nella creazione di valore ha un diretto impatto negativo sulla competitività di un’economia», ammonisce Ravano.

La penuria di ingegneri, in Ticino come in Svizzera, genera una significativa perdita di prodotto interno lordo: «Gli studi d’ingegneria», afferma Giovanni Pedrozzi, «faticano a coprire il mercato ticinese: non siamo quindi motivati nella ricerca di altri mercati. Al tempo stesso si registrano ritardi nei progetti e vi sono ditte che hanno difficoltà a investire in Ticino, proprio a causa della mancanza di personale qualificato».

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Un ruolo nella società del futuro. L’ingegnere riveste un ruolo cardine all’interno degli attuali e futuri scenari geografici, sociali ed economici: è grazie al suo ingenium che potranno essere risolte le principali sfide legate ai nuovi megatrend, ossia le dinamiche globali che stanno cambiando e cambieranno il mondo. Come riporta una pubblicazione della Società svizzera degli ingegneri e degli architetti, “senza il lavoro degli ingegneri, donne e uomini, la nostra vita odierna non sarebbe pensabile. Traffico, energia, acqua, comunicazioni, costruzioni sicure e confortevoli; dietro a tutto ciò c’è un ingegnere”.

Inventare soluzioni nuove per far fronte alle problematiche che affliggono il pianeta e la sua popolazione è compito pertanto dell’ingegnere. «Si pensi alla mancanza di risorse energetiche, alla crescente richiesta di sistemi di cura tecnologicamente avanzati a prezzo contenuto, ai problemi di nutrizione di molta parte della popolazione mondiale, alla ricerca di un nuovo equilibrio tra spostamenti e attività sociali e professionali». Sono questi solo alcuni degli esempi che Ravano evidenzia quali necessitanti del know how e della creatività degli ingegneri. 

Nessuna delle grandi sfide con le quali il nostro sistema sociale, tecnico, economico ed istituzionale è e sarà confrontato potrà dunque prescindere dal concorso delle conoscenze e della creatività degli ingegneri e dei tecnici in generale. Questo soprattutto perché, come nota Siegfried Alberton, professore al dipartimento di Scienze aziendali e sociali della Supsi e responsabile del Centro di competenze ‘Innovazione, impresa, imprenditorialità’, «le sfide di oggi e domani si trasformano in altrettante opportunità grazie al gioco congiunto di molteplici discipline, conoscenze e competenze non solo tecniche. Le maggiori innovazioni nascono proprio alle frontiere delle discipline attraverso un efficace ed efficiente processo di contaminazione incrociata».

Quello che servirebbe è un ingegnere ‘nuovo’, ‘olistico’, che non si limiti a risolvere gli aspetti tecnici di un problema, ma che sia in grado di impostare la questione in termini nuovi e di interfacciarsi con le attività a valle della progettazione e quindi abbia competenze multidisciplinari in campo economico, sociale, di marketing e comunicazione. «L’informatica, ad esempio, essendo utilizzata in contesti diversi», puntualizza Ravano, «necessita di competenze multidisciplinari. Allo stesso modo qualsiasi prodotto dell’ingegneria ha un elevato grado di complessità sia insito nel prodotto sia nel suo utilizzo, che deve forzatamente tener conto degli aspetti economici, del contesto sociale, della psicologia dell’utente e dell’integrazione con altri prodotti». La complessità dei compiti sottoposti agli ingegneri, le cui soluzioni implicano un approccio sempre più interdisciplinare, generano nelle imprese la richiesta soprattutto di figure che operino come dei generalisti capaci di collaborare con specialisti di altri settori. 

Eppure agli occhi delle nuove generazioni queste motivazioni non sembrano essere sufficienti per mettersi in gioco optando per questa professione. O forse, più semplicemente, le valide e diversificate opportunità che una carriera ingegneristica offre oggi non sono ancora sufficientemente comunicate ai giovani. 

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Le opportunità di carriera. «Chi decide di intraprendere questo percorso professionale», afferma Nicola Nembrini, vicedirettore dell’Ordine ingegneri e architetti del Canton Ticino (Otia), «si trova di fronte a tre vantaggiose possibilità: la scelta di una specializzazione tecnica, la conduzione di progetti sempre più importanti quale project manager o la conduzione e gestione di personale come manager aziendale». Questi profili sembrano in grado di appagare l’individuo sia sul piano economico sia su quello personale di accrescimento professionale: «ad esempio, il ruolo del project manager», prosegue Nembrini - è di strategica importanza all’interno di un’azienda e colui che lo riveste può senz’altro sentirsi gratificato professionalmente».

Sul piano economico, «a seconda dei settori professionali e dei ruoli ricoperti un ingegnere dipendente, in Ticino, può partire da 50-70mila franchi annui e superare i 150-170mila. Per carriere, invece, da professionisti indipendenti proprietari o co-proprietari di studi, il salario può crescere ulteriormente fino a cifre anche decisamente superiori, dipendenti ovviamente sempre dal settore, dalla struttura aziendale e dall’ambito economico», continua Nembrini.

Le motivazioni di una perdita dell’attrattività della professione d’ingegnere nelle giovani generazioni, quantomeno nell’ambito dell’ingegneria civile e informatica, che meglio di altre si prestano a un indirizzo imprenditoriale, non sono quindi da ricercare né in salari insoddisfacenti né nelle scoraggianti opportunità di carriera, ma altrove. 

A questo proposito Nicola Nembrini sostiene che «in Svizzera l’assenza di normative chiare che definiscano la professione di ingegnere e la mancanza di una legge federale sugli architetti e gli ingegneri determinano una non trasparenza sul mercato, fattore che comporta una serie di svantaggi, tra cui la perdita di interesse nei confronti della professione di ingegnere». 

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Perché mancano gli ingegneri. Tuttavia, l’immagine dell’ingegnere chiuso nel suo laboratorio senza contatti con il mondo esterno è stata per anni imperante nell’immaginario collettivo e ancora oggi, come sostiene Giovanni Pedrozzi, «l’ingegnere che lavora nel Canton Ticino viene spesso considerato una persona cupa e poco sociale, nonostante i nuovi percorsi professionali stiano fortunatamente cercando di svecchiare questo stereotipo, non più corrispondente alla realtà e molto penalizzante per l’attrattività della professione. L’interesse dei giovani si orienta quindi verso profili professionali più moderni quali l’ingegneria dei materiali o la meccanica. Tuttavia questi colleghi, una volta formati, non tornano in Ticino, perché a sud delle Alpi le opportunità di lavoro in questi settori sono scarse».

L’origine di questa penuria di ingegneri è principalmente di ordine strutturale: «Ci siamo abituati a diminuire il rischio e a faticare poco per avere comunque molto», asserisce Giambattista Ravano, «e fino a quando l’attrattiva del posto fisso a basso sforzo - sia mentale sia fisico - e la certezza di un guadagno sufficiente a permettersi il necessario e il superfluo continuerà ad essere un modello imperante e auspicabile nella società odierna, sempre meno giovani opteranno per una professione ad alto contenuto di produzione intellettuale e rischio imprenditoriale che richiede anni di studio, come la carriera ingegneristica».

Secondo Nicola Nembrini, «i giovani scelgono vie più facili nel mondo del lavoro e piuttosto che dedicarsi ad un percorso formativo più impegnativo nell’ambito delle scuole di ingegneria preferiscono uno stipendio più modesto e un lavoro meno qualificante, ma sicuro ed immediato». 

Del resto si rispecchia a livello più alto un problema che è noto da tempo nell’ambito dell’apprendistato. I giovani schivano i lavori ‘industriali’ o ‘tecnici’, preferendo quelli che un tempo erano chiamati ‘di concetto’. «Non è un caso», rileva Daniele Lotti, «che nell’apprendistato ci siano più posti vacanti nel settore industriale e dell’artigianato che negli altri settori».

A dirlo sono le statistiche del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport del Cantone, e in particolare i dati delle campagne di collocamento a tirocinio degli ultimi tre anni. Nel 2008 i posti messi a disposizione dalle aziende ticinesi sono stati 3.109, mentre quelli non assegnati sono stati 146, 134 dei quali appartenevano ad aziende industriali o dell’artigianato. Anche nel 2009 a rimanere liberi in tutto sono stati 94 posti e 85 di questi interessavano i rami dell’industria e dell’artigianato. Stessa cosa nel 2010: su 146 posti liberi totali, 134 erano quelli provenienti da aziende dell’industria e dell’artigianato. 

«Tuttavia», prosegue Daniele Lotti, «il nostro impegno oggi è profuso nel far capire ai giovani le opportunità offerte anche dal settore secondario, che negli anni passati è stato oscurato dal più remunerativo terziario. Oggi grazie a borse di studio e premi di incentivazione si cerca di alimentare un rinnovato interesse per l’apprendistato ad esempio nel settore della meccanica e metallurgia, e per far conoscere professioni ancora poco conosciute, ma di alto potenziale, come la meccatronica».

Un numero sempre maggiore di ingegneri è oggi assunto dal settore terziario: banche, assicurazioni, immobiliare, consulenza aziendale. «Gli ingegneri hanno metodi e approcci differenti nell’affrontare le varie problematiche», chiarisce Monica Gianelli, presidente di Swiss Engineering sezione Ticino, «per la stessa ragione i laureati in fisica con la loro preparazione statistica hanno trovato grande spazio nell’industria della finanza». 



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